Molise chiama, Riace risponde

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Nonostante la serata sia stata funestata dalla pioggia e dal vento, la sala Celestino V della Curia vescovile di Campobasso in via Mazzini era affollata di gente accorsa per prendere parte all’iniziativa organizzata dalla Curia Vescovile, da il Bene Comune, dalla Caritas diocesana, dall’associazione “Dalla parte degli ultimi” e dai Centri di ricerca dell’Unimol ArIA e Biocult, per riflettere sul fenomeno migratorio partendo dall’esperienza del comune calabrese di Riace amministrato dal 2004 (è al suo terzo mandato) da Domenico Lucano a cui la Procura di Locri ha comminato prima gli arresti domiciliari e poi il diniego di dimora, condizione nella quale si trova attualmente.

Lucano, con l’aiuto “tecnologico” del suo amico e conterraneo Antonio Petrolo, intorno alle 18 si è collegato via skype con la sala, per testimoniare con una punta di amarezza il paradosso della sua condizione, ma poi, soprattutto, per rinnovare il legame con Monsignor Bregantini che per 14 anni è stato Vescovo di Locri-Gerace, e che ha ispirato la feconda prospettiva della sua azione amministrativa. Nel corso della manifestazione coordinata con garbo e con perizia da Paolo Di Lella, redattore de il Bene Comune, e dopo l’introduzione di Monsignor Bregantini e un intervento del sindaco di Campobasso Antonio Battista, sono intervenuti Paolo De Socio, segretario della CGIL del Molise, Loredana Costa, presidente dell’associazione “Dalla parte degli ultimi”, Antonio Ruggieri, direttore de il Bene Comune, don Franco D’Onofrio, Direttore della Caritas di Campobasso-Boiano, Rossano Pazzagli, Direttore di ArIa e Daniela Grignoli del Direttivo di Biocult.

Tutti gli interventi hanno sottolineato come l’esperienza di Riace possa rappresentare un’indicazione feconda per la rigenerazione delle comunità e dei territori delle nostre aree interne e come però, affinché questo diventi possibile, occorrano adeguate politiche nazionali e regionali che affianchino e supportino le iniziative locali che si muovono intorno ai sindaci e ai progetti SPRAR che nel Molise sono 34. Sono stati poi illustrate due buone pratiche attualmente in corso a Casacalenda e a Ripalimosani, la prima per l’accoglienza di minori non accompagnati e la seconda collocata nel convento degli oblati, che punta all’integrazione lavorativa dei migranti accolti, mentre all’esperienza in corso a Castel Del Giudice – quella che forse più si avvicina al modello Riace – ha accennato brevemente Mons. Bregantini.

La serata si è chiusa con gli inteventi di Carmine Lucarelli di Colle d’Anchise e di Luca Fatica ex sindaco di Oratino; entrambi hanno sottolineato la necessità di interventi organici in un ambito così difficile e controverso come quello dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. È degno di nota che Paolo De Socio, nel corso del suo intervento ha ricordato, alla presenza del sindaco di Campobasso, che la CGIL ha presentato al Comune di Campobasso la richiesta che sia concessa a Mimmo Lucano, la cittadinanza onoraria della città.

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Mimmo Lucano, in collegamento via Skype, con Paolo Di Lella (a sx) e Monsignor Bregantini
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Antonio Battista, sindaco di Campobasso
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Paolo De Socio della CGIL Molise
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e don Franco D’Onofrio, direttore della Caritas di Campobasso-Boiano
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Antonio Ruggieri, giornalista e direttore della rivista Il Bene Comune
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Rossano Pazzagli, Direttore del centro di ricerca ArIa
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Daniela Grignoli del Direttivo del centro di ricerca Biocult
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Da sx: Paolo Di Lella, Monsignor Bregantini e Loredana Costa, presidente dell’associazione “Dalla parte degli ultimi”

 

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