Transumanze politiche/Salvate il soldato Scarabeo

di Giuseppe Tabasso

Massimiliano Scarabeo non è un molisano di passaggio né un turista (politico) per caso, ma un notabile che, con passione e rimunerazione in termini di incarichi e responsabilità, è stato capogruppo e assessore regionale del Partito Democratico.

All’indomani della cocente sconfitta del partito in cui ha militato per anni, egli ha preso una sofferta decisione in vista del rinnovo del Governo regionale: ha vestito i panni del Duca di Mantova, l’impenitente seduttore immortalato nel Rigoletto verdiano e, al canto di “Questa e quella per me pari sono”, è passato nelle file di Forza Italia.

Una decisione lacerante in cui qualcuno crede ingenerosamente di vedere la plastica riproposizione di un’italica tipologia scilipotica. Noi invece ci inchiniamo con rispetto dinanzi al travaglio spirituale ed esistenziale di un dirigente che ha gettato alle ortiche l’abito che lo inchiodava al perdente carro sul quale ha vissuto ambizioni e vocazioni giovanili. Un militante che si è visto costretto a ripudiare i cosiddetti valori “non negoziabili” della sinistra per andare in soccorso di una destra che sul mercato elettorale mette valori decisamente più negoziabili. Può darsi che personaggi impietosi e superati – mettiamo un Petraroia – inorridiscano, ma come si fa ad essere insensibili dinanzi a una revisione valoriale così traumatica da spingere dei militanti a passare armi, bagagli e casacca nelle opposte trincee della destra? Oggi nel suo post elettorale sotto bandiera forzitaliana, Massimiliano Scarabeo si autodefinisce “affidabile e leale”: non so se i militanti dem che votarono l’ex militante dem lo rivoteranno perché affidabile e leale sotto qualsiasi bandiera. Sarebbe però un vero peccato non tener conto che il soldato Scarabeo vuole solo rispettare un’illustre tradizione molisana: quella della transumanza che comporta un’andata e un ritorno (per lui a destra).

***Postilla. Ma vuoi vedere che il PD ha perso perché ha tollerato tra le sue file troppe persone per le quali “questo o quello per me pari sono”?

Giuseppe Tabasso170 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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