22 aprile: fine (provvisoria) di un’irrilevanza storica/Tutti a cogliere la ciliegina Molise

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di Giuseppe Tabasso

“La data a cui guardano sia Di Maio che Salvini sono le elezioni regionali del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia e, il 22, in Molise. Una vittoria leghista a Nord e una del M5S nella piccola regione adriatica verrebbero «vendute» come le due ciliegine sulla torta del 4 marzo: la consacrazione del primato nel centrodestra e sul versante trasversale opposto. A quel punto, la spinta a allearsi si accelererebbe”.

Se questo che scrive oggi sul Corriere della Sera un autorevole analista politico come Massimo Franco è vero, il Molise si trova dinanzi a una inedita e straordinaria esposizione politica e mediatica che per una prima e unica volta cancellerà la sua oggettiva e storica irrilevanza. In questo piccolo limbo di terra italiana stanno dunque per scendere politici di grosso calibro che sottoporranno i molisani a uno stress elettorale di cui si renderanno conto tra pochi giorni. E insieme alle più note compagnie di giro del teatrini politici, caleranno inviati di giornali e TV impegnati a raccontare ed assaggiare gusti e contenuti di quella ciliegina di cui parla Massimo Franco.

E cosa si troveranno dinanzi quando ne avranno sputato l’osso?

Un centrodestra piuttosto frammentato, frastornato e con una trascurabile e poco presentabile rappresentanza salviniana. Uno schieramento forte come potenza economica e mediatica ma logorato da troppi giochi di potere e da conflitti d’interesse.

Un Movimento 5 stelle giustamente euforico e sotto effetto bandwagon (carro dei vincitori), che ha candidato a guidare la Regione un attore mancato laureato in legge, Andrea Greco, che in varie interviste cita tra i suoi meriti principali la “la fortuna di essere stato la spalla di Carlo Croccolo, che fu spalla di Totò”.

Un Partito Democratico infine che, dopo lo shock del 4 marzo, si è sottoposto a un processo di espiazione per le sue divisioni interne, ha ottenuto lo scalpo di esponenti delle due anime della sinistra (Fanelli e Leva) e ora fida su un percorso di ricostruzione attraverso la candidatura di Carlo Vaneziale, rampollo di un’antica e rispettabile aristocrazia socialista della regione.

Giuseppe Tabasso33 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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