No-vax/Elogio al Molise senza pandemie mentali

Austria, Germania, Olanda e Danimarca sono oggi tra i più contagiati Paesi europei. Come da noi, no-vax e no-mask sfilano in piazze fracassone, mentre tanti di loro vanno ad espiare in ospedale la loro balordaggine a spese di centinaia di sofferenti di altre malattie.

Non esiste un vaccino contro la pandemia dell’imbecillità afferma sconsolato lo Spiegel, autorevole settimanale tedesco.

In Italia questa pandemia impazza più a Nord, viene perciò spontaneo chiedersi: come stiamo ad antivaccinisti in Molise? Ebbene la risposta è: bene grazie a Dio. La ventesima regione italiana risulta immune da epidemie mentali e nei raduni nazionali dei no-vax non si sono mai visti cartelloni tipo “Il Molise c’è”.

Per di più non hanno attecchito nemmeno le strizzate d’occhio dei partiti sovranisti al popolo no-vax. Forse ha giocato l’inesorabile declino leghista e magari resipiscenze di Fratelli e fratellastri d’Italia.

A che cosa allora attribuire questa nostra beata pax mentale? Al prevalere del buonsenso e della fidanza sulla diffidenza? A una antica saggezza molisana? Al rispetto delle regole? Alla fiducia verso chi ne sa di più di te? Al molisolamento? O magari al fatto che, come diceva Flaiano, “ci si conosce tutti”? Fate voi.

Inoltre, visto che ogni mattina in Italia si svegliano dei Robespierre difensori della libertà di contagiare che scagliano fulmini digitali sulla “dittatura sanitaria”, c’è anche da chiedersi che ruolo hanno nel Molise i social come amplificatori di dissenso e indignazione.

Ebbene, se si escludono i soliti bastian contrar, i masochisti e le inevitabili sfogate contro i politici, la risposta è: praticamente zero.

Facebook, regno quasi assoluto delle molisane, è un giardino fiorente di carinerie, di likes, di complimenti, di auguri, di scambi di video e foto. Certo, non mancano cattiverie, malizie, dispetti e qualche rara gogna mediatica*, ma nel complesso siamo in una cittadella della buona creanza.

Perfino i tifosi, che in materia non sono stinchi di santo, entrano allo stadio mostrando orgogliosamente un green pass.
Dunque un Molise che è finalmente un fanalino di testa.

Postilla – A proposito di gogne mediatiche, il sottoscritto fu massacrato per aver criticato un libraio molisano che si rifiutò di vendere un libro di editore molisano, che un giornalista molisano ha dedicato a un grande artista molisano.

Giuseppe Tabasso235 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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