Siamo un esercito invisibile!

combatti il cantro

Il giorno 13 ottobre su fb suscitò il mio interesse uno scritto del signor G.D.V. perché, come malato affetto dal cancro, aveva avuto un comportamento simile al mio, sul modo di lottare contro il male. Aveva scritto: “Ho sempre creduto che nel combattere contro chi è più forte di te, conviene non stare al suo gioco, meglio difenderti, senza perdere la serenità, è come una partita a scacchi.
In certi momenti ti cade il mondo addosso, meglio cercare di mettere la testa fuori dalle macerie, trovare un pò di fiato, che lasciarsi travolgere da questa malattia, mai nascondersi o isolarsi da tutto e da tutti. Chi direttamente, chi attraverso una persona cara, ha avuto a che fare con queste esperienze di vita, siamo un esercito invisibile. Molti si nascondono, quasi ne hanno vergogna, tanti ce la fanno e non ne parlano, fanno notizia solo quelli che vengono sconfitti.  Ho conosciuto il dramma di questo male, con mio padre, dieci anni più tardi è toccato a me, subito dopo a mia sorella. Mio padre mi ha insegnato molto, ci facevamo coraggio a vicenda, spesso non servivano parole.

La prima volta, quasi per caso, era il 1998, mi sono accorto di avere un cancro e ho subito interventi chirurgici mutilanti, ho perso anche un rene. Il cancro era stato asportato, le statistiche di vita, non dicevano che sarei vissuto molto a lungo, ma cosi non è stato. Il tempo è passato, con la cancrite, la paura che il tumore tornasse ancora. Questo ha cambiato il mio pensiero di vita, in un certo senso me l’ha fatta apprezzare di più. Non ho fatto pensieri o investimenti alla lunga, mi mantenevo sul sicuro, vivevo guardando il futuro, anno dopo anno e questo mi ha permesso di non fare passi falsi. Ad oggi sono passati lentamente 18 anni, ho dovuto fare quasi tutto da solo, chiunque si sentiva impotente. Nei primi  tre anni ho visto il mondo dalla finestra di una mansarda e dallo schermo di un pc, continuando comunque a svolgere il mio lavoro. In questi casi viene a mancare una figura importante, l’assistenza continua, un medico, uno psicologo; mentre si naviga nel buio, diventa tutto più difficile, la forza la trovi dentro di te. Grazie a Dio ho ritrovato Lui.

La fede  mi ha aiutato molto, ho vissuto con serenità, anche se sentivo il cancro con il fiato alle spalle e in cuor mio gli parlavo. Di lui non ho paura, sono sceso ad un patto, uno senza l’altro non avrebbe ragione di esistere. Oggi a distanza di 19 anni, lo tocco di nuovo con le mani, sento la sua presenza dentro di me e mi sto difendendo, senza alzare la voce. Ho vinto tante battaglie ma la guerra continua, sento che vincerò anche questa volta. Oggi i tempi sono cambiati, la scienza ha fatto progressi, ci sono medicine che lo tengono a bada, non si avvicina più di tanto. È tutto un gioco di mente, la volontà e la fiducia, sono ingredienti che arricchiscono la potenza della medicina e poi ho sempre con me il buon Dio”.

Anche se ogni persona e ogni tipo di tumore è un caso a sé, condividiamo  la forza di volontà, l’ottimismo e la fede dell’amico che, con il suo scritto, ha voluto  consigliare a tutti noi di non abbandonare la lotta, di aver fede e di non perdere mai la speranza. Il giorno 20, puntualmente anche io mi  presentai al day hospital oncologico del mio Ospedale, per praticare l’ottava seduta di chemio. Ebbi come compagni di sala due giovani che, in seguito alla chemio, avevano perduto i capelli. Anche se loro cercavano, con battute di spirito, di nascondere la paura di non riuscire a vincere la lotta contro il nemico  che da anni li costringeva ad una vita dal futuro incerto,  dai loro occhi e dai sorrisi mesti e rassegnati,  traspariva l’insicurezza. Seduto nella poltrona accanto, mi tenne compagnia un signore di circa cinquanta anni, affetto da morbo di Hodgkin in fase avanzata con metastasi ossee molto dolorose.

Mi commosse per la sua storia di persona scampata alla morte per un episodio di anemia emolitica che, nella fase avanzata, lo aveva costretto a trasfusioni di sangue ripetute. Certamente sarebbe morto se un luminare di Roma non avesse consigliato l’asportazione della milza. Mi dispiacque lasciarlo solo per aver finito la mia seduta,  mentre lui, seduto su una poltrona  poco idonea ad accogliere le sue vertebre attaccate dal male, restava nella sua solitudine di ultimo paziente in sala. Restare soli in una  stanza di ospedale, mentre nelle tue vene scorre un farmaco aggressivo, mette il freddo  in tutto il corpo ed è uno di quei momenti in cui ti senti solo e non hai alcun privilegio se non la sorte, E’ allora che riemergono le incertezze sul tuo domani e  apprezzi molto di più la vita trascorsa; è in quei momenti  che vengono in mente le cose che non hai fatto e subentra la paura che il tempo finisca. In quei momenti solo una preghiera al Signore può darti sollievo e darti la forza di reagire. Solo Lui, che non toglie il male ma nel dolore ti sta vicino, quando ti senti debole e solo e stai per rinunciare alla lotta, ti può  infondere nuova energia e speranza.

Alla vista di mia moglie che, con il solito sorriso mi aspettava per accompagnarmi a casa, mi sentii fortunato di sentirmi abbastanza  bene, dopo cinque ore di  terapia e di non essere solo.

Giovanni Sparano6 Posts

Nato a Caserta l’11/3/1938. Si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Napoli in data 21/12/1963. E’ specializzato in Urologia e Nefrologia. Ha fondato e diretto il reparto di Nefrodialisi dell’Ospedale Civile di Campobasso, dove ha rivestito la carica di primario per ventitrè anni (1980-2003). Ha promosso la nascita della dialisi peritoneale a domicilio e di centri dialisi in tutti gli Ospedali della Regione Molise, che ha diretto e coordinato per oltre dieci anni. E’ autore dei libri: Donazione, Prelievi e Trapianti (OMC Campobasso 2008), Nascitadi un reparto (Tipografia l’Economica, settembre 2010), Destinazione Molise (Il Bene Comune, novembre 2010), La Persona e il Creato al centro della Cura (Il Bene Comune, febbraio 2012), Percorsi di Vita (Tipografia L’Economica, gennaio 2013).Dono per Amore (Tipografia l’Economica, settembre 2014). Attualmente è Presidente A.M.C.I. Regione Molise

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