Transumanze politiche/Salvate il soldato Scarabeo

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di Giuseppe Tabasso

Massimiliano Scarabeo non è un molisano di passaggio né un turista (politico) per caso, ma un notabile che, con passione e rimunerazione in termini di incarichi e responsabilità, è stato capogruppo e assessore regionale del Partito Democratico.

All’indomani della cocente sconfitta del partito in cui ha militato per anni, egli ha preso una sofferta decisione in vista del rinnovo del Governo regionale: ha vestito i panni del Duca di Mantova, l’impenitente seduttore immortalato nel Rigoletto verdiano e, al canto di “Questa e quella per me pari sono”, è passato nelle file di Forza Italia.

Una decisione lacerante in cui qualcuno crede ingenerosamente di vedere la plastica riproposizione di un’italica tipologia scilipotica. Noi invece ci inchiniamo con rispetto dinanzi al travaglio spirituale ed esistenziale di un dirigente che ha gettato alle ortiche l’abito che lo inchiodava al perdente carro sul quale ha vissuto ambizioni e vocazioni giovanili. Un militante che si è visto costretto a ripudiare i cosiddetti valori “non negoziabili” della sinistra per andare in soccorso di una destra che sul mercato elettorale mette valori decisamente più negoziabili. Può darsi che personaggi impietosi e superati – mettiamo un Petraroia – inorridiscano, ma come si fa ad essere insensibili dinanzi a una revisione valoriale così traumatica da spingere dei militanti a passare armi, bagagli e casacca nelle opposte trincee della destra? Oggi nel suo post elettorale sotto bandiera forzitaliana, Massimiliano Scarabeo si autodefinisce “affidabile e leale”: non so se i militanti dem che votarono l’ex militante dem lo rivoteranno perché affidabile e leale sotto qualsiasi bandiera. Sarebbe però un vero peccato non tener conto che il soldato Scarabeo vuole solo rispettare un’illustre tradizione molisana: quella della transumanza che comporta un’andata e un ritorno (per lui a destra).

***Postilla. Ma vuoi vedere che il PD ha perso perché ha tollerato tra le sue file troppe persone per le quali “questo o quello per me pari sono”?

Giuseppe Tabasso33 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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