Appunti sul (doppio?) tour di Berlusconi/La disperata questua di voti del Miles Gloriosus

toma

di Giuseppe Tabasso

Se non è una bufala, venerdì prossimo Berlusconi torna in Molise per dare le ultime boccate di ossigeno alle spoglie di una Forza Italia orfana dei suoi cavalli di razza e costretta a sperare nelle salmerie di soccorrevoli commercialisti, di comparse e di transfughi (ogni riferimento a Scarabeo è puramente casuale). Anche il semplice annuncio di un bis del suo recente tour elettorale, con puntate a Sepino e Larino, riveste un significato preciso: il disperato bisogno di vincere le ‘molisarie’ sette giorni prima del voto in un Friuli votato al leghismo. Sarebbe una mossa del cavallo nella partita a scacchi contro l’acerrimo amico Salvini, la cui posta, inaccettabile per il leader di Forza Italia, sta in un viale del tramonto politico (quello economico, si sa, è intramontabile).
Dobbiamo prepararci all’ingloriosa fine del vecchio Miles Gloriosus?

Altro segnale attribuibile a questa precipitosa riapparizione, è la constatazione che la sua questua di voti tra elettori più curiosi che entusiasti nella terra di cui B. era stato (per finta) senatore, sia stata piuttosto deludente. Il suo tour molisano non è stato infatti la solit a toccata e fuga, prendi i voti e scappa ma una vera e propria full immersion. I giornali parlavano di un “imponente spiegamento di forze e giornalisti tenuti a bada, anche se non c’è ombra della ressa degli anni scorsi”. Uno raccontava che “Silvio non si è sottratto alla folla”. Sottratto? Lui la folla se la va sempre a cercare, anche se poi in TV vediamo una folla fatta di cronisti, fotografi e cameramen. Nella nostra memoria rimanevano i suoi baldanzosi e simpatetici approcci con “la gente”, in Molise invece se n’è vista, anche sul predellino, una riedizione patetica e meno rutilante (come l’inciampo opportunamente occultato su un palco a Isernia). A una ragazza di Termoli rivolge l’usurata battuta: “Se stringi così la mano, non trovi marito”. Come son lontani i bei tempi di quando intrecciò un telefonico flirt notturno con una sua giovane fan termolese di nome Lucrezia. A Campobasso si fa ritrarre con neonata e mamma e dice: “Badate che sono nonno di undici nipoti”. A San Giuliano chiede a una vecchietta “Signora, lei va a Messa?” per ricordarle che la chiesa fu ricostruita “coi soldi del mio governo” (governo suo, soldi nostri). E non poteva mancare uno dei suoi cavalli di battaglia acchiappa-voti: “Se il governo è del centrodestra faremo un consiglio dei ministri a San Giuliano». Al ristorante si fa fotografare (in ritocco photoshop) col candidato Toma e annessa battutina gastro-populista: “Questo brodetto alla termolese è strepitoso. Abbiamo la ricetta per guidare il Molise”. C’è anche una cena di autofinanziamento per il commercialista prestato alla politica verso il quale Berlusconi eleva un inno al sacrificio di essersi “candidato per il bene del Molise rinunciando a una professione redditizia”. (Volete mettere con quella miseria di stipendi da Governatore?)
Altri brani del repertorio: “Spero che i molisani voteranno con la testa” (detto da uno che è sempre stato votato con la pancia). “Fui eletto senatore proprio qui, una terra magnifica che merita le giuste attenzioni” (detto da uno che è stato premier per vent’anni). “Il Molise non ha nulla da invidiare ad Austria e Svizzera, ci porterò mia figlia” (ma intanto vediamo come andrà per Forza Italia).

Luigi Di Maio (forse per scoraggiare Berlusconi) ha scritto sul blog dei 5 Stelle: “Il voto regionale ha valore nazionale quando vanno al voto più regioni di grandi dimensioni e quando il voto è distante da un voto nazionale. Qui non c’è nessuno di questi 3 casi. E quindi i risultati elettorali del Friuli Venezia Giulia, come quelli del Molise, non possono avere una concreta influenza sulle vicende nazionali”. Che peccato! Ci stavamo godendo tutto il bel grasso mediatico che da qualche giorno cola abbondante per restituire al Molise la sua esistenza grazie a gratuiti spottoni turistici. (Almeno così ci rifacciamo dei costi per lo spostamento della data delle elezioni.)
Perfino Crozza ha definito il Molise “l’Ohio d’Italia”, riferendosi allo Stato che decide l’elezione di presidenti USA.  Salvini capo del Governo? Colpa dei molisani.

Giuseppe Tabasso50 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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