La teoria della scuola «vetusta»

È frequente, nella vita come nella vita politica, imbattersi in elogi eccessivi e adulatori fatti, da chi si sente in colpa, a coloro che dovrebbero addebitargli la responsabilità di quella colpa. «Siete stati bravissimi a tenere in piedi la scuola con internet!» si sentono dire oggi gli insegnanti, quegli insegnanti abbandonati per anni a loro stessi nel tentativo di auto-formarsi nell’uso delle nuove tecnologie e della loro applicazione nella didattica.

«Voglio ringraziare la comunità scolastica per la grande capacità di reazione che ha avuto nelle ultime settimane». È cominciato così, infatti, con questo elogio di studenti e insegnanti, l’intervento della Ministra Azzolina alla conferenza stampa del 6 aprile scorso.

Negli ultimi dieci anni, in Finlandia, le istituzioni si sono impegnate a sviluppare il concetto di “Human-centered ICT”, cioè ambienti tecnologici per l’apprendimento centrati su docenti e studenti. Questo ha permesso di scegliere gli strumenti non in base alle gare d’appalto o alle qualità tecniche ma al valore pedagogico: servono per la didattica? Sono facili da usare? Sono simili alle app già usate da docenti e studenti? Sono compatibili con i computer, i tablet e i telefonini più utilizzati?

«Questo decreto deve essere collegato con chiarezza – ha detto la Ministra, sempre nella stessa conferenza – alla didattica a distanza. Una chiarezza definitiva per cui la didattica a distanza non può essere considerata uno strumento opzionale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo».

Negli ultimi dieci anni – mentre in Italia qualche professore chiedeva corsi di formazione veri e veniva deriso in collegio docenti da colleghi e dirigenti imbevuti fino al midollo del veleno del bizantinismo ministeriale – l’approccio human-centered, di cui si diceva prima, è stato in Finlandia alla base della formazione del personale docente. L’aggiornamento si basa sulla domanda di formazione relativa alle nuove tecnologie che proviene dagli studenti e dagli insegnanti. Si cerca di dare immediatamente risposta ai problemi specifici che nascono dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

«La didattica a distanza – ha detto ancora la Ministra – ci sta permettendo di concludere l’anno scolastico e quindi non renderla più opzionale, ma una chiave di volta del nostro sistema, significa dare dignità a tutti gli insegnanti che in questo momento hanno fatto tantissimo». Adulazione mirata al raggiungimento dell’obiettivo di cui si diceva prima?

Per quanto riguarda la didattica a distanza, in Finlandia, il Finnisch Institute for Educational Research lavora per coordinare la formazione scolastica con un progetto di ricerca per migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento e, soprattutto, le competenze professionali dei docenti. Il FIER ha creato Peda.net, una rete online che comprende tutte le istituzioni scolastiche finlandesi e che gestisce i contenuti attraverso l’utilizzo di un sistema di gestione di facile utilizzo. I docenti hanno a loro disposizione una serie di contenuti disciplinari e multidisciplinari sviluppati dai ricercatori o che sono nati dalla collaborazione di questi con i docenti stessi. Si lavora, insomma, per adeguare le tecnologie alle reali esigenze di chi insegna. I Web Tools per l’insegnamento sono stati creati partendo dai desideri e dai bisogni dei docenti, che sono anche intervenuti nella loro progettazione e realizzazione.

La Ministra ha continuato, invece, sullo stesso tono e, parlando del «mettere in sicurezza l’anno scolastico», dopo aver sottolineato con uno sguardo triste la «vetustà» del «6 politico», ha detto ancora che «la valutazione di uno studente non è legata a un freddo voto numerico ma la valutazione fa sì che si guardi all’identità personale dello studente, alla crescita e alla maturazione di uno studente che in questo caso guarda a un periodo complessivo che è di ben cinque anni. E noi abbiamo messo al centro gli studenti».

In Finlandia, già da molti anni, gli insegnanti tendono a non dare valutazioni negative per non demoralizzare gli studenti; i voti (dal 4 al 10) vengono dati in base al progresso personale di ogni singolo studente. Non esistono scuole per studenti con particolare talento o particolari difficoltà e i bisogni speciali e le disabilità sono incluse nelle normali attività.

«Se ci saranno apprendimenti da recuperare – ha concluso imperterrita la Ministra – i nostri studenti recupereranno a settembre dell’anno scolastico successivo». Poi, dopo una pausa, «Una piccola nota dolente – ha detto con pathos – e qui chiedo scusa io a nome di tutto il Ministero… Non riusciamo ad aggiornare le graduatorie d’istituto e questo è dovuto a procedure vetuste (come il 6 politico? Ndr), a lacune nella digitalizzazione del Paese e in particolar modo del mio Ministero. Non riusciamo a portare avanti un milione di domande cartacee (e qui sottolinea in senso dispregiativo l’aggettivo cartacee) con raccomandate, ricevute di ritorno e bolli. Chiedo scusa io… riaggiorneremo l’anno prossimo con una procedura digitalizzata».

Insomma, i recuperi degli studenti a settembre, quelli dei ministeriali e del ministro l’anno prossimo. Sperando che non sia – questa procedura del recupero dei “rimandati” – anch’essa «vetusta» e poco efficace rispetto al modello finlandese e al buon senso.

Giovanni Petta30 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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