Capire o maledire la Germania? Una risposta

Il mio articolo di ieri sulla frizione sorta tra Italia e Germania in merito alle misure europee di contrasto alla crisi del Covid-19, ha suscitato (ma ben venga) la forte contrarietà da parte di un lettore che ha invece applaudito l’attore Tullio Solenghi per la violenta sparata anti tedesca da me condannata.

La discussione è attualissima e interessante, pertanto preferisco fornire al contestatore una risposta ben più autorevole della mia, proponendo uno stralcio di quanto ha scritto stamane sul Corriere della sera un giornalista e storico importante come Paolo Mieli.

Le ragioni sono per lo più dalla parte di Francia, Italia e Spagna, ma è davvero sconsiderato mettere in campo l’idea che Berlino avrebbe nei nostri confronti dei «doveri di solidarietà». l’Italia nel 1940 affiancò la Germania hitleriana nell’aggressione all’Europa. La solidarietà che giustificatamente chiediamo ai tedeschi (e agli olandesi) dobbiamo saperla ricambiare con un atteggiamento più rispettoso nei confronti del dibattito interno di quei Paesi, peraltro più articolato del nostro. La richiesta di solidarietà dovrebbe poi andare al passo con il senso di responsabilità. Talché quando chiediamo di poter disporre delle risorse necessarie ad affrontare l’attuale crisi, dovremmo preoccuparci di dimostrare – in primo luogo a noi stessi – che i soldi ottenuti li spenderemo in modo avveduto. Se poi quegli euro serviranno per consentire di sopravvivere anche ai cosiddetti «lavoratori in nero» – come è doveroso che sia; sottolineiamo: doveroso – dovremmo altresì ricordare che l’impegno a venire a capo del gigantesco problema dell’evasione fiscale non può essere lasciato alle ore in cui si forma un governo quando si vuol portare qualche generica copertura alle voci di spesa. E dovremmo preoccuparci fin d’ora che quelle somme non finiscano neanche in parte nelle mani della malavita. La richiesta di solidarietà non può essere disgiunta dal senso di responsabilità. Neanche in circostanze straordinariamente drammatiche come quella attuale.”

Giuseppe Tabasso182 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

2 Comments

  • Fulvio Reply

    3 Aprile 2020 at 22:34

    Tra l’altro non mi sembra che il problema sia se aiutare gli altri stati ma come aiutarli.

  • Fulvio Reply

    4 Aprile 2020 at 7:49

    Non è vero che i tedeschi non vogliono aiutare. I tedeschi vogliono garanzie su come quei soldi sarebbero usati e i nostri non le vogliono dare

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