Perché la Romagnuolo non è più un caso ma un problema

salvini156

testata sblog tabassoLo scontro interleghista Romagnuolo-Mazzuto non va archiviato come una delle ricorrenti “Baruffe chiozzotte” della politica. Non si può liquidare con leggerezza un caso che ha la pesantezza emblematica di un decadimento culturale prima che politico di un Paese e di una Regione. Riepiloghiamo.

Nei giorni scorsi, vestendo improbabili panni di celodurista cazzuto, il padanista Mazzuto, assessore all’emigrazione per volere di Salvini, scende in campo per bacchettare i due prefetti molisani, presunti rei di trattare i migranti meglio dei molisani.
Passa qualche giorno e la sua acerrima amica di partito Romagnuolo, celodurista immaginaria, autrice di un memorabile scritto in cui si legge, con audace disprezzo grammaticale, che “lo Ius Soli significa disconoscere il diritto primordiale che vengono prima gli italiani”, gli ruba la scena e la stella di sceriffo e spara ad alzo zero sul Tgr Rai. Motivo: aver fatto “macelleria dell’informazione” nel sottovalutare mediaticamente l’importanza storica di un suo discorso pronunciato in Consiglio regionale.

All’inizio la vicenda poteva rientrare in un caso di protagonismo narcisista, ma diventa appunto un problema quando si apprende il testo della reprimenda inviata dalla Romagnuolo con una «nota non firmata e con evidenti ‘orrori’ di sintassi» (come la definirà il presidente dell’Assostampa molisana Giuseppe Di Pietro).  Colpisce in particolare la frase dello scandalo: «Vogliamo evitare di portare all’attenzione del ministro Matteo Salvini, la notizia di questi spiacevoli episodi». Traduzione: “Attenti a voi, giornalisti maledetti, perché chiamo l’Uomo Nero e vi faccio mandare dalla Petescia a pulire i cessi di Telemolise”.

Ebbene, possiamo anche buttarla amaramente in ridere o consolarci pensando che l’elezione della Romagnuolo è un aspetto delle battaglie perse contro la ragionevolezza politica, attenzione però: qui parliamo di chi, ben pagato, rappresenta nelle istituzioni regionali tutti i cittadini di qualsiasi orientamento. Perciò la vicenda è grave non solo perché una consigliera regionale non conosce le istituzioni e non sa come starci (non sapeva ad esempio che esiste l’Agcom), ma perché le istituzioni non le riconosce e le identifica addirittura con il capo del suo partito, dal quale si sente evidentemente garantita nell’intimidire e ricattare operatori dell’informazione.

La scandalosa frase: Vogliamo evitare di portare all’attenzione del ministro Matteo Salvini… è una minaccia spudorata, irresponsabile e inaccettabile. Meriterebbe una dura mozione di censura nei confronti di una eletta che, escludendo normali modalità di ricorso, salta l’istituzione che rappresenta. E’ la versione “primatista” di un ritorno al fascismo dei gerarchi che, invocando interventi “dall’alto”, denunciavano antifascisti o ebrei. Le organizzazioni di rappresentanza dei giornalisti molisani (Usigrai, Fnsi e Assostampa) hanno subito condannato l’irresponsabilità dell’atto intimidatorio. Sarebbe ora che lo facessero le forze politiche (anche per non lasciare a Mazzullo l’esclusiva di una condanna che rientra in una dinamica tutta interna).

Giuseppe Tabasso100 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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