Per Giorgio Palmieri

Giorgio Palmieri

di Norberto Lombardi

Il dolore per l’inaspettata scomparsa di Giorgio Palmieri è ancora molto acuto e non meno intenso è lo sgomento per il vuoto umano e culturale che essa ha lasciato. Tuttavia, l’indicazione di Giorgio, voluta da questa rivista, come persona che ha dato un contributo molto alto al miglioramento culturale della società molisana va oltre questo drammatico evento, che pure aggiunge un timbro di esemplarità alla sua scelta di vita.

È difficile fare una sintesi compiuta della sua produzione e della sua attività. Tanto intenso e costante è stato il suo impegno, tanto ampio l’orizzonte dei suoi interessi e dei suoi interventi.

Eppure, nonostante questo cospicuo retroterra, il vuoto che egli lascia sul piano della conoscenza critica del Molise e su quello della promozione della cultura regionale è profondo, forse incolmabile. E questo perché Giorgio Palmieri, nell’ultimo quarto di secolo, ha delineato tracciati di ricerca che egli stesso ha percorso e sviluppato con esiti di organicità e completezza mai prima raggiunti: la storiografia, la bibliografia, la costellazione delle monografie municipali e altro ancora. In virtù di questo lavoro, costantemente aggiornato, non solo il profilo storiografico del Molise è stato ridefinito in ampiezza e spessore critico, ma si sono poste le basi per un ulteriore sviluppo delle ricerche a partire da una base di riferimenti più ricca e sicura. La scomparsa di Giorgio determina una cesura in questa profonda opera di restauro e ci vorranno grande impegno e dedizione culturale per limitarne gli effetti regressivi.

Un altro filone del suo lavoro andrebbe salvaguardato con non minore cura e preoccupazione, quello della direzione editoriale di alcune collane pubblicate dall’editore Palladino di Campobasso. Esse hanno integrato in modo sostanziale il suo lavoro di ricomposizione del profilo storiografico del Molise: i «Saggi» e, soprattutto, lo «Scrigno», che con una programmazione sistematica e attraverso rigorose edizioni critiche ha riproposto opere indispensabili per comprendere dall’interno la vicenda storica molisana.

I libri sono stati il fulcro dell’impegno scientifico di Giorgio, il nerbo del contributo che egli ha dato al miglioramento della conoscenza del Molise e al rafforzamento della consapevolezza identitaria dei molisani; essi sono stati l’ancoraggio più saldo, quasi esclusivo, dei suoi interessi, ma anche il confine del suo orizzonte intellettuale. Meno evidente risultava, infatti, la sua attenzione per altre forme di elaborazione e di espressione culturale, legate in particolare all’articolato mondo della multimedialità.

Tuttavia, quando si parla di libri a proposito di Giorgio Palmieri è necessario intendersi. In una terra di “librerie divelte” (F. Jovine), nella quale si è prodotta una lunga dissipazione di memoria dei cenacoli familiari e dei percorsi evolutivi di una borghesia inizialmente terriera e poi sempre più professionale, l’avere ricomposto il retroterra di letture e di formazione della classe dirigente che si è consolidata con il tempo rappresenta un contributo non da poco alla conoscenza delle dinamiche sociali e degli impulsi di civilizzazione che hanno attraversato la società locale. In più, la scelta dei “classici” della cultura molisana da riproporre in edizione critica conferma l’idea che per lui i libri erano gli strumenti più adatti per rappresentare i tratti salienti della società di un particolare periodo e la temperie culturale, sociale ed etica che in essa si formava.

Vi è poi la lezione di metodo che proviene dal suo intenso, quasi ossessivo lavoro: il rigore e la precisione della ricerca, l’ampiezza della rete delle fonti e delle connessioni tematiche, lo scrupolo della verifica critica, la completezza degli apparati, la qualità della scrittura che spesso diventava eleganza.

Non si è trattato, dunque, di un passaggio effimero. Il suo apporto, in termini di conoscenze e di metodo, resta essenziale, vitale. Soprattutto per una regione sempre più alle prese con questioni legate alla sua identità e alla sua autonomia e per persone che, vicine o lontane, hanno bisogno di non smarrire i richiami fondativi della propria appartenenza.


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