San Pardo, il Molise e il suo patrimonio immateriale

Foto di Gianfranco Vitolo
Foto di Gianfranco Vitolo

Editoriale del numero di Giugno-Luglio


Questo numero vuole essere un omaggio a una delle feste tradizionali di maggior prestigio e attrattiva per la nostra comunità regionale: quella di San Pardo a Larino, con la sontuosa carrese che l’accompagna.

L’intervento d’impianto che con passione e competenza c’introduce anche all’edizione di quest’anno funestata dal cattivo tempo che però ha esaltato gli aspetti devozionali della festività, lo firma l’antropologa Letizia Bindi che di San Pardo e delle carresi bassomolisane si è doviziosamente occupata e che due anni fa ha dato alle stampe, per l’editore Palladino di Campobasso, il volume “L’animale, il sacro e la mano dell’uomo”.

Il nostro “speciale” si arricchisce poi del minuzioso scandaglio realizzato da Anna Maria Di Pietro nelle pieghe della festa, rappresentandone aspetti meno noti e appariscenti, soprattutto per chi a Larino arriva da fuori.

Anna Maria ha sentito Giuseppe Mammarella, direttore del locale Archivio diocesano, che ha collocato la festività di San Pardo nella sua prospettiva storica; ha incontrato il veterinario e sindaco di Castelbottaccio Nicola Marrone che segue e cura tutti gli animali coinvolti nella carrese.

Ha intervistato Maria Puntillo e Rosita Gentile, nonna e nipote, che in un gustoso e per molti aspetti controverso rapporto intergenerazionale, tramandano la perizia artigianale di confezionare i fiori di carta con cui si addobbano i carri, ma più in generale la cultura e la devozione per un evento che rappresenta il cuore identitario della loro comunità.

Inoltre, ha composto una accurata ricognizione dei piatti tradizionali, ma anche di quelli che l’uso ha introdotto per “torsione”, che accompagnano la festa nelle differenti giornate e nella loro rigorosa articolazione.

Ha fatto parlare Pardo Petrarca, 94 anni magnificamente portati, allevatore per tutta la vita per professione ma soprattutto per passione, che ha raccontato del legame profondo che lo lega agli animali di cui si occupa e in particolare di quello davvero speciale che ha coltivato per l’intera sua esistenza con le vacche che tirano il carro processionale della sua famiglia.

Evocativamente, ha rivelato che i suoi animali, per il cosiddetto “inchino” che le vacche in processione eseguono arrivate davanti alla cattedrale di San Pardo, non hanno bisogno di sollecitazioni o comandi vocali come normalmente si fa con gli altri, perché si inginocchiano spontaneamente, riconoscendo la facciata della cattedrale e rinnovando un’intesa fra uomini e animali toccante e particolarissima.

Ha incontrato poi Michelina Bavota, unica donna a cantare la “lauda” o “carrese” appresa dal padre e dallo zio, che adesso sta trasferendo questa suggestiva colonna sonora di San Pardo a sua figlia e a sua nipote.

Infine, con il fotografo larinese Guerino Trivisonno che con generosa disponibilità ha messo a disposizione il suo ricchissimo archivio, ha selezionato le immagini che corredano il nostro “speciale”.

San Pardo, unitamente alla processione del Venerdì Santo e ai Misteri campobassani, agli Incappucciati della settimana santa a Isernia, alle carresi di San Martino, Ururi e Portocannone, alla ‘Ndocciata di Agnone, a Sant’Anna di Jelsi, alla Tavola di San Giuseppe di Riccia e di diversi altri nostri paesi e a San Basso a Termoli, costituisce una rete di eventi che da un lato sono il codice e il senso della nostra presenza nel mondo, ma dall’altro rappresentano una opportunità per promuovere i nostri territori nei confronti di un turismo colto e consapevole, finalmente adeguato alle miserrime possibilità d’accoglienza di una regione come la nostra, disastrata dal punto di vista infrastrutturale e soprattutto sguarnita sotto il profilo della narrazione, del racconto evocativo, di uno storytelling che sappia suggestivamente dire delle sue vocazioni e della sua prospettiva strategica.

Le speranze che avevamo riposto nell’intento riformatore dell’Assessore regionale al ramo Vincenzo Cotugno all’atto delle sue dichiarazioni d’esordio, hanno lasciato il campo a una avvilita disillusione alimentata da politiche e procedure già viste, casomai peggiorate da una protervia autoreferenziale della quale davvero questa nostra regione allo stremo non avverte la necessità.
Di questo però, diremo diffusamente e in maniera circostanziata nel prossimo numero.

Antonio Ruggieri62 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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