Larino. Angelo D’Uva: “La mia azienda è stata danneggiata, ma non è un attacco personale”

Intervista con Angelo D’Uva

Qualche notte fa, l’azienda D’Uva di Larino è stata oggetto di un’azione criminosa, che ha portato al danneggiamento di parte della vigna che produce vini tra i più pregiati del Molise. Un’azienda a conduzione familiare, che la nuova generazione è stata capace di portare a livelli altissimi e la cui Tintilia è famosa nel mondo. Cantine e agriturismo annesso rappresentano un fiore all’occhiello per la città di Larino, poiché Angelo ed Enrica, i proprietari, con amore e sacrificio, nei piatti e nei vini offerti agli ospiti, coniugando tradizione e innovazione, raccontano un territorio che, oggi più che mai, va difeso. Così, soprattutto per esprimere la vicinanza e la solidarietà di tutta la redazione de Il Bene Comune, e certi del fatto che un territorio a forte vocazione agricola, ancora “pulito”, vada difeso, abbiamo incontrato Angelo D’Uva.

di Anna Maria Di Pietro

Quello che è successo alla tua azienda rappresenta un fatto gravissimo per tutto il territorio. Ci racconti la dinamica?

In piena notte, sono stati tagliati i tiranti del vigneto, cioè circa duecento cavi che rappresentano la struttura reggente dell’intera vigna; hanno tagliato i cavi principali e si è trattato di un taglio professionale, che solo mani esperte potevano fare. Nel senso, che bisognava sapere esattamente cosa tagliare. Il lavoro è stato fatto da almeno tre persone.

Qual è l’entità del danno?

Fortunatamente, la vigna era stata alleggerita da una raccolta parziale di uva, per cui la parte che si è adagiata, circa cento piante, ha fatto da cuneo a tutto il resto. Siamo intervenuti per un ripristino parziale, mentre al resto penseremo durante l’inverno. Considerando che il vigneto ha trentadue anni, ha resistito abbastanza.

Come leggi l’accaduto?

Intanto, non è stato un attacco personale. Non ho nemici. Lo penso perché altre vigne del Basso Molise, vedi Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis, hanno subito lo stesso attacco. Quindi, credo piuttosto che si sia trattato di un’azione intimidatoria rivolta a tutti gli agricoltori molisani; probabilmente un tentativo di infiltrazione in Molise della malavita organizzata; è probabile che tra qualche tempo verranno a chiederci il pizzo o, magari, si presenterà qualche pseudo agenzia che ci offrirà, in cambio di denaro, un servizio di controllo notturno dei terreni. Queste sono le due ipotesi più plausibili. La mia vigna, tra l’altro, è stata scelta perché è vicina alla strada.

Però, visto che il Basso Molise negli ultimi tempi sta diventando sempre più appetibile per l’installazione di pannelli fotovoltaici, non credi che la cosa possa essere legata anche a questa circostanza?

L’ho escluso a priori, perché qualche anno fa ho ricevuto un’offerta molto allettante; mi hanno proposto il triplo di quello che volevano dare ad altri agricoltori della zona. Nonostante questo, ho rifiutato. Però, la trattativa è stata molto tranquilla e non ho ricevuto pressioni.

Quindi, ti sei sempre schierato contro il fotovoltaico…

Certo, ho sempre resistito, perché per il futuro immagino delle terre piene di vigneti e non pieni di “specchi”.

Secondo te, cosa bisogna fare ora che il pericolo di infiltrazioni malavitose sembra reale?

Intanto, bisogna avere il coraggio di denunciare. Solo così si possono scoraggiare certe azioni. Se non si denuncia, è come se si dicesse che il problema non esiste sul nostro territorio, spianando la strada ad azioni sempre più forti. La cosa va fermata su nascere. Dobbiamo difenderci e difendere le nostre terre. Io non ho paura e resisto.

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