La costa avanza o il mare arretra?

È un dilemma che è difficile risolvere. Rimane il fatto che in certe ere si è avuto l’avanzamento della linea costiera in altre il suo arretramento, ciò che si teme avvenga come conseguenza dei cambiamenti climatici.

Il paesaggio adriatico è piuttosto ripetitivo e l’immagine delle “marine” è costantemente la stessa. Si tratta di insediamenti ex novo che, pur non essendo “d’impianto” poiché, almeno inizialmente non erano governati da strumenti urbanistici come Campomarino Lido dove l’edificazione al principio avvenne lungo l’asse stazione ferroviaria-stabilimento balneare, la Conchiglia Azzurra che era l’unico, hanno una conformazione regolare.

Ben pochi sono i casi nel Molise di agglomerati edilizi di notevole estensione come questo che non si sono dovuti confrontare con preesistenze e sono i nuclei industriali maggiori; la spiegazione c’è ed è che pure le pianure intermontane, prendi quelle di Campochiaro o di Pozzilli, alla stessa maniera del litorale erano luoghi privi di presenza umana.

Il Lido di Campomarino sta in località Marinelle, la quale si distingue da Marinelle Vecchie che è contigua perché terre “redente”, come si diceva allora, cioè riconquistate dalle acque, in termini cronologici dopo le prime a seguito dei lavori di bonifica. Di questi rimanevano tracce fino a qualche tempo fa nei canali necessari per il prosciugamento dei terreni, progressivamente interrati.

Furono utilizzate pure le idrovore per eliminare le paludi, mentre il mare è cominciato ad arretrare a seguito del mancato apporto dei sedimenti da parte dei fiumi, bloccati dalle dighe del Liscione e di Chiauci rispettivamente sul Biferno e sul Trigno. Prima, prima dell’affermarsi della consapevolezza del fenomeno dei cambiamenti climatici che porterà all’innalzamento del livello marino, si riteneva che la quota delle acque del mare costituisse un’invariante nonostante vi siano evidenze locali, in certi tratti della costa a nord di Termoli, che l’Adriatico fosse, in qualche altra era geologica, più alto ed esse sono costituite dalla cimosa, quella sottile striscia di sabbia sottoposta alla campagna retrostante anche di 3 metri.

Il mare, non solo per il moto ondoso che lentamente erode le falesie, è uno dei maggiori fattori del modellamento terrestre, in passato con il suo abbassamento facendo emergere terreno e domani con la sommersione della fascia litoranea a seguito dello scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale del pianeta. Qualcosa del genere, in verità, deve essere già avvenuto allorché nel XVI secolo si ebbe la cosiddetta piccola glaciazione con l’arretramento della linea di costa la cui prova è il cordone di paleodune, o «dune fossili», che si rinvengono a Nuova Cliternia.

Paradossalmente questo è il sistema dunale, con l’eccezione di quello di Petacciato, maggiormente percepibile perché quelle più recenti, prossime alla spiaggia, sono state compromesse dalla pineta, la quale se svolge la medesima funzione di proteggere l’entroterra dai venti marini, non contribuisce a mantenere l’equilibrio, a differenza delle dune, fatte anch’esse di sabbia, dell’ecosistema della spiaggia. Nel Molise un’ulteriore testimonianza dell’oscillazione del confine tra terraferma e mare sono le colline gessifere poste tra Guglionesi e Montenero di Bisaccia.

In una lontanissima fase della storia della Terra il Mediterraneo ebbe una crisi di salinità talmente forte che stava per scomparire. L’acqua, priva ormai di sale, evaporò e si formò il gesso. L’unico punto stabile, in definitiva, della costa molisana è il promontorio su cui sorge il «borgo antico» di Termoli. Si tratta di una piccola penisola, oppure di un’isola a seconda di come si voglia interpretare l’incisone che la separa dal continente oggi interrata e trasformata nella strada di collegamento al porto, se istmo o valloncello. È un alto masso roccioso che non viene scalfito dai flutti marini.

Per il suo essere elevato e con pareti naturali verticali che la circondano è facilmente difendibile e per questa ragione deve essere stato scelto per edificarvi un centro abitato. C’è un secondo motivo che deve aver spinto a costruire qui un nucleo abitativo e che si collega al fatto che trattandosi di un’emergenza morfologica che si protende verso il mare in entrambi i lati opposti, quelli radicati nella costa, vi sono due insenature, delle quali quella sottoflutto è idonea quale approdo marittimo: ogni entità portuale richiede la presenza di un villaggio per i servizi che esso può offrire a chi naviga.

La portualità è una caratteristica fisica dei luoghi che stimola una comunità a dedicarsi alla pesca e da qui la tradizione peschereccia della cittadina adriatica. La produzione ittica e la navigazione, verso le Tremiti, sono stati gli usi all’epoca esclusivi del mare e solo nell’età contemporanea si è aggiunta la balneazione. Le uniche scogliere che c’erano erano quelle che servivano alla sicurezza dello scalo, impiegate per erigere i moli, mentre attualmente esse sono a protezione delle rive per evitare la perdita delle spiagge, risorsa fondamentale per il turismo.

Appare, per quanto detto in precedenza questo uno sforzo immane, perlomeno nel lungo periodo, per le evoluzioni inarrestabili del litorale. Queste di cui si è parlato sono le minacce provenienti dal mare, ma vi sono pure quelle che vengono dall’entroterra, meno consistenti, indubbiamente, a provocare alterazioni della linea costiera.

Ci stiamo riferendo ai materiali solidi trasportati dai corpi idrici secondari (si rimanda per il Trigno e il Biferno a quanto evidenziato sopra) che seppur minimi, trattandosi di aste assai brevi, rischiano di compromettere alcune infrastrutture marine; il Rio Vivo fu deviato nel suo tratto finale per evitare che i depositi terrosi che trascina con sé potessero provocare l’interramento della darsena di Termoli.

Per inciso, si evidenzia che problematica analoga fu affrontata quando si doveva decidere sulla realizzazione del porto-canale alla foce dei Biferno il quale non essendo un fiume navigabile sarebbe dovuto essere costantemente dragato. Infine si segnala che alle spalle dei moli, i più lunghi dei quali sono quelli del bacino portuale termolese, davvero corti quelli dei porticcioli turistici di Campomarino e Montenero di Bisaccia, si ha l’avanzamento della spiaggia, ma è un punto particolare.

Francesco Manfredi Selvaggi198 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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