Il sistema farmacia

farmacia

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Quelle private, quelle comunali e quelle ospedaliere vengono a costituire un insieme e insieme concorrono alla tutela della salute collettiva.

Vi è stata negli ultimi decenni una sensibile evoluzione del concetto di salute che si è andato a tramutare in quello di benessere. Quest’ultimo si distacca dal primo almeno per un aspetto che è quello che la salute è un valore uguale per tutti, mentre il benessere è qualcosa che è percepita in maniera diversa da individuo a individuo (c’è chi si sente bene davvero solo se ha i muscoli allenati e colui per il quale è sufficiente non avvertire particolari dolori). Vi è, in definitiva, una soggettività nella definizione dell’obiettivo di salute da conservare o raggiungere che si rivela anche attraverso i prodotti in vendita nelle farmacie dei quali alcuni possono essere definiti salutari ed altri salutistici.

La variabilità dei modi di avvertire l’essere sani è molto estesa e ad essa corrisponde una gamma altrettanto ampia di preparati per soddisfare le molteplici esigenze: per muoversi in tale universo così vasto è essenziale il consiglio del farmacista il quale acquista il ruolo di consulenza per rispondere a tutte quelle domande sui più efficaci rimedi o integratori per mantenere o migliorare le condizioni fisiche. Unicamente per i medicinali è il medico, con la ricetta, a fornire indicazioni, per il resto è il farmacista ad essere il riferimento per l’utenza.

A esso spetta l’educazione sanitaria che si sostanzia anche delle proposte su quale tipologia di cosmetici, di dentifrici, ecc. utilizzare in relazione ad una specifica casistica di problemi. È una materia davvero delicata quella che è nelle mani del farmacista potendo frequentemente il farmaco, se non utilizzato correttamente, trasformarsi in veleno oppure in droga (come certi antidolorifici ad alto dosaggio che hanno un effetto inebriante, per qualche verso utile, per alleviare la sofferenza). Le persone tendono di frequente all’automedicazione senza sapere che il farmacista può aiutare il riconoscimento della sintomatologia e del relativo più opportuno trattamento.

Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici il farmacista informa sul loro corretto uso e sul rischio delle probabili interazioni con medicine che il paziente già assume. Le farmacie sono in prevalenza private e hanno la facoltà, dal 1968, di essere commercializzate: tale natura di attività che si svolge in regime privatistico, pur assolvendo una funzione pubblica fondamentale, non significa che il conduttore abbia libertà assoluta nella gestione. Dispensando composti farmaceutici, in preparazione galenica o già confezionati, che sono, lo si è sottolineato sopra, potenzialmente pericolosi è necessario che l’esercizio della farmacia garantisca un consistente livello di sicurezza.

Vi è la vigilanza del servizio sanitario regionale sulle condizioni del locale che la ospita il quale deve rispettare determinati requisiti igienici, così come le attrezzature e gli arredi. Non è libero il proprietario della farmacia di associare ulteriori branche merceologiche a quelle previste dai regolamenti potendo vendere in aggiunta ai medicinali esclusivamente prodotti che, in qualche modo, riguardano la salute. A tutela della sanità pubblica è stabilito poi che il concessionario del servizio farmaceutico sia un farmacista e, accanto al titolare è consentito esserci farmacisti collaboratori; su di essi il controllo è tanto della Regione quanto dell’Ordine professionale che si preoccupa degli aspetti deontologici.

Tutto è regolato in funzione della salvaguardia della salute che è un bene primario per cui anche gli informatori scientifici del farmaco seppur non obbligatoriamente laureati in farmacia devono possedere una specifica qualificazione. Neanche gli orari di apertura sono a scelta del gestore dell’esercizio farmaceutico, bensì sono determinati a livello distrettuale costituendo la farmacia un presidio sanitario. Il Distretto ha il compito di assicurare la continuità territoriale, cioè la distribuzione territoriale, e quella temporale, attraverso i turni, dell’assistenza farmaceutica.

Siamo di fronte ad un vero e proprio sistema farmacia pianificato a scala comprensoriale, con la previsione di turnazioni in un adeguato bacino d’utenza. A tale programmazione partecipano gli stessi farmacisti attraverso rappresentanti di categoria e ciò non in chiave sindacale ma di condivisione degli obiettivi del piano sanitario (qui da noi, che viviamo un momento emergenziale, del POS). La somministrazione dei medicinali può avvenire anche nei Comuni con più di 10.000 abitanti, nelle farmacie comunali istituite in eccedenza rispetto al limite che scaturisce dall’applicazione del criterio basato sul numero di residenti (che è una farmacia ogni 5.000 persone).

Le farmacie comunali avevano il compito di fornire le medicine alle classi meno abbienti: è sempre stato un onere gravoso, il loro impianto ed esercizio, per il Comune e però fondamentale specie nel passato quando la gratuità delle cure ancora non esisteva. Infine si fa un accenno ad un’altra tipologia di farmacia che è quella presente all’interno degli ospedali i quali prima avevano la facoltà di renderle accessibili all’intera cittadinanza come succedeva a Campobasso con la Farmacia dell’Ospedale che era collocata all’esterno dello stesso ed in seguito privatizzata.

Oggi ciò non è più possibile e il presidio farmaceutico ospedaliero è a supporto esclusivamente dei ricoverati e di coloro che vengono dimessi per proseguire il trattamento curativo a domicilio. È con la legge di riforma degli ospedali del 1968 che le farmacie sono ricomprese organicamente nella struttura nosocomiale, permettendo, comunque, agli enti ospedalieri, che avevano sostituito le IPAB la gestione delle farmacie esterne. Con l’aziendalizzazione della sanità nel ’92 si apre un nuovo capitolo attribuendo alle farmacie una certa autonomia.

Francesco Manfredi Selvaggi168 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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