Catalogna: l’indipendenza sospesa

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intervista con Adriano Cirulli e Steven Forti

In esclusiva, per i nostri lettori, uno stralcio dell’intervista a cura di Nicola Tanno pubblicata sul numero di novembre de Il Bene Comune, tra qualche giorno in edicola

di Nicola Tanno

La Spagna sta vivendo la sua più grande crisi politica dalla fine del regime franchista. Il referendum per l’indipendenza organizzato dal governo della Catalogna e non riconosciuto dallo Stato, la repressione che ne è seguita e la dichiarazione unilaterale d’indipendenza annunciata dal presidente catalano Carles Puigdemont, per quanto sospesa, fanno temere uno scontro i cui esiti appaiono incerti. Per parlare del processo indipendentista catalano e dei suoi sviluppi, nei giorni immediatamente successivi al referendum del primo ottobre (di questo va tenuto conto perché i fatti occorsi in queste settimane hanno superato alcune delle tesi qui riportate), abbiamo parlato con due ricercatori che da anni studiano queste tematiche, Adriano Cirulli e Steven Forti. Adriano Cirulli è dottore di ricerca presso l’Università di Roma La Sapienza con la tesi “Etnonazionalismo e globalizzazione. Cultura, istituzioni e ideologia nel discorso politico nazionalista in Scozia, Irlanda del Nord, Catalogna e Paesi Baschi” e insegna presso l’Università Internazionale Telematica Uninettuno. Steven Forti è ricercatore presso l’Instituto d’História Contemporânea dell’Universidade Nova de Lisboa (UNL) e professore a contratto presso l’Universitat Autònoma de Barcelona (UAB). Ha recentemente pubblicato “El proceso separatista en Cataluña. Análisis de un pasado reciente”.

Il 1º ottobre più di due milioni di persone hanno votato in quello è stato definito come un referendum per l’indipendenza della Catalogna. Tuttavia secondo alcuni si è trattato solo di una mobilitazione popolare mentre per il governo spagnolo, addirittura di un tentativo di colpo di stato. Possiamo parlare di referendum con effetti vincolanti?
Cirulli: Ho fatto parte del gruppo di osservatori internazionali e in questa veste dico che, seppur il conteggio dei voti è stato regolare, la repressione e gli ostacoli posti dallo Stato non hanno consentito quella condizione di normalità che permetterebbe al Governo catalano di dichiarare l’indipendenza in maniera automatica. Cosa è stato dunque? Dipende dagli attori in campo. Per molti si è trattato effettivamente di un referendum e questo bisogna tenerlo in considerazione. Altri hanno votato in reazione all’enorme assetto antisommossa mosso dallo Stato pur non essendo indipendentisti, come una forma di reazione democratica. Di certo non si è trattato di un golpe. Qui ci troviamo di fronte e uno scontro di due legittimità democratiche e appellarsi solo alla legalità della Costituzione quando c’è un pezzo enorme della società catalana che non vi si riconosce è del tutto sbagliato.
Forti: Sono d’accordo che non si è trattato di un golpe ma non è stato neanche un referendum. È stata una grande mobilitazione che dimostra il fatto che vi è una maggioranza di cittadini che vuole votare in forma legittima. La partecipazione è stata certamente enorme ma come possiamo distinguere chi ha votato per convinzioni indipendentiste e chi come risposta alle violenze della polizia nazionale? Per me il referendum aveva tre grossi problemi: le regole del gioco sono state cambiate la mattina stessa del voto creando un censo unico che ha permesso ai cittadini di votare dove essi volessero, non sono stati rispettati i principi della Commissione di Venezia [organismo consultivo del Consiglio d’Europa che stila pareri su questioni costituzionali e referendum, nda] che indica che il Governo non faccia campagna elettorale e che vi sia un anno di tempo tra la sua convocazione e lo svolgimento e la convocazione del referendum con il semplice voto della maggioranza parlamentare. Inoltre durante la giornata vi sono stati moltissimi problemi tecnici che rendono impossibile di dare valore giuridico alla giornata dell’1º ottobre.
Cirulli: Molti problemi sono stati dovuti alla repressione dello Stato. E credo che la maggioranza parlamentare assoluta sia sufficiente per convocare un referendum per l’indipendenza di una regione.

Ancora non sappiamo se verrà dichiarata l’indipendenza da parte del Parlamento catalano e se verrà applicato l’art. 155 della Costituzione spagnola, che comporta una sorta di commissariamento della Comunità Autonoma. Alcuni osservatori temono che dallo scontro politico e verbale si possa passare a quello fisico e armato. Trovate plausibile questo scenario?
Forti: Impossibile fare previsioni prima delle scelte dei due Governi. Certo, il discorso del Re ha dato forte impulso a una risposta dura. Credo che l’effetto che avrebbe l’applicazione dell’art. 155 sarebbe quello di amplificare una tendenza già vista il 1º ottobre e durante lo sciopero generale del 3 ottobre, ovvero quello di avvicinare tutto un blocco non indipendentista ma fortemente avverso al Governo centrale –l’area della sindaca di Barcellona Ada Colau soprattutto – verso chi desidera una secessione dalla Spagna. Commissariare la Catalogna significherebbe perderla del tutto. Non credo, comunque, che arriveremo a una deriva militare.
Cirulli: Credo che il governo catalano dovrà inventare una formula che soddisfi le esigenze di chi ha votato il 1º ottobre senza chiudere, tuttavia, le porte del negoziato. D’altronde arrivare a uno scontro fisico con lo Stato sarebbe molto più duro di ciò che abbiamo visto finora e non è affatto detto che la polizia autonoma catalana, i Mossos d’Esquadra, si schiererebbero in difesa delle istituzioni e della società catalana. Io credo che entrino in gioco anche le pressioni internazionali, d’altronde sono state queste a limitare nel pomeriggio dell’1 ottobre che la repressione continuasse con la stessa durezza del mattino. Neanche io credo che si possa arrivare a una situazione di scontro armato: vi è nella società catalana una zona “grigia” che credo che sia capace di emarginare chi desidera uno sbocco violento – anche se esiste una parte della destra spagnola che lavora in favore di questo scenario.

Quali saranno gli effetti del processo indipendentista sullo stato spagnolo nel suo insieme? In molti temono che possa prodursi una svolta autoritaria e accentratrice, ma vi è pure una parte che vede nel movimento catalano un processo che possa democratizzare lo Stato e mettere in crisi la monarchia e l’oligarchia spagnole. Quale dei due effetti trovate più credibile?
Forti: Trovo naif il collegamento tra il processo indipendentista catalano e la nascita di una Terza Repubblica nel resto della Spagna. È vero che storicamente, nei momenti di crisi del sistema politico, vi è stata una “spinta catalana” verso la democratizzazione dello Stato – penso alla nascita della Seconda Repubblica e alla Transizione verso la democrazia dopo il franchismo. Tuttavia in questo caso cosa provocherebbe l’indipendenza? Un rafforzamento della destra, che sarebbe ancora più egemonica di quanto non sia oggi. E anche la CUP [partito comunista indipendentista, nda] nella Catalogna indipendente non raggiungerebbe il 10% e l’egemonia, anche lì, resterebbe a destra.
Cirulli: Il processo indipendentista ha accelerato la crisi del sistema politico spagnolo nato nel 1978 facendo emergere il lato più reazionario del nazionalismo spagnolo e, inoltre, le contraddizioni dell’UE. Dubito, tuttavia, che la monarchia possa entrare in crisi, visto che gode ancora di un certo consenso nella Spagna “profonda”. Se non si attiva una risposta repubblicana e democratica, l’indipendenza potrebbe generare una svolta reazionaria nel resto dello Stato. Sono più ottimista di Steven riguardo alla Catalogna: non dico che la CUP sia la forza principale ma il nazionalismo è cambiato profondamente rispetto a pochi anni fa e la destra liberale non è la sola che controlla il movimento politico indipendentista.
Forti: Aggiungo che il discorso televisivo del Re Filippo VI è stato un errore madornale, ignorando del tutto due milioni di catalani che hanno votato, considerandoli come esterni allo Stato. Di fatto ha legato il destino suo e della monarchia a quello del Governo.

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