Beethoven e Mameli contro il de profundis sovranista

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testata sblog tabassoPadre Dante Alighieri è effigiato sulle monete da due euro, perché è stato il primo a parlare di Europa come elemento unificante, ben prima che esistessero l’Italia e gli altri stati nazione. Eppure, con l’aria nazional sovranista che tira, pare che una certa fetta di elettori italiani stregati da Salvini si accinga a compiere il 26 maggio una scelta euroscettica.

A voler buttarla in musica anziché in politica, è come se gli elettori sovranisti volessero mandare in soffitta l’immortale “Inno alla Gioia” di Beethoven per sostituirlo con i rispettivi Inni nazionali.
Tutti noi siamo, in modo diverso, legati ad entrambi gli inni: a quello di Mameli per motivi sentimentali e patriottici, a quello tratto dalla Nona Sinfonia per la grandiosità dell’opera in cui si ravvisa una certa idea universale di amore e di Europa futura.

Ma a dispetto e scorno degli italici euroscettici c’è una sorpresa: lo stesso “messaggio” dell’Inno alla Gioia lo si ritrova pari pari nei versi di Mameli. Saltate le prime due strofe, quelle più note dell’elmo di Scipio, e nell’attacco della terza compare un analogo e perfino religioso afflato di fratellanza, amore e gioia verso l’Europa.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore

Dunque, amici europeisti di ogni credo politico, dinanzi al sonnambulismo che pare incombere sul nostro Paese, dedicate bene questi ultimi giorni per combattere i sovranisti del filo spinato. E chissà che il canto e la musica funzionino meglio sul loro pensiero semplificato. E se per loro l’Inno di Beethoven è troppo complesso, assordiamoli allora col più semplice inno di Mameli, aumentando però il volume degli altoparlanti sulla terza strofa.
Può darsi che, attaccati come sono all’elmo di Scipio, faranno orecchio da mercanti. E forse, anzi senza forse, per l’Europa loro preferirebbero un de prufundis. Ma almeno ci avete provato.

Giuseppe Tabasso111 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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