Larino. La Carrese: un patrimonio immateriale da custodire

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di Anna Maria Di Pietro

Si è tenuto ieri pomeriggio, presso la Sala Freda di Palazzo Ducale, l’evento “La Carrese. Fiori, canto, memorie e prospettive della Festa a Larino”. Ad allietare la serata, il gruppo “Les Chapeaux” formato da Michele Di Carlantonio al contrabbasso e cornamusa, Giuseppe D’Angelo all’armonica e chitarra e Maria Chiara Guarino, splendida voce del trio. Sulle note della cornamusa e un successivo canto popolare, l’atmosfera si è fatta commovente quando il Presidente del Consiglio comunale Antonio Vesce ha ricordato Giovanni Falcone nel triste anniversario della Strage di Capaci. Dopo i saluti del Sindaco Giuseppe Puchetti e della Vicesindaco Maria Giovanna Civitella, l’Assessore alla Cultura Alice Vitiello si è soffermata sulla centralità della festa, che collegata al patrimonio storico, archeologico e culturale della città e in rete con le carresi molisane, potrebbe andare oltre i confini nazionali. L’Assessore ha prospettato la volontà da parte dell’Amministrazione di candidare la manifestazione a partimonio dell’UNESCO, con un’operazione di promozione per la città. Dopo la proiezione del trailer “Il profumo dei fiori di carta” del regista molisano Emilio Corbari, che ha catturato i momenti salienti della manifestazione, anche con immagini relative ai festeggiamenti degli emigrati a Montréal, si è passati agli interventi dei quattro relatori.

Katia Ballacchino, docente di Discipline Demoetnoantropologiche all’Università di Salerno, ha parlato dei Processi di patrimonializzazione e il coinvolgimento delle comunità, che hanno un ruolo centrale per la valorizzazione e la custodia dei patrimoni immateriali. Facendo un passaggio sulla rivoluzionaria Convenzione UNESCO del 2003, che ha ripensato la cultura e le tradizioni come patrimoni vivi da salvaguardare, ha aggiunto che tale riconoscimento non è l’unica strada per la valorizzazione, sottolineando che spesso la gestione locale e quella globale dei beni non sono in sintonia. Centrale, allora, diventa il ruolo della comunità che deve identificare il bene, deve mantenerlo vivo e valorizzarlo con la mediazione degli studiosi. “Della Carrese- ha detto- bisogna raccontare quello che si nasconde dietro alla bellezza dei carri addobbati. C’è bisogno di divulgare anche il lavoro di preparazione, soffermandosi su tutti i suoi aspetti, dalla doma, alla realizzazione dei fiori, alla preparazione dei piatti tipici, fino a sottolinearne anche il fattore economico. Dobbiamo utilizzare la Convenzione UNESCO tutti insieme e, al di là del risultato, l’importante è trattare questa festa come un bene prezioso che la comunità porta avanti con orgoglio, tra tradizione e cambiamenti fisiologici”. Ha poi evidenziato l’importanza di realizzare gli “Inventari Partecipati”, quelle schede di catalogo che annualmente vengono redatti dagli esperti con la partecipazione attiva dei cittadini e che riportano i tratti salienti della festa, esortando l’Amministrazione a muoversi in tal senso.

Antonietta Campitelli, appartenente a una famiglia di carrieri, ha poi regalato un momento quasi magico, quando tra le sue mani esperte si è dischiusa una rosa gialla, realizzata con precisione e spiegata in tutti i suoi passaggi. Hanno colpito la maestria e la velocità nel produrre il manufatto e la sua espressione appassionata durante la spiegazione.

A sorpresa, tra il pubblico, la Signora Mariagrazia Barbusci ha annunciato la donazione all’Archivio Diocesano di Larino di un cd contenente vecchi filmati relativi anche alla Carrese di Montréal e a vari aspetti della città di Larino dell’epoca in cui furono realizzati, che potrebbero essere importanti fonti di studio.

Dopo un breve excursus sulle carresi molisane, l’antropologa Letizia Bindi si è soffermata su uno degli aspetti che più caratterizza la Festa di San Pardo: il camminare. “Questa – ha detto – è una festa che cammina in due modi: con il passo, poiché è centrale il rapporto tra il camminare e il territorio e poi perché si evolve, muta e non è sempre la stessa, anche tenendo conto dei salti generazionali che apportano novità; si pensi, per esempio, a come sono cambiati i fiori che adornano i carri. Ricordo che, intorno alla metà degli anni 60, il numero di carri era la metà rispetto a oggi e questo significa che è cresciuta la consapevolezza da parte della comunità del valore della festa, con l’effervescente volontà di portare alto il cerimoniale. L’antropologo oggi ha il ruolo di tradurre, mediare, raccogliere in tutte le situazioni, anche quelle apparentemente meno significative, anche in tempi morti, perché ogni momento dona la misura di cosa significhi la festa. Bisogna sottolineare non solo l’aspetto estetico, ma anche tutto il lungo lavoro di preparazione. Stiamo attendendo in questi giorni la nomina della Transumanza come bene immateriale per l’umanità tutelato dall’UNESCO. Certo, si tratta di un importante riconoscimento, come lo sarebbe anche per la vostra festa, ma bisogna guardare oltre il semplice risultato, poiché l’elemento fondamentale è il fatto che alla festa si sia dato un posto centrale dalla comunità. Concentriamoci sul fatto che essa, nel bene e nel male, susciti iniziative, reazioni, che sia un dinamizzatore culturale. Alla città di Larino va riconosciuto il merito di aver saputo mantenere la festa; ora è tempo di proiettarla insieme a livello nazionale e internazionale, collegandola con manifestazioni simili”. Poi, si è soffermata su un aspetto peculiare dell’evento: il forte rapporto tra uomo e animale, che, risacralizzando il territorio, riesce a coniugare città e campagna. “Bisogna essere più consapevoli- ha aggiunto – del fatto che l’evento riesce a stare in un circuito territoriale portentoso, poiché siamo al crocevia dei maggiori tratturi, per cui questa festa fa da collante fra le carresi che si muovono tutte sulle vie della transumanza. C’è bisogno di articolare un rapporto onesto tra istituzioni e competenze, per mettere a sistema il valore della festa. Si muovano, allora, studiosi, antropologi, istituzioni e comunità”.

L’intervento di Leandro Ventura, Dirigente MIBAC, si è focalizzato proprio sulla Convenzione UNESCO del 2003 e, in maniera tecnica, ha spiegato alcuni passaggi, evidenziando le criticità della legge italiana, e soprattutto del Codice dei Beni Culturali, che se da una parte accoglie la Convenzione, dall’altra la nega perché il Ministero può tutelare solo i beni immateriali con età superiore a settant’anni. “La norma che impone il minimo di età per i beni immateriali, è fortemente contraddittoria. Applicandola a San Pardo, più della metà dei carri non potrebbero essere tutelati. Ci sono dei seri problemi dal punto di vista normativo e si sta lavorando per apportare correzioni”.

Dopo l’emozionante momento dell’esecuzione della “Lauda” da parte di due giovani larinesi, Antonio Mancinelli e Sante Scardera, che hanno commosso il pubblico presente per il trasporto e la passione profusi, è stata la volta di Vincenzo Lombardi, Direttore degli Archivi di Stato di Campobasso, il quale ha trattato il tema del suono, in tutti i suoi aspetti, legato alla festa. Parlando della Lauda e proiettando immagini e performance di storici cantori larinesi, ha detto: “Si tratta di un canto che ha molto in comune con altri canti del sud e, in effetti, una modalità di canto usata in ambito sacro transita in quello profano. L’arco melodico, che prende un verso alla volta, raggiunge note altissime, tenute in estensione il più possibile, perché il canto è nato proprio con lo scopo di squarciare il tappeto di suoni intorno ai cantori, fatto di musiche, chiacchiericcio, muggiti e rumori di vario genere; solo così poteva arrivare come una preghiera al Santo Patrono, attirando l’attenzione. Rilevanti sono, infatti, l’elemento di competizione e quello di improvvisazione, volti proprio a tenere le note più a lungo e in un solo fiato”. Dopo la proiezione di un documentario muto, risalente alla fine degli anni 40, riguardante proprio i festeggiamenti in onore di San Pardo, l’evento si è concluso con due bellissime canzoni popolari.

Anna Maria Di Pietro49 Posts

Nata a Roma (Rm) nel 1973, studi classici, appassionata lettrice e book infuencer, si occupa di recensioni di libri e di interviste agli autori, soprattutto emergenti.

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