Bizzarra estate 2020: il Molise, in controtendenza, diventa una regione Train Free

Dopo 137 anni di altalenante funzionamento il treno non toccherà più Campobasso, questa assenza durerà 500 giorni secondo i padroni delle ferriere, molti di più secondo gli utilizzatori finali più agguerriti e disincantati.

All’arrivo del primo treno a Campobasso il 24 luglio del 1883 le cronache dell’epoca riportano che fossero ad aspettarlo almeno diecimila persone, incuriosite e festanti. Oggi si chiudono i battenti in un silenzio assordante. I pendolari stremati e i pochi lavoratori superstiti si sono dovuti piegare ai voleri di un assessorato in vacanza di assessore e ai voleri forti di RFI e Trenitalia creditrice perenne nei confronti della nostra Regione, cattiva pagatrice e con le idee estremamente confuse in fatto di servizio ferroviario da offrire ai propri pendolari.

Dopo le chiusure della Carpinone-Sulmona, della Campobasso-Benevento e della Campobasso-Termoli, si chiude a cuor leggero anche la Campobasso-Venafro. I tempi annunciati di chiusura, per permetter i lavori di elettrificazione della linea, parlano di una durata di un anno e mezzo, ma il Sud, ed il Molise in particolare, è collezionista atavico di promesse vane, e forse anche questa assenza di proteste va interpretata come sintomo di disincanto e di pessimismo degli utenti molisani. Di annunci disattesi ne hanno sentiti tanti, ecco perché il fatalismo cronico è il “bagaglio” del pendolare molisano.

Da oggi in poi, e per un periodo non definibile, diverremo una regione di utilizzatori di bus e di auto propria, non è precisamente la direzione verso cui viaggia il resto dell’Italia. Paghiamo colpe e ritardi di un assessorato, quello dei trasporti, che ha storicamente annaffiato di più la piantina della gomma, facendo seccare quella del ferro e, fatto unico in Italia, non mettendo mai le due modalità l’una al servizio dell’altra. Questa colpevole disattenzione ha dei costi per la comunità. Oggi, le comunità che si ostinano a delegare impunemente rischiano l’estinzione, questo a causa delle spietate leggi che regolano la demografia. Il pericolo è questo, soprattutto nelle sonnacchiose lande molisane. I tempi richiedono un repentino cambio di direzione in materia di partecipazione.

Come sindacalista e lavoratore dei trasporti tocco quotidianamente con mano l’inadeguatezza della classe dirigente molisana e più che vigilare sui tempi di consegna dei lavori e tutelare i lavoratori che rappresento, non posso fare, o meglio: non mi è stato mai permesso di partecipare alle scelte. Ho qualche volta partecipato, ma sempre poco o nulla contato. Visti i risultati, rivendico, con orgoglio, il mancato coinvolgimento.

Ecco perché auspico che, quando questa interruzione temporanea sarà conclusa, ai tavoli per progettare un moderno TPL regionale ci siano gli utenti e i lavoratori del settore e solo allora, forse, i dirigenti di Trenitalia e di RFI sembreranno più simpatici al popolo dei pendolari molisani.

Carmine Mastropaolo2 Posts

Carmine Mastropaolo, nato a Campobasso nel 1960. Frequenta la facoltà di Agraria di Portici e poi, dopo il terremoto del 1980, quella di Pisa. Ferroviere dal 1985, torna in Molise nel 1997. Segretario generale della Uil Trasporti Molise dal 2006. Collabora al mensile Il Bene Comune dal 2010, occupandosi di trasporti e ambiente.

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