Il Bivio

Molise innevato

“Primm’ e Natal’ né fridd e né famm’, dop Natal’ fridd e famm'” (Prima di Natale né freddo né fame, dopo Natale freddo e fame), così recitava un detto che i contadini del mio paese ricordavano e citavano ogni qualvolta si parlava dell’andamento della stagione invernale.

Le previsioni dei contadini si avverarono perfettamente con l’avallo dei vari esperti delle previsioni del tempo, che tutti i canali della televisione trasmisero più volte al giorno. Dopo aver goduto una stagione di giornate confortate da sole e temperature miti, alla vigilia dell’Epifania, le temperature precipitarono di quasi quindici gradi in un sol giorno e la mattina di giovedì sei febbraio ci trovammo con la neve alle porte di casa. Per paura di restare bloccati nella casa di campagna, io e Anastasia facemmo appena in tempo a metterci in macchina e scappare verso la nostra casa di Caserta. Il Molise e la Campania, due regioni confinanti divise dal complesso montuoso del Matese, sono completamente diverse sia dal punto di vista climatico che del carattere dei propri abitanti. Ogni automobilista che, come me, per motivi di lavoro, ha fatto più volte il percorso che porta da Campobasso a Caserta o Napoli, conosce bene il punto dove c’è il passaggio dal clima esposto ai flussi meteorologici dell’Adriatico e dei Balcani e i flussi mediterranei. La dorsale appenninica, rappresentata dal complesso montuoso del Matese, ha il suo valico presso il Santuario di Castelpetroso se, per andare a Napoli Caseerta, si segue il percorso via Isernia Caianello, presso Pontelandolfi se si segue il percorso Campobasso via Benevento. La nostra permanenza presso la città di Caserta si prolungò fino al giorno ventidue gennaio a causa delle continue nevicate che si abbatterono sul Molise e su tutte le regioni del versante adriatico. Davanti al televisore e sul web seguimmo con commozione la sorte degli abitanti di quelle sfortunate regioni e degli ospiti dell’albergo Rigopiano, rimasti intrappolati e, in gran numero, uccisi proprio nel centro in cui avevano sperato di trovare qualche giorno di benessere. Sembrava una catastrofe biblica, dove un Dio senza misericordia aveva permesso che venisse tolta la vita a uomini e donne, risparmiando 4 bambini e una famiglia di 5 pastori tedeschi.

Nei giorni di permanenza a Caserta, incoraggiato da temperature basse ma senza precipitazioni e da strade pianeggianti, mi concessi lunghe passeggiate, rivisitando luoghi e incontrando persone che mi ricordavano il passato. Feci visita alla Clinica Villa Del Sole dove erano nati i miei tre figli e dove avevo conosciuto i colleghi Raffaele P. e Roberto L. che mi seguirono abbracciando la mia branca specialistica di Urologia. Roberto mi seguì anche a Campobasso; Raffaele operò per vari anni presso il reparto urologico di Caserta. Ambedue hanno raggiunto, da qualche anno, la casa del Padre. Visitai più volte la Chiesa di S. Agostino che, per me, aveva un forte richiamo per vari motivi. In quella chiesa erano stati battezzati Paola e Nunzio. Nell’Istituto magistrale omonimo, attiguo alla chiesa, aveva insegnato Anastasia nei primi anni dopo aver conseguito la laurea in lettere. Nella piazza antistante, la mia Ford Capri aveva atteso tante volte l’uscita della professoressa dal portoncino della scuola. In quella chiesa, in cui un grande crocifisso occupava un’intera parete dietro l’altare, era piacevole e rasserenante fermarsi e raccogliersi in preghiera accanto a un’antica immagine della Madonna. Seduto su uno scanno appartato, aspettavo l’amico Antonio P., compagno di liceo, che mi aggiornava sulle sorti e sulla salute dei pochi compagni di scuola rimasti in vita. Passeggiando per via Mazzini incontrai, dopo ben 65 anni Nicola C., mio compaesano e compagno fin dalle scuole elementari che aveva fatto parte del gruppetto di scolari che ogni mattina raggiungeva a piedi la città di Caserta dove ci aspettava l’istituto Pietro Giannone.

Fu bello e interessante apprendere da lui le vicissitudini di tanti compagni di scuola dopo anni di assenza dalla mia terra. Presso la Curia vescovile incontrai Don Valentino, parroco del mio paese molto colto ed esperto in Scienze bibliche. Ebbi il piacere di salutare il famoso giornalista Luigi F., figlio di Angelo, mio compagno di banco alle scuole elementari. Lui gi mi invitò a partecipare alla cerimonia del premio Buone Notizie.
Sabato 21 gennaio, presso la biblioteca del Seminario Vescovile di Caserta alle ore 16, partecipai alla nona edizione del premio “Le Buone Notizie”, organizzato dall’Associazione Stampa di Caserta, dall’UCS della Diocesi e da Scriveremo, ideato, sostenuto e presieduto, fin dalla prima edizione dell’anno 2009, dal giornalista attualmente componente della Unione Cattolica Stampa Italiana e redattore di TV 2000, dottor Luigi Ferraiuolo. Buone Notizie Civitas Casertana, ai premiati consegna una piccola scultura ideata dal sacerdote artista Battista Marello, ispirata al disegno inciso sulla lastra tombale del vescovo Azzone (1287- 1310), collocata nel transetto della cattedrale di Caserta Antica. La piccola scultura bronzea, che rappresenta la Casa Hirta medioevale con mura, campanile e la scritta Civitas Casertana, ogni anno premia la lealtà e la professionalità degli operatori dell’informazione che hanno annunciato e commentato verità, al corretto servizio della pubblica opinione. Per il 2017 i premiati furono: Padre Federico Lombardi, direttore emerito della Sala Stampa Vaticana e di Radio Vaticana, presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger. Safiria Leccese, giornalista laureata in Giurisprudenza, aveva collaborato con vari giornali, tra i quali la Voce di indro Montanelli,la Repubblica, il Tempo; dall’anno 2015 era conduttrice de «La Strada dei Miracoli» su Rete 4. Era autrice del libro “La Strada dei Miracoli: quando lo straordinario irrompe nell’ordinario”. Eric Jozsef, corrispondente dall’Italia del quotidiano francese «Liberation»; era autore di vari libri, tra cui: Main basse sur l’italie.

Dall’anno 2002 al 2004 era stato presidente dell’Associazione della stampa Estera in Italia. Arturo Mari, «il fotografo del Papa», l’uomo dai milioni di scatti in 55 anni al seguito dei Pontefici. “Per 27 anni all’ombra di un santo” come egli ricordò, riferendosi al Pontificato di Giovanni Paolo II. Fu premiato anche l’imprenditore Ernesto Pellegrini che, con il ristorante della misericordia «Ruben» a Milano, donava circa 500 pasti al giorno, a un euro a pasto. Un aiuto per chi è solo temporaneamente povero a causa della crisi economica. Buone notizie premiò anche gli Istituti Comprensivi di Macerata Campania e Marcianise con i loro alunni-reporter a caccia della natura da salvare dagli inquinatori.
Domenica 22 gennaio facemmo ritorno alla casa di Campobasso. Lasciammo la città di Caserta in una giornata di sole, anche se molto ventosa. Al valico di Pontelandolfi il clima molisano si annunciò con la temperatura che, dagli otto gradi C° di Caserta, calò a 3 gradi con un cielo grigio e nuvole basse foriere di pioggia e nevischio. Arrivati a Campobasso, trovammo una città con le strade percorribili ma con grossi e ingombranti cumuli di neve ai due lati. Riuscimmo a riporre la macchina in garage perché la neve era molle per la pioggia abbondante che continuò a cadere per altri due giorni. All’interno le camere erano freddissime, per cui dovemmo accendere sia il riscaldamento a gas, sia il camino che la stufa a pellet. A sera, per non restare assiderati nel letto, dovemmo ricorrere anche a due borse calde.

I giorni seguenti, la temperatura poco al di sopra dello zero e una fitta nebbia, mi fecero riflettere sul mi percorso di vita e, ancora una volta, mi posi la domanda: ” Ne valeva la pena! Era proprio vero. Dalla vita non si può avere tutto. Avevo raggiunto la meta, ma quanto mi era costata! Avevo perso radici e rapporti con parenti e amici, Io che da giovane ero abituato a vivere in un clima mediterraneo, ero costretto da vecchio a subire un clima freddo che accentuava le mie patologie. Da giovane avevo abitato in una casa sul corso principale della mia città a 200 metri dalla Reggia, da vecchio vivevo in una casa isolata che ogni inverno mi creava problemi di interruzione di telefono e spesso anche di energia elettrica e, in caso di nevicate, per uscire doveva intervenire lo spazzaneve, Al bivio della vita avevo imboccata la strada più difficile. Quanto mi è costata questa scelta!
Per uscire dallo stato di malinconia e nostalgia per la mia terra appena lasciata, ricorsi all’aiuto del mio ospedale con i suoi malati e il personale, che era diventato per me un grande supporto psicologico, per la stima e l’affetto che mi donava. Su questo piatto della bilancia dovevo contare per non impazzire a rimpiangere quanto avevo lasciato. Il mio lavoro in Molise mi era costato caro, ma aveva realizzato e dato senso alla mia vita.

Giovanni Sparano6 Posts

Nato a Caserta l’11/3/1938. Si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Napoli in data 21/12/1963. E’ specializzato in Urologia e Nefrologia. Ha fondato e diretto il reparto di Nefrodialisi dell’Ospedale Civile di Campobasso, dove ha rivestito la carica di primario per ventitrè anni (1980-2003). Ha promosso la nascita della dialisi peritoneale a domicilio e di centri dialisi in tutti gli Ospedali della Regione Molise, che ha diretto e coordinato per oltre dieci anni. E’ autore dei libri: Donazione, Prelievi e Trapianti (OMC Campobasso 2008), Nascitadi un reparto (Tipografia l’Economica, settembre 2010), Destinazione Molise (Il Bene Comune, novembre 2010), La Persona e il Creato al centro della Cura (Il Bene Comune, febbraio 2012), Percorsi di Vita (Tipografia L’Economica, gennaio 2013).Dono per Amore (Tipografia l’Economica, settembre 2014). Attualmente è Presidente A.M.C.I. Regione Molise

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