Buongiorno 2019/Letterina di (allarmato) benvenuto

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Caro Anno 2019,
come a tutte le creature in fasce ti diamo subito un amorevole benvenuto, insieme a un non disinteressato augurio di buon lavoro. Sappiamo bene che hai i giorni contati, solo 365, perciò dobbiamo avvertirti subito che nei tuoi confronti circolano sospetti non proprio campati in aria: cioè che, col crescere, tu diventi un annus horribilis come quello, anzi peggio di quello che ti ha preceduto. Il fatto è che siamo confusi e sentiamo il pavimento scricchiolare a ogni passo. Non ti basteranno le proverbiali sette camicie per riparare un po’ di guasti, ma siamo i primi a sperare che tu ce la faccia. Siamo ben consapevoli che, tra guerre, terrorismi e disastri d’ogni genere, le grane da sbrogliare sono enormi. Comunque non ti faremo mancare speranza e fiducia, anche perché delle cose brutte che succederanno, gran parte delle colpe saranno nostre.

Tu però, non metterti a fare il furbo con i soliti alibi, tipo che ci posso fare?, la colpa è di chi mi ha preceduto, né scagionarti, che tanto poi ci penserà qualcun altro a metterci una pezza. No, caro 2019, non puoi trovare scuse e passare i nostri guai all’Anno 2020. A titolo d’incoraggiamento, ti rendiamo intanto noto che nella nostra Italia gialloverde è stato varato un decreto che, dalla nascita di Cristo in poi, ha una portata planetaria che potrebbe mutare le sorti dell’umanità: l’Abolizione della Povertà. È un evento che però non puoi come scusa fare il Ponzio Pilato e lavarti le mani dei nostri guai come, ad esempio, quello della decrescita che non tutti vedono tanto felice. Ma fosse solo questo! Non per scoraggiarti, ma le preoccupazioni sono tali e tante che quasi ci vergogniamo di fartene un elenco. Comunque, se mai ti occuperai dell’Italia, eccoti una breve lista delle nostre “criticità”.

L’Europa – Rischia di finire nelle mani dei suoi nemici interni (sovranisti) ed esterni (Trump e Putin). La Dittatura –È quella che esercitata da una maggioranza che fa strame di democrazia in un Parlamento apri-scatola che approva a occhi chiusi la madre di tutte le decisioni governative (192 pagine). Il Populismo – Quello che illude e frega il popolo a suo nome. Il Rancore – Quello che ha fatto perdere all’Italia stile e tolleranza.

Caro 2019,
ora ti starai giustamente lamentando che non è questo il modo di dare il benvenuto a un innocente nascituro. Ne siamo consapevoli e ce ne scusiamo di cuore, ma cerca di capirci. Il tuo è un futuro a breve scadenza e tra 365 giorni bye bye e chi s’è visto s’è visto, però i nostri nati e nascituri rimarranno qui e qualcuno dovrà pure occuparsene. Dunque è a nome del loro futuro che ti chiediamo di fare almeno un po’ il bravo, perché i miracoli li cerchiamo altrove.

Giuseppe Tabasso66 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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