Il grande bivio del 22 aprile/Voto introverso o estroverso? Regionale o nazionale?

elezioni

di Giuseppe Tabasso

Domenica prossima il Molise si trova inaspettatamente al centro della ribalta nazionale grazie a una congiuntura che conferisce al suo voto un valore, minimo ma simbolico che andrà oltre il Trigno per giungere magari fino al Colle dove si decidono le sorti del Paese.
I molisani non ignorano che la loro scheda ha incassato un certo valore aggiunto sul mercato politico nazionale, ma proprio per questo essi dovranno essere consapevoli di trovarsi davanti a un dannato bivio: o di votare in un’ottica tutta introversa, cioè regionale o, all’opposto, secondo una visione estroversa, cioè nazionale.
Adottando il primo metro di valutazione, l’elettore seguirà il tradizionale atteggiamento di guardare agli esiti dell’amministrazione uscente e all’affidabilità di quella eventualmente subentrante.
Nel secondo caso invece egli si carica di una responsabilità di giudizio più complessa e perfino coraggiosa, nel senso di farsi guidare più da convinzioni politiche e culturali che da ripulse localistiche.
Proviamo allora a immaginare i possibili comportamenti di questi ultimi elettori “estroversi” secondo le tre tipologie politiche.

Elettore A. Nella scala delle sue convinzioni egli è contro lo ius soli, contro l’euro e preferisce un’Europa fatta di nazioni “sovraniste”. Gli sta bene la flat tax, Berlusconi, Meloni e Salvini e dunque vota la destra anche se, in un’ottica regionalista, gli facessero – si fa per dire – schifo Scarabeo o la Romagnuolo.

Elettore B. Europeista ma non troppo, si definisce “post-ideologico” perché indeciso tra destra e sinistra, crede che reddito di cittadinanza e tagli di vitalizi e indennità assicureranno un futuro per sé e per i suoi figli. Vota dunque per il MoVimento 5 stelle, anche se – si fa sempre per dire – ritenesse Andrea Greco un parvenu del tutto impreparato a rivestire i panni di governatore.

Elettore C. Per formazione ideologica, e magari familiare, egli è molto distante dalle idee degli Elettori A e B e, malgrado delusioni ricevute, non se la sente di far mancare suo voto allo schieramento della sinistra, anche se – mettiamo – Carlo Veneziale non gli ispirasse molta fiducia come amministratore e depositario di valori di sinistra.

Giuseppe Tabasso76 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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