Quando Morricone intervistò mio padre

Ennio Morricone se n’è andato, ma ogni volta che c’imbattiamo in un capolavoro del cinema ritroviamo sempre lui, inarrivabile creatore di suoni. Prendete quel capolavoro che è Nuovo Cinema Paradiso: senza i brani struggenti creati da Morricone sarebbe solo un bel film sentimentale. Nel ricordarlo Francesco Merlo ha scritto che “rimane insoluto il quesito se è il cinema che si è servito di Morricone o è Morricone che si è servito del cinema”.

Sulla sua figura in questi giorni abbiamo letto articoli bellissimi, ben diversi da semplici “coccodrilli”. Per questo mi ero riproposto di non scrivere nulla, anche per non cadere nel vezzo che talvolta induce i biografi a parlare più di se stessi che dello scomparso. Poi però ci ho ripensato avendo avuto in passato l’occasione di conoscere Morricone da vicino e dunque di avere qualcosa che forse vale la pena raccontare.

Dagli anni ’50 e ’60 in Rai circolava il fior fiore di artisti e intellettuali: alcuni regolarmente assunti, come Umberto Eco, Gianni Vattimo, Luciano Berio, Bruno Maderna. Si pensi che il grande Carlo Emilio Gadda era addirittura un funzionario radiofonico. Ennio Morricone era stato assunto come assistente musicale addetto alla scelta di brani da inserire nei programmi. Si vide poi costretto a dimettersi quando scoprì che in Rai vigeva un severo divieto di trasmettere musiche composte da dipendenti. Non eravamo amici ma c’incontravamo spesso “in azienda”, talvolta a mensa.

Un giorno mi disse che dal mio accento non percepiva bene dove fossi nato. “A Campobasso – risposi – dove mio padre era riparato da Napoli quando il cinema sonoro mise in ginocchio tutti i lavoratori dello spettacolo che campavano col cinema muto”. Aggiunsi che da pianista mio padre suonava in vari cinema di sera e nelle matinée cinematografiche dirigeva un’orchestra al famoso Salone Margherita.

Non so se vi rendete conto cosa avevo appena detto a colui che sarebbe diventato il più grande autore di colonne sonore del mondo. Non ci posso credere – esclamò – ma tuo padre è vivo? Devo parlargli, Stettero al telefono quasi un’ora. Morricone volle sapere per fila e per segno se commentava a braccio, come sceglieva i brani, come cadenzava i tempi.

Quello che sentii raccontare da mio padre lo sapevo a memoria: “Avevo un repertorio adatto a ogni sequenza cinematografica, che erano via via languide, grottesche, passionali, allegre, sentimentali, truculente, liriche, strappalacrime. Potevi commentarle anche senza vedere il film in anteprima”.

“Per le matinée del Salone Margherita era tutto diverso, niente improvvisazioni, poi con l’orchestra devi arrangiare le singole partiture. C’erano spettatori che venivano anche per ascoltare della buona musica. A ogni nuova pellicola annunciata dal cartellone, facevo levatacce mattutine in sala proiezioni. Cronometravo i tempi, compilavo una scaletta, Il problema era sempre quello di reperire brani musicali nuovi, pertinenti, senza scartare dei classici”.

“Una volta successe che per una lampada troppo fioca scambiai numerazione di partitura e attaccammo con un galop il piano sequenza di un giovane al capezzale di una donna morente. Furono attimi di panico, diedi l’alt e mi salvai con un assolo al piano a base di cupi accordi funebri. Spesso succedeva che i tempi non fossero commisurati alla perfezione e che si sforasse: in questi casi ci si salvava con delle sfumature a morire…” .

Non so dei due chi fosse più felice di ascoltare chi di raccontare. So che notizie dirette sullo scomparso mondo del cinema muto, il più grande genio del “sonoro” le ebbe dal vivo, da mio padre.

Giuseppe Tabasso182 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

1 Comment

  • Antonio Tabasso Reply

    15 Luglio 2020 at 13:01

    Caro Peppino,
    è sempre interessante e piacevole leggerti. Ti ringrazio, ti saluto e …ti abbraccio malgrado il Covid!
    Antonio

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