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La condizione del genere umano sul
pianeta, all'esordio del terzo millennio, non è affatto
tranquillizzante.
I morti per fame e le persone
malnutrite invece di diminuire aumentano inesorabilmente.
L'ultimo rapporto Fao presentato a Roma
nell'ottobre dell'anno scorso, denuncia che i viventi a rischio di
vita per mancanza di cibo sono un miliardo e duecento milioni e che
contemporaneamente sono diminuiti drasticamente gli stanziamenti
internazionali per contrastare questo scenario avvilente. La
situazione non cambia, anzi si aggrava, sul fronte del riscaldamento
del pianeta come conseguenza dell'effetto serra causato dalle
emissioni nell'atmosfera di CO2.
I Paesi ricchi e quelli che lo stanno
diventando in modo rutilante e devastante, al recente vertice
planetario di Copenhagen hanno fatto sapere che non bisogna
disturbare il manovratore.
Il G2, una distillata e significativa
rappresentazione dei "potenti della terra" che comprende
solo Cina e Stati Uniti, si è riunito separatamente, prima del
vertice danese e ha sentenziato che l'attuale modello di sviluppo
globalizzato, energivoro, squilibrato e di rapina nei confronti dei
più poveri, non è negoziabile.
Conclusasi la riunione di Copenhagen
con un nulla di fatto, è stato convocato un nuovo vertice a Città
del Messico per la fine del 2010.
L'Europa dovrà fare i salti mortali
per presentarsi a questa data con una posizione più forte e
condivisa, per evitare di bissare la sostanziosa marginalità che ha
caratterizzato l'uscita danese (in ordine sparso) dei Paesi
dell'Unione.
Insomma, l'istantanea di come siamo
messi, e sotto diversi profili, è tutt'altro che rassicurante.
Eppure, un altro mondo è possibile;
basterebbe mettere a frutto quello che viene prodotto senza sosta per
l'interesse collettivo, per "il bene comune" diciamo noi,
superando l'esitazione per la promozione subliminale che ce ne viene.
In questo numero segnaliamo tre esempi
di "buone pratiche" differenti per la formazione e l'impegno dei
protagonisti di generazioni diverse, che operano in diverse realtà e
non si conoscono reciprocamente.
Costantino Colagrossi che partecipa
all'ultima parte sudamericana della Marcia Mondiale per la Pace
promossa dal Movimento Umanista e ci racconta la sua escursione
d'impegno, Mario (Dany) De Luca intervistato da Roberto Colella, da
decenni attivo a Roma nel contrasto della disabilità e della sua
cultura che, da Presidente dell'importante istituto Sant'Alessio, con
pochi, decisi e repentini interventi, ne ha risanato il bilancio
dissestato dalla cattiva amministrazione e Carmine Nardone che in un
colloquio con Antonello Nardelli, delinea una feconda e innovativa
prospettiva politica e culturale per ripensare al Mezzogiorno,
rifondandone la "Questione" sull'innovazione tecnologica e
l'originalità territoriale, ma soprattutto su una nuova etica
politica: quella della responsabilità individuale e comunitaria, da
sempre vilipesa nel Sud; anche in quello dove non imperversa la
malavita organizzata. Ci pare di poter riconoscere una stessa
fisionomia, umanissima e sfrangiata fra queste tre esperienze, alle
quali annettiamo la nostra, orientata dal convincimento che un altro
mondo sia possibile davvero e sarà frutto di un accanito e generoso
ottimismo della volontà, accompagnato senza compromessi e
disattenzioni dal pessimismo della ragione, ampiamente giustificato.
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