La teoria dello Spritz

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Costa fatica scrivere per rimproverare i giovani. Tutto ciò che subiscono, per colpa delle generazioni precedenti, è sufficiente a giustificare ogni loro errore.
Si pensi solo alla superficialità con cui chi li ha preceduti ha utilizzato il pianeta. Si pensi solo alla malafede e alla cupidigia con cui hanno amministrato i soldi americani arrivati a iosa e utilizzati non per il futuro ma per costruire carrozzoni in cui impiegare i figli, i parenti, gli amici. Si pensi solo a come hanno ridotto – e in questo caso il Molise è un vertice – la natura e i borghi, cementificati e resi orrendi da un’architettura che ha mortificato la bellezza.

Costa fatica rimproverare i giovani ma qualcosa gli va detto, soprattutto perché sono loro la speranza di un cambiamento vero che annulli la balordaggine della generazione di chi scrive e di quelle che l’hanno preceduta.

È in loro la speranza perché, rispetto ai giovani delle generazioni precedenti, hanno studiato lontano da casa in numero maggiore e hanno osservato quanto di bello accade nel mondo. E hanno potuto notare – quantomeno nei concerti a cui hanno assistito o nei locali che hanno frequentato – quanto sia importante l’intorno dell’evento, la scenografia, l’ambiente. Si sono resi conto che la riuscita di un evento non è solo conseguenza del contenuto dell’evento stesso ma che il successo deriva da una serie di fattori che regalano armonia e danno la sensazione di un benessere strepitoso anche se momentaneo. Vivere un evento davvero riuscito dà gratificazione, ricarica. Raccontarlo nei giorni successivi prolunga la sensazione di benessere e di armonia provata.

Ai giovani molisani, tra i 25 e i 40 anni, bisogna chiedere una considerazione maggiore di tutto questo, quando sono impegnati nel tentativo – non sempre incisivo e continuato – di riportare nella loro terra le esperienze fatte altrove.

Vederli sorseggiare lo Spritz, nelle serate d’estate, è bellissimo. Vederli, però, nelle piazze dei nostri centri – rese squallide non certo dalla desolazione demografica ma dalla incapacità di conservare quanto di bello ci veniva dal passato o di costruire forme nuove e contemporanee ispirate alle bellezza – dà un senso di tristezza che scoraggia fortemente.

In Molise, non solo gli aperitivi ma persino gli eventi culturali più belli hanno il problema del luogo deputato. Escludendo i cinque o sei posti che hanno resistito alla superficialità e all’ignoranza, gli sforzi per organizzare una manifestazione vengono spesso frustrati dall’asfalto, dalla ruggine dei metalli, dagli arredi urbani deteriorati, dal verde dei prati interrotto da costruzioni prive di senso, da strade di montagna deturpate da guard-rail non adatti o da muretti in cemento sgretolati dal tempo…

Il Molise non è bello. Le poche cose belle che ha sono inserite in un contesto talmente brutto che le deprime. Ai giovani bisogna chiedere di costruire la bellezza che non c’è: quella bellezza che non c’è mai stata o che è stata distrutta dalla mia generazione e da quelle che l’hanno preceduta.

I prossimi venti anni saranno fondamentali per tale sviluppo. Se i giovani di oggi – nelle loro funzioni future di imprenditori, dirigenti di enti e amministrazioni, architetti, ingengneri, professionisti in genere, politici… – saranno capaci di costruire tale bellezza, il Molise avrà un futuro. Se saranno capaci di riportare le esperienze migliori che hanno vissuto altrove – rispetto dell’ambiente, servizio al cliente, ospitalità, attenzione ai particolari quando si costruisce e si arreda, importanza dell’accoglienza in ogni settore, non solo in quello turistico… – il Molise avrà un domani migliore delle regioni che oggi sono più avanti e più ricche. Se i giovani si convinceranno del fatto che il sapore dello Spritz non è dato soltanto dagli ingredienti che lo compongono ma anche da quelli che sono al di fuori dal bicchiere, il Molise sarà un piccolo paradiso terrestre.

Se ciò accadrà, riusciremo a prendere lo Spritz in luoghi di armonia e non su grigie piazzole di cemento. Mangeremo all’aperto, d’estate, in agriturismi che sapranno utilizzare il legno invece dei materiali da costruzione d’appartamento popolare, ci tufferemo d’inverno in piscine con vetrate che incorniciano i nostri monti e non i ripetitori della televisione o della telefonia… Se ciò accadrà, avrà senso persino la costruzione di un areoporto.

Se ciò accadrà, lo Spritz che berremo avrà un sapore diverso, con la bellezza che si rifletterà sul vetro del bicchiere e lancerà nei nostri occhi, inconsapevolmente, armonia e benessere.

Giovanni Petta13 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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