Capire la Germania non odiarla. Il ritorno di sentimenti antitedeschi ci porterebbe alla rovina

Il diverbio fra i leader di Italia e Germania sui fondi anti Covid-19, pare aver suscitato sentimenti anti tedeschi e perfino anti europei: il sindaco di San Giacomo degli Schiavoni ha ordinato di non esporre la bandiera azzurra a 12 stelle. E nel pandemonio della pandemia c’è chi sul web ha invitato a non acquistare prodotti tedeschi. E a fomentare odio verso la Germania ci s’è messo pure l’attore Tullio Solenghi, dell’indimenticabile trio Lopez-Marchesini-Solenghi, che ha sparato in rete una sconsiderata invettiva antitedesca, figlia di pregiudizi e di scarsa conoscenza della materia. Rimpiango i vecchi stereotipi a base di crauti, crucchi, unni e sturmtruppen.

Si dice che i tedeschi amano gli italiani ma non li stimano e che gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano. Però non si può trasformare la stima in odio. E non si può scherzare con la storia in un momento di sconcerti nazionali che mettono in discussione perfino la sopravvivenza di un’Europa minacciata su due fronti. Uno esterno con grandi potenze – USA, Cina e Russia – che mirano a sfasciarla per poi trattare con Stati singoli e quindi più deboli. L’altro interno dove forze politiche nazionaliste non vedrebbero l’ora di seguire l’esempio della Gran Bretagna.

Una volta la Germania era definita “nano politico e gigante economico”: oggi non è più la “locomotiva” ed è condizionata dall’ascesa di pericolose forze sovraniste. Angela Merkel è indebolita, paga la “colpa” del milione di profughi accolti e tra un anno termina il suo cancellierato. Una cosa però è certa: la Bundeskanzlerin, maestra nell’arte del compromesso politico, non lascerebbe mai il potere tradendo la sua fedeltà ai valori dell’europeismo. E ora sta certamente lavorando per salvare l’Europa, così come fece quando sposò la linea di Draghi per salvare l’Italia.

Ricordo bene che prima di cedere la Casa Bianca a Trump, Barack Obama organizzò a Berlino un incontro fuori programma con la Merkel allo scopo di consegnarle un simbolico “testimone”: quello di vegliare sull’Europa e sull’Occidente, prevedendo i disastri che avrebbe combinato il suo successore. Ogg ai disastri si è aggiunta una pandemia che potrebbe però trasformarsi in una grande occasione. Fu Mitterrand, del resto, a dire che per fare davvero l’Europa servirà una terza guerra mondiale.
Il Covid-19 lo è.

Temo però che questo emotivo ritorno a sentimenti anti tedeschi lascia intravedere una mancata comprensione del lavoro compiuto dalle ultime generazioni di quel Paese. Qualche giorno fa la scrittrice Carmen Korn, definita la “Elena Ferrante tedesca”, ha rievocato in un’intervista i “moti studenteschi del ’68 e la rabbia dei giovani tedeschi che interrogavano genitori e nonni sui loro trascorsi nazisti, su dov’erano e su cosa facevano trent’anni prima”. Dunque non è vero che in Germania “il passato non passa”, è vero che ha dovuto fare i conti con una incancellabile colpa storica che deve però rimanere storica. L’autorevole germanista Angelo Bolaffi afferma oggi che “dobbiamo aiutare i tedeschi ad aiutarci”.

Caro sindaco di San Giacomo degli Schiavoni, rimetta pure sul balcone la bandiera europea. Sapesse come oggi sono orgogliosi di sventolarla i suoi antenati in Croazia.

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

1 Comment

  • fulvio Reply

    2 Aprile 2020 at 11:35

    Al caso sono gli italiani a non fare i conti con la storia. Gli italiani si presentano come eterne vittime e perfetta brava gente, cosa un pochino discutibile

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