Governo 5s/Lega: un destino più che un negoziato

ROME, ITALY - MARCH 02: Supporters of the Five Stars Movement hold banners with the writing, government and Join, Choose and Change, during the closing rally of the italian electoral campaign in Piazza del Popolo on March 2, 2018 in Rome, Italy. The economy and immigration are key factors in the 2018 Italian General Election after parliament was dissolved in December 2017. Campaigning the right are Silvio Berlusconi of Forza Italia teaming up with Matteo Salvini of the Eurosceptic Lega. While on the centre-left is Mario Renzi, leader of the Democratic Party. Challenging both camps is the leader of the Five Star Movement, Luigi Di Maio. (Photo by Alessandra Benedetti - Corbis/Getty Images)

di Michele Mezza

Ma davvero è una sorpresa un possibile governo Lega/5s? Davvero è tutto affidato alle acrobazie diplomatiche di Salvini e Di Maio? Oppure quest’approdo era già scritto nella dinamica della campagna elettorale? Era già un destino? Forse qualche risposta la dobbiamo cercare proprio nel caso Facebook/Cambridge Analytica esploso in queste ore su tutti i giornali del mondo. Nelle pieghe di quell’indagine, condotta innanzitutto dal superprocuratore di New York, Mueller che indaga sul Russiagate e sulle collusioni di Trump con vari ambienti esteri, vi è un capitolo italiano.

Sono esattamente 37 pagine, come scrivo in Algoritmi di Libertà (Donzelli), che descrivono il modo in cui la centrale degli hacker russi di San Pietroburgo, con tanto di indirizzo e codice postale, ha lavorato sui fenomeni elettorali in occidente, dalle presidenziali americane, al referendum britannico sulla Brexit, e alle elezioni francesi, tedesche e italiane.

Per quanto riguarda il nostro paese, vi sono intere filiere di siti web, più o meno civetta, che hanno pompato notizie e informazioni nominative, dirette cioè a singoli territori, coincidenti con i 62 collegi contendibili, a singoli elettori, i cui profili sono stati ricavati proprio dalla sovrapposizione dei data base di Facebook con dati territoriali e georeferenziati. Questi siti civetta hanno lavorato su due piste e due temi: lo scandalismo anti partitico e la paura anti immigrazione. Un esempio banale per tutti: nel Lazio per una settimana, dall’ 8 al 15 febbraio, ha girato nei collegi di Roma e Rieti una notizia in rete che collegava l’abolizione del carnevale romano con la celebrazione del capodanno cinese. L’accostamento del tutto arbitrario e infondato dei due eventi produceva la sensazione che siamo nel pieno di un’invasione culturale.

Queste filiere di siti che producevano la cosiddetta “dark ads”, come ha riconosciuto anche l’Agcom nei suoi studi sul fenomeno, hanno indifferentemente lavorato per due approdi elettorali: Lega e 5s.All’origine di questa fase politica, determinata da uno spostamento spettacolare di opinione pubblica che non è ovviamente riconducibile nei suoi tratti strutturali alla pressione esterna, ma che gli aspetti e gli effetti amplificati in termini elettorali altrettanto ovviamente coincidono con la geografia di queste azioni nominative e potenti di pressione, vedeva già connessi e convergenti queste due forze politiche.

E non risulta certo strano se Davide Casaleggio nel suo semplificato pensiero sulla rete che ha affidato al Washington Post abbia affermato che il web, esattamente così come è con i monopoli e i poteri soverchianti dei grandi service provider, come appunto Facebook e Google, può sostituire il sistema della democrazia rappresentativa. Forse ha aggiunto un aggettivo in più: della democrazia tout court.

Fonte: Huffington post

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