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Autore: Fernanda Testa
Anno: 2007
Tante storie di disagio infantile, sociale e affettivo. Storie di sfruttamenti e maltrattamenti maturate in radicate condizioni di marginalizzazione economica e culturale. Tristemente i protagonisti sono i bambini. Piccole vittime a cui Fernanda Testa da voce, nel suo ultimo libro "I mendicanti bambini" edito da il Bene Comune.
Come già in precedenti lavori e quasi a palese testimonianza di un mai dismesso habitus mentale di educatrice, l'autrice focalizza la propria attenzione sui bambini, che qui propone in un caleidoscopio di immagini e situazioni, che ne fanno emergere, in controluce, i profili.
Piccole vittime, tutte accomunate da retrostanti storie di disagio sociale ed affettivo; storie che, richiamate con cenni quasi impliciti, ovvero analizzate con più diffusa ed ampia attenzione, fungono da scenario unificante.
Vera ed incontrastata protagonista, che permea di sé tutte le pagine, è la condizione di marginalizzazione economica e culturale - di singoli, di gruppi, di comunità etniche - dalla quale origina e trae costante alimento il fenomeno dello sfruttamento e della violenza perpetrati sui minori.
Animata da innata sensibilità umana, che spesso si traduce in sincera empatia, l'autrice propone la propria analisi scandendola in brevi episodi, frutto di esperienza diretta, di informazioni desunte da fatti di cronaca, di indagini condotte presso fonti attendibili; efficaci tessere di un mosaico non fine a sé stesso, come non fini a sé stessi - bensì utilizzati a mo' di rinforzo e di feedback - appaiono i richiami culturali cui Fernanda Testa fa, talvolta, ricorso.
Il suo, infatti, non può definirsi un, per quanto appassionante, esercizio sociologico e culturale.
E', al contrario, uno studio finalizzato a fornire l'abbrivio ad una più diffusa conoscenza del problema, volta a suscitare efficaci sinergie per la sua soluzione.
In questo sembra risiedere il punto focale del libro, come si evince dalle stesse parole dell'autrice nella postfazione; in questo risiede l'attualità dello studio, che - incentrato su di un fenomeno in rapidissima, preoccupante estensione - coinvolge, ad un tempo, responsabili politici e cittadini.
Li chiama in causa, in forme e misure diverse, a fornire risposte concrete, che non possono limitarsi alla sola codifica - tout court - di norme repressive; ma che, per contro, non possono trovare esito in emotività contingente, in "buonismo"estemporaneo, e - quel che è peggio - in permissivismo strumentale, che poco e male dissimuli ben altri interessi e motivazioni!
Questo aspetto, di più forte ed ampia valenza, diviene convincente opportunità di riflessione e conseguente dibattito, destinato a travalicare, enfatizzandone l'assunto sociale, la pagina scritta, che, sulla scorta di siffatto auspicio, affidiamo ai lettori. |