Quote rosa bocciate/L’impossibile rivoluzione femminista senza uomini. E senza donne.

nell'articoloLa maggioranza di destra (ex centrodestra) più due consiglieri del M6S hanno bocciato una proposta di legge che garantirebbe la rappresentanza di quote rosa nella Giunta della Regione Molise e nelle sue società partecipate. Sarà un caso, ma in quello stesso giorno:

1) a Francoforte Christine Lagarde succedeva a Draghi alla guida della BCE:

2) a Milano BookCity assegnava il premio «Afriche» alla scrittrice nigeriana Chimamanda Adichie, famosa autrice di un saggio dal titolo Dovremmo essere tutti femministi la cui tesi di fondo è che “il femminismo senza uomini è una rivoluzione a metà e se non cambiano anche loro nulla cambia davvero”;

3) in Italia è uscito il libro di una giornalista seria e affermata come Lilli Gruber dal titolo Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone (Edizioni Solferino). Basta, dice la Gruber, a “una ciurma di maschi sbracati che imperversa nelle stanze dei bottoni da troppo tempo, in tutto il mondo”. Basta a “un club antistorico di uomini di potere che vengono raccontati ciascuno nel proprio antro al testosterone: Trump, Bannon, Erdogan, Xi Jinping, Putin, Bolsonaro, Johnson, Epstein, Weinstein e Salvini (al quale è dedicata l’introduzione del libro).

Insomma, cari maschietti di potere (non solo politico), datevi una bella regolata sulla parità di genere: mala tempora currunt e più vi attaccate ai distinguo di “norme in vigore”, più la presa della Bastiglia si avvicina. Anzi, se ho ben capito la proposta Fanelli per almeno una quota rosa in Giunta e nelle partecipate, direi che è ancora troppo poco.

Quanto alla condivisibile tesi della scrittrice nigeriana per la quale “il femminismo senza uomini è una rivoluzione a metà”, vorrei aggiungere che la rivoluzione diventa molto meno della metà dinanzi a un femminismo senza donne. Qualcuno avvisi le fans del Capitano Salvini.

Postilla – Un anno fa, molto prima delle elezioni regionali, sostenni a più riprese che era venuta l’ora di eleggere una Governatrice e feci il nome della Fanelli, conoscendola solo per sentito dire. Qualcuno credette di fare lo spiritoso dicendo che all’età mia (allora contavo 92 anni) è “facile fare il femminista”. Una pessima battuta maschilista che fa il paio con la recente bocciatura della proposta sulle quote rosa.

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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