L’economia sociale per il nuovo Molise

editoriale del numero di Ottobre 2019

Noi trecentomila che ancora, nonostante tutto, alla fine del secondo decennio del terzo millennio abitiamo in Italia fra il Trigno e il Fortore, abbiamo un’unica possibilità per fronteggiare le minacce che insidiano pressantemente la nostra condizione: diventare una comunità competente.

Potremo farlo studiando, e imparando da chi ha operato in maniera virtuosa nell’universo mondo ma anche nell’ambito dei nostri confini regionali; dalle comunità piccole come le nostre preponderanti che hanno saputo rigenerarsi.

Dobbiamo acquisire la competenza per saper leggere e valutare la nostra situazione, mettendone in evidenza i punti di forza (pochi) e quelli di debolezza (svariati).

È un’operazione difficile, complessa, contraddittoria e creativa, che esige di mettere in rete e a frutto la nostra migliore antropologia per ricostruire il progetto (realistico) del nostro futuro e la speranza che da esso dipende.

Dobbiamo partecipare attivamente, ognuno col suo talento, sconfiggendo la mefitica cultura del sospetto che avvelena il nostro spazio sociale; siamo troppo pochi e marginali per potercela permettere.

Non siamo competitivi, è vero; viviamo in un’area interna poco appetibile per il mercato e per i suoi sagaci e rapaci investitori; abbiamo strade malmesse, ferrovie antidiluviane, manchiamo di autostrade e di aeroporti.

Nei confronti della modernità abbiamo accumulato un ritardo che nel tempo si è fatto svantaggio irrecuperabile.

È per questo che dobbiamo cambiare paradigma, dando vita a uno spiazzamento che prima di tutto deve essere culturale.

Alla competizione possiamo sostituire la solidarietà; di chi ha fatto meglio nei confronti di chi è in ritardo, dei più capaci verso quelli che lo sono meno, dei territori più ricchi con i più poveri.

Questa cultura antica e innovativa nello stesso tempo può inaugurare una stagione nuova, dando vita a iniziative di economia sociale come hanno già fatto proficuamente sull’Appennino Tosco Emiliano e in tante altre parti d’Italia; ce lo racconta doviziosamente a pag.32 (del numero di ottobre 2019) Giovanni Teneggi, responsabile nazionale di Confcooperative per le cooperative di comunità.

In questa prospettiva il Molise non è all’anno zero, può mettere a frutto la straordinaria esperienza messa in opera a Castel del Giudice dal sindaco Lino Gentile e dagli imprenditori illuminati Ermanno D’Andrea ed Enrico Ricci che lo hanno affiancato unitamente alla sua minuscola comunità, la quale ha saputo e sa conquistarsi la sua competenza, dando vita a una prospettiva entusiasmante che in meno di un ventennio ha cambiato radicalmente la condizione di quel borgo del Molise altissimo, al confine con l’Abruzzo.

Per rigenerare i nostri territori, soprattutto quelli più interni e marginali, dobbiamo rigenerare prima le comunità residenti, arricchendole con nuovi cittadini, alcuni emigrati in passato e adesso di ritorno dopo la vita lavorativa, altri residenti altrove ma che nei nostri paesi conservano la casa di famiglia e tornano volentieri appena possono, e altri ancora che arrivano da altre parti del mondo, che vorranno diventare nuovi cittadini del Molise spopolato che vuole rinascere, dando vita a un modello di sviluppo d’impianto rurale, colto e innovativo, corroborato da un sistema d’accoglienza che pratica e invera il nuovo umanesimo del quale abbiamo necessità indefettibile.

Si tratta di una rivoluzione civile e culturale che cambia gli obiettivi, le prospettive e i punti di vista, e che soprattutto non ammette banalizzazioni e scorciatoie.

Il cosiddetto “reddito di residenza attiva” abilitato da poco dalla Regione Molise, che nella migliore delle ipotesi concederà 700 euro al mese per tre anni a una quarantina di persone che apriranno un’attività commerciale nei nostri comuni con meno di 2.000 abitanti ha attirato l’attenzione mediatica di mezzo mondo, è vero! Dobbiamo stare attenti però che questo clamore non si trasformi in un boomerang.

In questa nostra povera terra vilipesa non abbiamo bisogno di conigli estratti dal cilindro dal prestigiatore di turno, ma di programmazione territoriale rigorosa, competente e strategica.

Antonio Ruggieri63 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

0 Comments

Lascia un commento

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password