Stop al C.E.T.A.: un accordo commerciale che mette a rischio diritti civili, qualità del cibo e ambiente

ceta

Sinistra Italiana chiede al Governo di sospendere il procedimento di ratifica del Trattato UE – Canada e presenta in Senato una questione pregiudiziale di costituzionalità

Cos’è il CETA: dopo 8 anni di trattative Unione Europea e Canada hanno definito il testo di un accordo commerciale globale denominato “Comprehensive Economic and Trade Agreement” (CETA) finalizzato ad abbattere progressivamente le barriere tariffarie e non tariffarie che attualmente regolamentano gli scambi di merci e servizi fra le parti. Oltre all’azzeramento di circa il 90% dei dazi doganali, l’Accordo prevede anche una progressiva standardizzazione delle regole in materia sanitaria, di tutela dell’ambiente e di protezione della qualità attualmente vigenti sulla produzione e sul commercio dei beni scambiati. L’Accordo è stato già sottoscritto dai Paesi membri dell’UE, ma deve essere ratificato dai Parlamenti nazionali. In Italia l’iter è già iniziato in Senato, con l’esame in Commissione Esteri del disegno di legge n. 2849 ed è evidente intenzione del Governo di comprimere il dibattito nel merito ed arrivare quanto prima al voto in Assemblea, con la fissazione ad oggi, 21 giugno, del termine per la presentazione degli emendamenti.

I rischi di una competizione asimmetrica: l’Accordo pone sullo stesso piano competitivo sistemi economici notevolmente differenziati, a partire dalla scala dimensionale delle imprese e dalle regole in materia di ambiente, salute e diritti del lavoro, tenuto conto che, utilizzando il CETA, potranno accedere senza barriere al mercato europeo anche le filiali canadesi delle imprese statunitensi (circa 40.000, con tutte le principali multinazionali). Secondo uno studio realizzato dall’università canadese di Tuft, l’impatto economico del CETA sui Paesi coinvolti condurrà ad una perdita complessiva di circa 230.000 posti di lavoro e a una severa compressione salariale, con una particolare rilevanza per queste conseguenze sulla Francia e sull’Italia. Le pressioni competitive esercitate dal CETA sulle imprese saranno trasferite sui lavoratori e, in alcuni settori, a farne le spese sarà la sopravvivenza delle piccole aziende, ben più presenti nel tessuto economico europeo.

Le conseguenze sul comparto agroalimentare. E’ il settore dove la diversità dimensionale e di regolamentazione a vantaggio delle imprese nordamericane è più evidente. L’abbattimento dei dazi rischia di avere conseguenze devastanti per l’agricoltura italiana, in particolare per il settore cerealicolo e zootecnico, e preoccupanti sono anche le possibili conseguenze regolamentari. La previsione del Trattato di ricondurre in ambito arbitrale le misure considerate lesive della libera concorrenza, può avere conseguenze dirette sulla regolamentazione degli OGM, ben più severa in Europa, sulle misure sanitarie, con diversi prodotti chimici e ormonali vietati in Europa e liberamente utilizzati in Canada, sulle regole di etichettatura, con il governo canadese che ha già comunicato di non gradire le recenti disposizioni italiane in materia di etichettatura di origine della pasta. Per quanto concerne i prodotti a denominazione d’origine il Trattato prevede la salvaguardia di 41 indicazioni geografiche italiane (DOP e IGP), con la conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247 denominazioni italiane già registrate.

Il sistema di risoluzione delle controversie: Il CETA include un sistema di risoluzione arbitrale delle controversie che dovessero insorgere in materia di investimenti, cosiddetto Investment Court System (ICS). In pratica si tratta di un sistema legale parallelo ed estraneo al diritto ed alle istituzioni giuridiche europee che consente ai grandi investitori esteri di chiedere compensazioni finanziarie qualora si ritengano danneggiati nei loro profitti da leggi o misure di regolamentazione introdotte a livello nazionale. Un collegio arbitrale estraneo all’ordinamento giudiziario del nostro Paese e sollecitato da interessi economici di grande rilievo potrebbe quindi essere chiamato a giudicare disposizioni approvate dal Parlamento, dal Governo e anche di natura amministrativa, con evidente violazione del principio di sovranità nazionale e dell’ordinamento giudiziario previsto dalla Costituzione. In questo il CETA rappresenta davvero un passaggio epocale, di evidente rilievo costituzionale, che evidenzia in quale misura le procedure democratiche e le istituzioni nazionali siano considerate un intralcio alla globalizzazione.

La posizione di Sinistra Italiana: gli accordi di libero scambio non possono essere utilizzati per mettere in discussione diritti fondamentali attinenti al lavoro, all’ambiente, al principio di precauzione e la stessa rilevanza delle istituzioni democratiche consolidate negli Stati nazionali. I diritti civili, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile devono essere il riferimento fondamentale degli accordi bilaterali e multilaterali che il nostro Paese e l’Unione Europea intendano sottoscrivere con i Paesi avanzati e in via di sviluppo, come sostiene il documento unitario sottoscritto dalle Associazioni che hanno costituito il coordinamento STOP CETA. I senatori e i deputati di Sinistra Italiana chiedono quindi al Governo di sospendere il procedimento parlamentare di ratifica dell’Accordo CETA, di avviare una fase di studio e verifica approfondita dell’impatto economico e sociale dell’Accordo e hanno depositato oggi, in Senato, una questione pregiudiziale di costituzionalità incentrata sulla evidente violazione del dettato costituzionale e della sovranità nazionale rappresentata dall’eventuale introduzione, prevista dal Trattato, del sistema ICS di risoluzione arbitrale delle controversie. Una questione di costituzionalità di analogo contenuto è stata presentata anche in Francia ed i medesimi contenuti animano in questi giorni la mobilitazione europea di sindacati ed associazioni che intendono sostenere con forza un’altra prospettiva della globalizzazione.

Fonte Anna Spina Coordinatrice Provinciale di Sinistra Italiana

 

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