Visto su Telemolise/Cronaca di uno spregiudicato talk show

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Il 4 maggio scorso il programma di Telemolise “Moby Dick” schierava fianco a fianco i principali vincitori e vinti delle elezioni regionali.

testata sblog tabassoDico subito che aveva un pregio sconosciuto a quasi tutti i talk show nazionali dove tutti, conduttori inclusi, si parlano addosso eludendosi a vicenda. Quello di Telemolise era invece un esempio di antica e urbana civiltà televisiva. Consiglierei Massimo Giletti, conduttore di uno show che “Non è l’Arena” ma una vera Canea, di prenderlo ad esemp io.“Moby Dick” ha infatti un format molto “britannico” (se si esclude l’accento del conduttore) per l’inappuntabile contegno verbale esibito da tutti i vari i interlocutori, da Toma a Veneziale fino a Greco il quale, per dirla appunto in inglese, è apparso molto gentlemanly, malgrado la stucchevole sparatina sul risolutivo taglio dei costi politici. Stiamo parlando di personalità politiche che non sono state colte di sprovvista da una telecamera in un agguato stradale, ma invitate su appuntamento in uno studio TV: dunque dobbiamo dare qualche peso a certi rivelatori particolari estetici. Greco, ad esempio, era in perfetto abbigliamento simil Di Maio, eccetto che nella capigliatura da frequentatore di discoteche, mentre quella penitenziale di Veneziale era, in confronto, da frequentatore di mense Caritas. Colpiva poi il contrasto tra l’impeccabilità formale del giovane grillino e l’informalità del meno giovane e scravattato capo del Governo regionale, Toma, in pullover Marchionne style. In termini di vestiario, due vistose contraddizioni politiche.

Ed eccoci al colpo di scena. Mentre ognuno diceva la sua senza gettare un sasso nello stagno della politica, il conduttore scuote il torpore e con un tranello trasforma il talk show in un fake show e Moby Dick in Moby Trick (che in inglese sta per fregatura). Manda cioè in onda un servizio già trasmesso 14 giorni prima, servizievolmente dedicato alla miracolosa discesa (in elicottero) dal cielo di Silvio Berlusconi su Bagnoli del Trigno e a Casacalenda. Un servizio che è preziosa materia di studio per un corso accelerato di teoria e pratica del populismo. Tutto un abbracciar di donne, bambini, sindaci e curiosi di passaggio a beneficio di telecamera. Tutto un magnificar di bellezze di un Molise dove il miliardario di Arcore non si sognerebbe mai di trascorrere un solo giorno non elettorale. Imperdibile infine la commovente carrellata sull’elicottero con logo del Biscione che riporta in cielo il fugace Ospite non senza compiere – nota il commosso reportage – un doppio giro d’addio per la gioia dei paesani.

Vabbè, mi direte, ma lo sanno tutti da quale parte è schierata (e magari finanziata) Telemolise; e si vede a occhio nudo quanto da quelle parti siano labili i confini tra informazione e propaganda. D’accordo. E si potrebbe perfino capire il prudente silenzio degli ospiti di Moby Dick per essersi, a loro insaputa, trovati testimoni del postumo e gratuito (?) spot berlusconiano. Ma è stato davvero stupefacente che a esprimere in chiusura di trasmissione un gratuito (?) pistolotto sul valore del servizio pubblico televisivo e del giornalismo pluralista non sia stato Toma ma – udite, udite – Andrea Greco, esponente di un movimento anti-establishment che espelle giornalisti sgraditi e prima delle elezioni stilava liste di proscrizione dei  medesimi. E dunque, ci risiamo con lo scambio di favori mediatici.

Giuseppe Tabasso55 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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