Molise a 5 stelle (2) Se arriva la rivoluzione già sanno cosa mettersi

greco tabasso

Se si ripetesse l’exploit del Movimento 5 stelle alle politiche, nessuno può escludere che alle imminenti elezioni il Molise possa divenire la prima regione italiana a guida grillina.

Spenti però i fuochi d’artificio del trionfo e passata la sbornia elettorale, dalla mattina del 23 aprile, i vincitori dovrebbero cominciare ad abbandonare la loro auto-refenzialità e uscire dal giardino della loro infanzia politica. Passare cioè da enfant prodige dell’opposizione ad apprendisti statisti. La loro comoda trasversalità – né destra né sinistra, europeismo tanto al chilo, Vaffa e bacio del sangue di San Gennaro – ha finora prodotto eccellenti risultati ma fatalmente arriva il problema del dopo che non è affatto rose e fiori. Un vecchio ma sempre attuale libro del politologo francese Pascal Bruckner dal titolo La mélancolie démocratique, spiegava bene che dopo l’ebbrezza delle vittorie arriva la “malinconia della democrazia”, cioè le frustrazioni che seguono agli eroici assalti al Palazzo d’Inverno.

Non si può dunque sfuggire alla poco esaltante e, appunto, malinconica ordinaria amministrazione che ti costringe a cambiare pelle e imparare a leggere, scrivere e interpretare leggi e bilanci, conoscere vincoli e svincoli, scoprire vizi di forma, compatibilità e competenze. Magari sfatando il mito grillino che se sei competente allora sei Casta.  In effetti il nuovo establishment a 5 stelle ha cambiato già pelle grazie a una rivoluzione estetica passata da abbigliamenti casual e blue jeans a un look moderato per rassicurare i moderati. Guardate il bon ton dell’elegante Andrea Greco e del neo senatore Di Marzio, un dandy che non salirà mai su una Panda a metano come l’on. Federico ma che farebbe un gran figurone alla corte di Sua Maestà Britannica.

Sembrerò un po’ borghese ma nutro rispetto per chi è attento al proprio abbigliamento. Osservando le mode e il dimmi come vesti e ti dirò chi sei d’epoca sessantottina, il mio maestro Umberto Eco fu indotto a scrivere che il vero anticonformista di quei tempi era chi indossava giacca e cravatta. I 5 stelle per ora si sono attrezzati e se arriva la rivoluzione sanno cosa mettersi. Poi servirà ben altro.
(Alla prossima puntata)

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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