La beatificazione di San Salvini/Quando il populismo profana il sacro

nell'articoloLa foto riportata qui sopra, scattata sabato scorso durante il raduno romano della Lega & Co, è la raffigurazione di un Salvini ritoccato, purificato, beato, mistico e illuminato dal protettivo sguardo del Sacro Cuore di Maria Addolorata. Siamo dunque alla santificazione politica di Salvini. E se il comizio di piazza San Giovanni non lo ha chiuso dicendo: “tornando a casa, date a mio nome un bacio ai vostri bambini”, non lo ha fatto perché Giovanni XXIII si sarebbe rigirato nella tomba, ma perché non è venuto in mente al suo staff comunicazione. Da ministro Salvini giocava coi fanti, ora da capopopolo non lascia stare nemmeno i santi.

In piazza c’erano anche Donato Toma e Anna Elsa Tartaglione, la quale ha scritto in un post di aver vissuto “una splendida e appassionante avventura” e di aver ascoltato un “memorabile il discorso di Silvio Berlusconi, colui che 25 anni fa inventò questo centrodestra per salvare la Nazione da estremismi e dal declino”. Peccato che il declino sia poi toccato al suo partito e che l’estremismo se l’è tenuto ben stretto San Salvini.

Non è un caso se, per sistemarsi nella piazza a 100 metri dal palco, i primi a muoversi in corteo sono stati gli oltre mille attivisti di Casa Pound che, pur di non mancare, avevano accettato il divieto di saluto romano impartito dalla Lega per non appalesare l’osmotico feeling con gruppi neofascisti e anni di fascioleghismo filo-russo.

La parola d’ordine era infatti di mostrarsi moderati e le cronache hanno descritto “neofascisti composti che hanno applaudito l’intervento di Silvio Berlusconi e apprezzato particolarmente le parole di Giorgia Meloni”. Alla fine il leader Di Stefano ha commentato: «La compagine sovranista è nella direzione giusta».
A sua volta, il vicecoordinatore romano di Forza Italia, Pietrangelo Massaro, ha tentato di nascondere l’imbarazzo di quelle presenze chiedendosi: «C’è Casa Pound? Mica lo sapevo, io non li ho visti». Doveva essere lontanissimo dal palco.

Peccato che Anna Elsa Tartaglione, quella che a Roma ha vissuto “una splendida e appassionante avventura”, intrattenga pessimi rapporti con Mara Carfagna, quella che ha sperato fino all’ultimo che “Silvio non avrebbe benedetto con la sua presenza l’incoronazione di Matteo Salvini a capo del centro-destra”. Mara però ha sbagliato perché quella non era un’Incoronazione ma una Beatificazione. Domenica prossima sapremo se Capitan Salvini travestito da Crociato vincerà in Terrasanta d’Umbria. E se per Anna Elsa si apriranno le porte di un monastero.

Giuseppe Tabasso130 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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