Il 50º delle Regioni/Allarme di Mattarella, postumi di Covid e assenza di idee. E se tornano le macro-regioni?

Il 2 giugno il Presidente della Repubblica ha lanciato un appello alla «unità morale» degli italiani e il giorno 7, per i 50 anni delle autonomie regionali, ha inviato un preoccupato messaggio che giudicava potenzialmente destabilizzante la litigiosità delle Regioni. “La lotta alla pandemia – ha avvertito – ci pone di fronte a nuovi interrogativi su come evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni creino inefficienze paralizzanti e pericolose fratture nella società”. Ha poi ammonito che “l’opera delle Regioni va armonizzata”, che “dopo mezzo secolo di esperienza la riflessione è ancora aperta e infine che “non vincerà un territorio contro un altro, un’istituzione a scapito di un’altra, ma solo la Repubblica nella sua unità».

All’alto senso dello Stato, Sergio Mattarella unisce perspicacia e lungimiranza politica: non parla mai a caso, le sue parole pesano come pietre. Pare infatti di capire che i postumi dello scontro Stato-Regioni daranno luogo a una partita politica sulla ricomposizione degli assetti regionali. Una partita a scacchila cui mossa del cavallo potrebbe essere la riproposizione delle macro-regioni.

Ci fu un tempo in cui la Lega buttava tricolori nel cesso e minacciava la secessione, il centrosinistra aumentò allora il decentramento e poi varò il discusso Titolo Vº con risultati non proprio esaltanti. Finché nel 2014, in piena crisi, il format delle venti Regioni fu messo nel mirino. Sono troppe, si diceva, sono un monumento allo sperpero, serve un piano per accorparle. La Lega era per un’Italia Nord, Centro e Sud, c’era chi voleva rifare le Province abolendo Regioni e Statuti Speciali. Poi si ridisegnò una cartina d’Italia con lo Stivale diviso in 12 aree col Molise collocato in un’area cosiddetta “Levante”.

Insomma il post-Covid e i suoi tanti “niente sarà come prima” potrebbero rinverdire la prospettiva delle macro-regioni per rammendare un regionalismo macchiatosi di troppi peccati. E non è affatto detto che il Molise non possa giovarsene, sempre che una classe dirigente paurosa di perdere privilegi non si arrocchi su un autonomismo di comodo.

Se ben ricordo, Primonumero promosse tempo fa un sondaggio che bocciò chiaramente accorpamenti tipo Moldaunia o Molisannio approvando invece un ricongiungimento, sia pur parziale, con l’Abruzzo.

Il futuro prossimo venturo di questa regione deve fare i conti con una inesorabile “ghigliottina” di denatalità e dunque, prima di scendere sotto i 300 mila abitanti, cioè tra poco, bisognerebbe pianificare idee e progetti in un momento reso propizio dal Recovery fund di un’Europa che oggi dà i soldi prima di vedere i progetti, mentre prima esigeva il contrario.

Eppure da noi c’è chi idee e progetti cerca di produrli e segnalarli sotto il nome di Un nuovo Molise è possibile. Peccato però che una dirigenza politica future free lo consideri una specie di cluster culturale destinato a spegnersi da solo.

Postilla – Per il 50º della Regione Molise il presidente del Consiglio regionale Micone ha tracciato un’apoteosi dell’istituzione e ha annunciato per il 30 giugno una seduta commemorativa e propositiva su cosa ci aspettiamo da questa autonomia regionale, su come intendiamo difenderla e su quale rapporto avere con lo Stato e le altre autonomie in un contesto europeo in sempre maggiore evoluzione, ecc. ecc.”. (Immaginatevi un contesto europeo in un contesto leghista!) Oggi – scrive Micone – dobbiamo avere fiducia in noi stessi guardando al passato. Oggi servirebbero più binocoli sul futuro che retrovisori sul passato, ma il vero problema è come possa reggere un sistema clientelare ridotto a oscene tratte di assessorati, cui manca l’entusiasmo che 50 anni fa animava i “padri fondatori” e i cui orizzonti non vanno oltre le sue scadenze elettorali.

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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