Il punto sulla sanità molisana dopo l’audizione dei Commissari

di Paolo Di Lella

Dall’audizione dei Commissari per il rientro dal deficit sanitario che si è svolta martedì mattina presso il Consiglio regionale, è emerso un quadro davvero sconfortante, che dovrebbe suscitare – se non fosse per la reticenza della stampa locale – un allarme rosso tra la popolazione.

Che cosa hanno detto i Commissari di così grave?

Giustini, innanzitutto, ha attaccato duramente Toma. Ha raccontato del suo stupore dopo aver appreso, in occasione del primo tavolo tecnico dello scorso aprile, che le tasse che i molisani hanno pagato per il Piano di rientro sono state trattenute nelle casse della Regione anziché essere trasferite all’Azienda sanitaria.

Dal 2015 ad oggi ballerebbero più di 16 milioni di euro.

Pare che un alto funzionario del Ministero, nel palesare ai Commissari questa situazione, abbia commentato che si trattava di un caso unico in Italia.

A questo danno erariale vanno aggiunti, peraltro, un’altra settantina di milioni che avremmo dovuto ricevere dallo Stato e a cui abbiamo dovuto rinunciare a causa di questi mancati versamenti e del mancato raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel POS 2015/2018.

Con quei soldi, come ha impietosamente sottolineato il tavolo tecnico, avremmo potuto ampiamente coprire il disavanzo registrato nell’ultimo bilancio sanitario, oppure si sarebbero potuti investire per aumentare la qualità dell’offerta sanitaria.

C’è poi un’altra anomalia in cui incappano i Commissari e che non sfugge ai Ministeri: la Regione è solita pagare le rate del mutuo trentennale, contratto nel 2016 da Frattura per coprire il debito, sempre con i soldi delle tasse anziché attingere al proprio bilancio. Il Tavolo tecnico ancora una volta corregge e precisa: i soldi della fiscalità devono essere usati esclusivamente per rientrare dal deficit sanitario; punto.

Ma non è solo una questione di soldi. Nonostante da aprile sia stato sbloccato il turn over per procedere con nuove assunzioni, la Regione non ha potuto indire i concorsi a causa di inadempienze imperdonabili da parte del Presidente della Giunta che non ha proceduto a nominare le Commissioni Giudicatrici.

Se ripensiamo all’emergenza di carenza del personale, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di attivazione di procedure emergenziali (la richiesta di personale medico militare, il tentativo di ricorrere alle esternalizzazioni, etc.), ma soprattutto se pensiamo alla chiusura scongiurata per un pelo dei reparti di ortopedia a Termoli e Isernia, e quella che non si è riusciti a evitare del Punto nascita di Termoli, c’è di che risentirsi, senza dubbio.

Così si capisce il rancore del presidente Toma nei confronti dei Commissari e si comprende anche l’ansia di avocare a sé le loro prerogative e i loro poteri.

Tra l’altro, con uno sgarbo istituzionale senza precedenti, il Governatore, durante tutta l’audizione è stato assente – così come l’intera Giunta! – a quanto pare per partecipare in collegamento audio-visivo alla Commissione sanità della Conferenza delle Regioni. Si sarebbe potuto evitare di mettere in agenda l’audizione proprio in contemporanea con l’altro importante appuntamento.

Una gestione dei tempi, comunque, davvero impeccabile che ha consentito al Governatore di rientrare in Aula consiliare soltanto intorno alle 17 quando il Consiglio si era nuovamente riunito in seduta monotematica per affrontare i nodi principali concernenti la sanità regionale.

Il tentativo di utilizzare i Commissari come capri espiatori del dramma sanitario molisano è funzionale a chi ha qualcosa da nascondere, fatta salva la buona fede di chi, tra quelli che vogliono difendere il diritto alla salute, ha ingenuamente avallato queste rivendicazioni.

Non a caso, uno dei refrain ripetuti dai Commissari è la precisazione che tutte le scelte da loro compiute, comprese le linee programmatiche contenute nel nuovo POS 2019-2021 (di cui abbiamo fatto una sintesi), sono state condivise dai Ministeri e dunque dal Governo.

In questo senso, ci pare pretestuosa anche l’invettiva contro la struttura commissariale del capogruppo del PD Vittorino Facciolla, il quale è troppo intelligente e preparato per non aver chiare nella sua teste quali siano le vere responsabilità. Evidentemente anche il PD su questo non può dire di avere la coscienza pulita, avendo governato la sanità per ben cinque degli ultimi sei anni, con al fianco un alleato non proprio disinteressato come Patriciello, il padrone della struttura privata che assieme al Gemelli Spa succhia quasi la metà delle risorse pubbliche destinate alla sanità. Senza contare che, come ha specificato Giustini, i mancati versamenti della fiscalità avvengono dal 2015 quando Presidente della Giunta e anche Commissario per il rientro dal deficit era un certo Frattura.

L’altro falso problema su cui fa leva il presidente Toma per confondere le acque è il Decreto Balduzzi. L’applicazione ferrea dei suoi parametri certamente si scontra con il fabbisogno di una popolazione numericamente esigua e dispersa su un territorio con scarsissimi collegamenti e carente dal punto di vista delle infrastrutture, ma c’è da dire – e non è un dettaglio – che si tratta di una legge ordinativa e non prescrittiva. Il vincolo è il pareggio di bilancio, nulla ti vieta di togliere da una parte e mettere dall’altra.

Toma si è presentato tutto tronfio in apertura del Consiglio monotematico, con l’aria di chi aveva un asso nella manica. La sua idea è quella di legarsi alle richieste del Presidente della Regione Calabria in Conferenza delle Regioni per richiedere la deroga sul D. Balduzzi, ma soprattutto per scaricare il debito sanitario regionale sullo Stato, addossando tutte le responsabilità ai Commissari. Un’operazione alquanto spregiudicata, costruita peraltro su fake news.

E non finisce qui. Michele Iorio, che da quando ha litigato con Patriciello si è messo nelle condizioni di dire la verità, e che è uno dei pochi nell’attuale Consiglio regionale a capire le cose in profondità, ha messo in luce un altro aspetto, ripreso anche dai 5 stelle, davvero inquietante. Si tratta dei soldi che la Regione anticipa alle due maggiori strutture private per curare i pazienti provenienti da fuori regione. Quasi 50 milioni di euro l’anno.

Lo aveva detto più sfumatamente, senza entrare nei dettagli, anche la Commissaria Grossi: il saldo della mobilità attiva è diminuito di ben 20 milioni di euro dal 2012 e quello che ne è rimasto è prodotto dalle sole strutture private.

E non ci sarebbe neanche nulla di male se non fosse per il fatto degli anticipi.

Hanno ragione Iorio e i cinque stelle: bisogna fare degli accordi con le Regioni di provenienza dei pazienti che vengono a curarsi in Molise, in modo tale che siano esse a farsi carico dei costi, anticipandoli alle strutture private. Anche perché non c’è possibilità di chiudere un bilancio in pareggio se ogni anno devi anticipare 50 milioni che ti verranno restituiti, quando tutto va bene, dopo due anni e anche con lo sconto, considerando i ricorsi da parte delle Regioni di provenienza che contestano legittimamente l’appropriatezza di certe prestazioni.

Ma c’è di più. Prima del 2015 non era possibile tutto questo. In quell’anno una senatrice alfaniana (dal cui curriculum si evince una scia che porta dritto in Molise) riesce a far introdurre nella Legge di stabilità due emendamenti che consentono alle Regioni di acquistare prestazioni dagli IRCCS per pazienti provenienti da fuori regione e che è possibile anticiparne i pagamenti.

La Regione Molise, poi, ha fatto ancora di più inserendo questo emendamento di straforo in una Legge: “puoi anticipare” diventa “devi anticipare”.

Alla fine il Consiglio monotematico si è concluso con l’approvazione, da parte della sola maggioranza, di un atto di indirizzo che impegna il Presidente della Giunta regionale in modo fin troppo generico a tutelare i diritti dei molisani, a puntare sulla sanità pubblica (in cui loro includono anche le strutture convenzionate), a chiedere la sostituzione dei Commissari e una deroga al Decreto Balduzzi.

Le proposte del PD di riequilibrio del rapporto pubblico/privato (vedi Iorio: litigare con Patriciello ti restituisce autonomia e lucidità politica), e le tante proposte del Movimento 5 stelle, compresa quella di stabilire un tetto pari a 1/3 per l’acquisto di prestazioni destinate agli utenti extra-regionali (che aveva trovato anche il consenso di Iorio e della Romagnuolo), sono state tutte bocciate. Persino quella in tutela del Caracciolo di Agnone come Ospedale di zona disagiata.

E pensare che, come ci ha raccontato Andrea Greco nel suo efficacissimo video di denuncia che ha registrato a caldo, a Consiglio appena concluso, il Governatore era stato di recente ad Agnone, dicendo di volersi ricaricare, come facevano i sanniti, prima di affrontare Roma…

Paolo Di Lella82 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

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