Il
Molise è una regione piena di stranezze.
Grande
quanto un quartiere di Roma, si presenta come un contenitore a presa
stagna dove tutto resta ovattato, dove il muro di gomma è più
spesso che altrove, e dove si tende a far passare il messaggio
propagandistico di un'isola felice a discapito di una realtà
preoccupante sotto diversi punti di vista.
Riassumendo,
la Bendopoli molisana può considerarsi la cartina di tornasole del
Belpaese.
Questa
storia ha inizio il 16 novembre 2009, quando un utente anonimo posta
su Youtube un video dal titolo allarmante, "Gomorra a Isernia",
che denuncia presunti smaltimenti illeciti nella discarica
provinciale di Tufo Colonoco, gestita dalla società Smaltimenti Sud
Srl di Antonio Lucio Valerio.
L'immondizia
viene ammucchiata anche nei punti in cui manca la coibentazione per
la raccolta del percolato che – a quanto dicono i contadini della
zona – a scadenze regolari viene riversato nella Vandrella, un
fiumiciattolo sottostante la discarica, che si unisce alla Vandra per
poi morire nel Volturno, il fiume più inquinato d'Italia, come lo
ha definito Roberto Saviano.
Nel
filmato compaiono operai al lavoro senza alcun tipo di protezione
anti-infortunistica e respiratoria, e si vedono camion che scaricano
sia balle compattate di talquale sia vetro, a dispetto della raccolta
differenziata portata avanti dai cittadini pentri.
Nel
finale di questi 2 minuti e mezzo di real-tv spunta un automezzo
della Vi.Ma (azienda dei F.lli Valerio) che trasporta e smaltisce
balle nere, nel senso che l'involucro esterno è di colore
scuro, il che renderebbe tutto più misterioso.
Il
primo a riprendere la notizia è il consigliere regionale del PD
Michele Petraroia, che presenta un'interrogazione all'Assessore
regionale all'ambiente Sandro Arco, chiedendo che venga accertata
la veridicità delle immagini. Si alza un polverone mediatico, la
notizia viene ripresa dall'Ansa, da Repubblica e dall'Espresso,
il video raggiunge le 5.000 visualizzazioni (ma da qualche settimana
Youtube lo ha censurato), la stampa locale si occupa dell'affaire
e il gestore dell'impianto minaccia querele.
La
faccenda sembra farsi seria, fino a richiedere l'intervento di una
delegazione di centro-sinistra guidata dal neo segretario regionale
del PD, Danilo Leva, e dai capigruppo D'Alete, Pangia, Ottaviano,
Bonomolo e Natalini. Il gruppetto annuncia a mezzo stampa, il 18
novembre, che tre giorni dopo si sarebbe recato in visita a Tufo
Colonoco per "controllare la situazione e tranquillizzare i
cittadini", e così il 21 novembre tutte le tv locali si
fiondano sul posto per seguire la delegazione e dare voce al gestore
dell'impianto, che dichiara una lunga serie di fanfaluche senza il
minimo contraddittorio.
"La
discarica smaltisce solo rifiuti solidi urbani".
In
realtà non solo il video dimostra che l'impianto gestisce anche
eco-balle, il cui conferimento in discarica era stato negato
dall'allora Presidente della Provincia Raffaele Mauro con
comunicato del 16 gennaio 2008, ma – come rivela l'Albo
Gestori Rifiuti – la Smaltimenti Sud Srl ha l'autorizzazione a
smaltire e trasportare (chissà dove…) una lunga serie di rifiuti
pericolosi tra cui: batterie al piombo esauste e di scarto;
tubi fluorescenti e altri rifiuti contenenti mercurio;
detergenti contenenti sostanze pericolose; legno contenente
sostanze pericolose; assorbenti, materiali filtranti, stracci
e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose.
Senza
considerare che persino alcune scorie di una multinazionale come
Veolia, che a Pozzilli gestisce l'inceneritore Energonut, finiscono
nell'impianto di Tufo Colonoco, nello specifico ceneri pesanti,
come riportato nella relazione di servizio del 1 luglio 2008
da una pattuglia della Stradale di Isernia.
"I
rifiuti provengono solo dalla Provincia di Isernia, ad eccezione di 4
comuni del casertano".
La
versione di un camionista che vuole restare anonimo è però
diversa:"I rifiuti arrivano non solo dall'alto Matesino, ma
anche da altre zone della Campania e persino dal Lazio". Ma c'è
di più, come denunciato dall'ex sindaco di Rionero Sannitico
Orazio Ciummo il 12 gennaio 2008:"Ogni
giorno camion carichi d'immondizia provenienti
dall'Abruzzo e diretti alla discarica di Tufo Colonico scaricano
rifiuti la cui natura è assolutamente sconosciuta."
La
notizia è riportata da caffemolise.com e di questo era a conoscenza
anche l'attuale sindaco di Isernia Gabriele Melogli, UDC.
"Non
c'è possibilità che il percolato danneggi le falde acquifere
perché l' acqua è a 200 metri di profondità".
Anche
questa affermazione è messa in discussione da alcune foto attestanti
infiltrazioni d'acqua a livello dei rifiuti. (vedi foto)
A
questo punto diventa opportuno delineare un quadro più generale
della situazione.
La
discarica di Tufo Colonoco nasceva negli anni '90, osteggiata dai
cittadini di Vandra (frazione di Forli del Sannio ubicata ai piedi
dell'eco-mostro), che protestarono fortemente contro chi,
all'epoca, si occupava di smaltimento rifiuti in maniera
indiscriminata, tanto da costringere la magistratura competente a
porre i sigilli all'impianto.
Due i
problemi principali: il miasma che si spandeva nell'aria e il
percolato che durante le giornate di pioggia colava a valle e andava
ad inquinare il corso d'acqua utilizzato dai contadini per irrigare
i campi.
Poco
importa quali fossero le gravissime conseguenze sulla salute, i
sigilli durarono qualche giorno appena e da allora la discarica si è
ingrandita a dismisura, grazie anche a confinanti che (s)vendono i
loro terreni: tra questi pare ci sia un esponente del neonato
"Comitato Vandra contro la discarica"…
Nel
2003 nasce un Consorzio Provinciale denominato "COPRIS Consorzio
di attività esterna", tra la Provincia di Isernia, il Comune
di Isernia e le quattro Comunità Montane della Provincia, per il
trattamento dei rifiuti.
Il
Presidente del Copris è il Presidente del Consiglio Provinciale,
quindi fino a qualche mese fa l'avvocato Raffaele Mauro e
attualmente il neo-eletto Luigi Mazzuto.
Il
Consorzio provvede al trasporto, al recupero, al riutilizzo, al
deposito temporaneo ed alla trasformazione dei R.S.U., oltre alla
realizzazione e gestione degli impianti necessari, come
si legge nello statuto, e tutto è in sinergia con
la Società Smaltimenti Sud Srl di Isernia
(il cui responsabile è Antonio Lucio Valerio), gestore
della discarica dove confluiscono i rifiuti di tutta la Provincia.
Da
statuto, il Copris dovrebbe occuparsi di tre cose in particolare,
vale a dire "attività di censimento e monitoraggio di aree
inquinate o a rischio di inquinamento", "pulizia e bonifica del
territorio" e "stesura dei piani provinciali per la
gestione ottimale dei rifiuti".
Per
quanto riguarda i primi due punti, lo scopo è nobile ma all'atto
pratico la situazione è ben diversa, come provano le decine di siti
dove avviene lo smaltimento illecito di rifiuti; riguardo al terzo
punto, invece, un piano provinciale esiste già, dal 2004 per la
precisione, ma non è mai stato attuato se è vero - come è vero -
che il 95% dei rifiuti della Provincia di Isernia finisce in
discarica.
Nel
2004 gli stessi amministratori molisani ammettono che "il valore
reale di raccolta differenziata è circa sette volte inferiore al
valore previsto dalla norma (decreto Ronchi) per il 2003",
ma prevale l'ottimismo perché "il Piano Provinciale ipotizza
che per l'anno 2008 si siano raggiunti gli obbiettivi di raccolta
differenziata previsti (35%)".
Nel
2010 non solo si è ancora lontanissimi dai valori normativi, ma si
sta anche continuando a permettere l'allargamento del sito di Tufo
Colonoco, nonostante la legge comunitaria e nazionale vada in
direzione ostinata e contraria.
Nel
POR Molise Valutazione ex ante Ambientale (versione del marzo
2003) si palesa "un'evidente difficoltà regionale a far
decollare la raccolta differenziata", e la
responsabilità sarebbe da ricercare nei "comuni di piccole e
piccolissime dimensioni per lo più ricadenti in territorio montano
con un'età media degli abitanti piuttosto elevata" che
rappresentano "i 2/3 della popolazione regionale".
Morale
della favola: la colpa è del nonno.
Balle
naturalmente, perché la vera ragione si cela dietro gli incassi che
la Regione e la Provincia possono ricavare dallo sfruttamento di un
buco nella terra in cui ammassare rifiuti: più la discarica si
riempie - non importa di cosa - più i soggetti coinvolti ci
guadagnano.
Infatti,
con L.R. n° 18 del 31 agosto 2004, la Regione Molise ha
disposto - a decorrere dal 1 gennaio 2006 - un tributo speciale per
il conferimento dei rifiuti in discarica, che va dai 10.6 € a
tonnellata per gli inerti ai 21 € per gli R.S.U., determinando –
in quest'ultimo caso – un ulteriore aumento di 10.50 € rispetto
al 2003, vale a dire un 100% in più. (vedasi Del. G.R.
1764, 6 dicembre 2005)
Se la
volontà politica è quella di guadagnare in base al quantitativo di
rifiuti conferito in discarica, diventa impossibile far partire una
raccolta differenziata seria, a prescindere da quanti anziani ci
siano in Molise.
Eppure,
nella Scheda di Rilevazione AIR Molise del maggio 2003, curata
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Formez e dalla
Regione Molise si legge che: "L'interramento dei rifiuti può
inquinare le falde acquifere e compromettere la qualità dei prodotti
agricoli, mentre le emissioni nell'atmosfera contribuiscono ad
aumentare la concentrazione di particelle altamente nocive per la
vita umana e vegetale."
Una
confessione in piena regola da parte delle più alte autorità
nazionali e regionali.
Del
report era a conoscenza anche l'ex Presidente del Consiglio
Regionale, Mario Pietracupa, che naturalmente si è cucito la bocca:
i danni che una discarica può fare sulla natura, sugli esseri umani
e sugli animali passano in secondo piano di fronte agli incassi che
la regione può ricavarne.
Ma
l'aspetto più inquietante del report, che mette a nudo la
fallimentare gestione economica del ciclo dei rifiuti molisano, è la
stima del danno ambientale derivante dall'emissione di ossidi di
zolfo, ossidi di azoto e articolato sospeso totale, sulla base di un
calcolo effettuato dalla CE nel 1996.
Moltiplicando
il costo unitario del danno ambientale per il numero delle tonnellate
di rifiuti speciali prodotti in Molise, e conferiti in discarica, si
è stimato che nel 2003 i cittadini molisani avessero pagato
costi indiretti (sulla salute e sull'ambiente) per
settantadue milioni di €.
Non
oso pensare a quanto ammontino oggi questi costi.
È
chiaro che il giochino della stima vale per il Molise così come per
le altre regioni, in cui un'industrializzazione più avanzata e un
tasso demografico più alto pesano in misura maggiore nel calcolo del
danno ambientale.
Fortuna
vuole che nel Belpaese si può crepare allegramente storditi da
mignotte e paparazzi.
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