Battista: abbiamo realizzato il 95% del programma

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di Paolo Di Lella

intervista con Antonio Battista

Anche voi avete avuto difficoltà a chiudere le liste? Come interpreta questa cosa, visto che è la prima volta che succede?

Obiettivamente è un fatto nuovo, che riguarda un po’ tutti, che va ben oltre l’astensionismo di cui si stanno registrando le percentuali più alte di sempre, e anche oltre la disaffezione nei confronti della politica. Questo fenomeno lo interpreto come il risultato di un modo di fare attività socio-politica in maniera errata, attraverso i social e utilizzando toni altissimi che creano allontanamento; oltre a questo, c’è anche un imbarbarimento dei rapporti e, di fondo, manca proprio l’idea che è il faro. A volte i programmi sono validi, ma maturano in contesti non idonei. Tutti vogliono aiutare le persone, ma poi bisogna capire se si tratta di un contesto cristiano-sociale o di espulsione di persone, per comprendere se si tratti o meno di un criterio di solidarietà. Probabilmente abbiamo bisogno di rivalutare l’idea di base che ognuno di noi ha maturato nella propria esperienza di vita, per riportare un minimo di affezione, di identità anche nella candidatura. Penso che dovremmo lavorare in questa direzione. Vanno bene tutti, ma occorre che l’elettore si sappia anche riconoscere come identità nella storia della gente che si candida. Questo è probabilmente l’antidoto necessario per un recupero delle candidature. Ma il fenomeno esiste, è indiscutibile ed è da attribuire ai motivi di cui parlavo prima.

E invece come interpreta il fenomeno dell’esodo, che si è verificato a poco più di un mese dalle elezioni, verso il centrodestra e in particolare verso la Lega? C’è un problema anche nel PD di selezione della classe dirigente?

C’è, nonostante noi siamo l’unico partito oggi esistente in Italia. Bisogna però inquadrarlo anche nella storia del nostro centrosinistra. Intanto, alcuni sono tornati dall’altra parte e io non ho proferito parola rispetto a questi spostamenti. Ma questo mi mette nelle condizioni di presentare una classe dirigente, una squadra di amministratori appartenenti tutti al centrosinistra. Non ci sono persone che sono tornate da noi, quindi si tratta di una squadra totalmente nuova, per quanto riguarda i consiglieri comunali. Altra questione è, invece, quella degli assessori. Io a gennaio avevo sottoscritto un documento insieme a loro e mi sarei aspettato lealtà non solo nei miei confronti, ma anche della città, in quanto hanno firmato con me, con il sindaco, non esponente di una parte politica, ma esponente dell’amministrazione di Campobasso. Quindi i miei atteggiamenti nei loro confronti sono più critici, perché non c’è motivo di rassegnare le dimissioni subito dopo aver firmato le candidature; lo si poteva fare cinque mesi prima, quattro o cinque giorni prima. Ma così c’è una slealtà sulla quale occorre riflettere.

È fuori discussione che siano stati sleali, però da parte vostra non vi pentite per non aver fatto una selezione ben oculata?

No, perché la selezione è stata fatta dall’elettorato. Sono atteggiamenti imponderabili, sui quali occorre riflettere, perché mettono a nudo i sentimenti degli uomini e delle donne.

Volendo fare un bilancio dell’amministrazione uscente, è positivo?

Decisamente positivo. Io sono pronto a dimostrare come abbiamo portato a termine, cosa mai accaduta, il 90/95% del programma elettorale, fatto di cose concrete, di azioni misurate e calcolate.

In particolare, di cosa è più soddisfatto tra le cose che siete riusciti a realizzare?

Sicuramente le scuole, che mi hanno messo fortemente in crisi, ma come per tutte le cose che ti mettono in difficoltà, poi c’è la soddisfazione di aver dato vita nella città, e forse in Italia, al primo piano di ricognizione totale sullo stato delle scuole e anche di costruzione di nuove scuole.

Quali sono i cantieri attualmente aperti?

Il cantiere aperto è quello di Mascione e ne apriremo altri quattro a margine del “Concorso di idee” e dell’appalto che ci sarà; ce ne sarebbe un quinto, ovvero la scuola INAIL, ma li è tutta un’altra storia perché siamo nelle mani del Ministero. Ma con i quattro cantieri andremo a rinnovare le scuole in tutti i quartieri; l’unica scuola su cui dovremo lavorare nel corso di tutti e cinque gli anni, per individuare risorse e preparare il progetto, anche perché non desta preoccupazioni, è la “F. D’Ovidio”, l’unica che è rimasta fuori perché sono stati apportati dei miglioramenti sismici e degli adeguamenti; ma tutta l’altra parte della città avrà scuole nuove, comprese quelle di competenza della Provincia, perché abbatteremo tra qualche mese il vecchio Liceo Scientifico, ricostruendo un nuovo edificio scolastico. Quindi, queste sono le opere che hanno regalato maggior soddisfazione. Ma posso parlare anche della cultura, e non mi riferisco solo a “I Misteri”, ma a tutto quello che abbiamo fatto come riorganizzazione.

Invece, cosa non siete riusciti a realizzare?

Sicuramente ci sono stati ritardi sugli interventi relativi al Terminal, anche se vi abbiamo posto rimedio, perché abbiamo finalmente pubblicato il progetto di finanza e tra un anno potrebbero iniziare i lavori di ristrutturazione.

C’è qualche equivoco che vorrebbe chiarire?

L’equivoco potrebbe derivare dal rifacimento in corso dell’asfalto e dei marciapiedi, ma noi abbiamo preferito intervenire prima sulle scuole. Nel 2017 potevamo chiedere i mutui per il rifacimento delle strade e dei marciapiedi, ma abbiamo preferito dedicarci alla scuola di Mascione.

Quindi non c’è stata l’intenzione di riservare questo per la campagna elettorale…

Abbiamo acceso questo mutuo nel 2018 e adesso iniziamo i lavori. Noi abbiamo messo le scuole al primo posto e, anche perdendo le elezioni, a Campobasso resteranno per sempre scuole sicure.

Mi sembra di capire che in caso di rielezione non ci sarà una rottura rispetto a questa esperienza

Il nostro slogan recita così: “Continuità è futuro”, per cui, in caso di rielezione, dobbiamo continuare a fare ciò che abbiamo iniziato, quindi la tangenziale, il sottopasso ferroviario, che abbiamo recuperato riaprendo i cantieri dopo più di trent’anni di fermo dei lavori. Per quanto riguarda il futuro, intanto c’è il progetto di Campobasso candidata a Capitale della cultura, anche se può sembrare una stranezza, poi il recupero e l’arredo urbano, interventi per migliorare la vita all’interno della città, investimenti sul centro storico, potenziamento della cultura con l’apertura della Galleria Civica di arte moderna, il rilancio dei Misteri, del Corpus Domini, del Venerdì santo, la festività del 31 Maggio e di tutte le tradizioni campobassane; il contesto complessivo dei comuni attorno a Campobasso e il lavoro che sta facendo la Fondazione predispongono a un rapporto con una cultura nazionale e internazionale, con le quali ci possiamo misurare, non dimenticando i libri sulla storia di Campobasso, unitamente a nuove pubblicazioni su cui stiamo già lavorando.

Quali sono le sue sensazioni, visto che i più scettici danno per scontata la vittoria del centrodestra?

Riferendoci al centrodestra locale, risulta spaccato, in questi anni non è stato tra la gente; una Lega che non è stata mai presente politicamente a Campobasso, ma è arrivata con alcuni candidati, anche imposti. Quindi, senza fare torto a nessun candidato, ce la giochiamo alla grande. Noi siamo classe dirigente, lo abbiamo dimostrato e lo dimostreremo ancora.

Pensa che si andrà ai ballottaggi?

Penso di sì.

Con il centrodestra o con I Cinque Stelle?

Non lo so, perché vedo bene anche I Cinque Stelle. Il ballottaggio vedrà il centrosinistra con il centrodestra o I Cinque Stelle

Paolo Di Lella79 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

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