Nel Molise c’è confine e confine

La delimitazione del territorio regionale è affidata ad elementi geografici diversi, i fiumi a nord e sud della regione, le montagne a ovest e, infine, il mare a est. Nessun segno di divisione è uguale all’altro, non vi è una regola unica per definire le terminazioni regionali (Ph. F. Morgillo-Il Matese confine tra Molise e Campania)

di Francesco Manfredi-Selvaggi

C’è confine e confine, è difficile dire una volta per tutte cosa delimita il perimetro regionale, dipende dalla situazione geografica. Si ritiene che, generalmente, siano le catene montuose a definire i contorni di una regione ma non è sempre così. Si prenda il caso dei monti dell’alto Molise i quali non costituiscono il limite da questo lato del Molise, lo è invece il fiume Sangro. Forse ciò è dipeso dal fatto che questo sistema montuoso, non troppo alto, non è difficile da valicare mentre tale corso d’acqua nel periodo in cui è in piena è pericoloso da attraversare.

Rimaniamo al corpo idrico, poi ritorneremo alla montagna, per evidenziare che se la sua valle è un qualcosa di stabile, una fascia di territorio fissa lo stesso non si può dire del corso fluviale il quale una volta si sposta su una sponda una volta sull’altra tanto che l’Isola di Fonte della Luna pur essendo amministrativamente molisana insiste attualmente nella riva abruzzese. I crinali montani sono le linee più certe per segnare la separazione tra due regioni, come si era promesso si torna a parlare di montagna, purché si tratti di massicci imponenti come lo sono le Mainarde e il Matese.

Si prende spunto da quest’ultimo per mettere in luce, contrariamente a quanto si presuppone, che nel caso di complessi carsici la linea di cresta non la si può considerare uno spartiacque; infatti, la risorsa idrica viene immagazzinata nelle cavità sotterranee, è il carsismo, per cui l’acqua, quella del Biferno, che fuoriesce a Boiano non è detto che sia quella riversata dalle precipitazioni atmosferiche, neve e pioggia, sul versante molisano del gruppo montuoso matesino.

Non si intende approfondire il tema che è oggetto di un’annosa diatriba ma solo segnalare la complessità dell’attribuzione della proprietà dell’acqua ad una delle regioni confinanti. Gli antichi probabilmente facevano coincidere i termini del territorio con gli spartiacque proprio per prevenire i dissidi. Le guerre per l’acqua sono ricorrenti nella storia, si pensi a “la secchia rapita”, conflitti facilmente dirimibili se fosse vero che le dorsali sommitali a cavallo tra due entità statali sono delle linee di displuvio; nessuno può sapere con sicurezza di chi è il quantitativo idrico che scaturisce da una sorgente.

Visto che ci siamo proseguiamo ad osservare la sommità del Matese, ora non nel suo sviluppo lineare bensì nel suo punto emergente, la vetta che è m. Miletto con il circo glaciale ad essa sottostante che è il frutto di uno sprofondamento a causa del ghiaccio accumulatosi sopra uno spicchio della stessa, quasi uno sfettamento della cima. Non
è inverosimile l’ipotesi che il crinale prima del crollo predetto corresse un po’; più in qua e ciò ci dice che anche in montagna considerata il mondo della stabilità i confini nel tempo possano variare.

Si coglie l’occasione avendo nominato il circo glaciale che forse anche l’altezza del Miletto prima del collasso del ghiacciaio era maggiore. Questa dell’altitudine raggiunta da un monte è sempre stato un motivo di orgoglio per la comunità cui appartiene. In diversi, tutti campani, stanno facendo ricerche topografiche per cercare di appurare se il vertice della Gallinola, finora considerato molisano, rientri invece in Campania nel qual caso esso sarebbe il “tetto” di questa regione scavalcando il Cervati che è nell’Appennino
Lucano. Se quelle alle quali abbiamo accennato sono configurazioni dei confini più o meno consolidate ve ne sono altre, in verità una sola che è la divisione tra le porzioni molisana, campana e pugliese del lago di Occhito, che in passato, prima dell’invaso, erano chiare e che oggi non son distinguibili, come nel caso, appunto, di un bacino idrico.

Per segnare questi confini si dovrebbero apporre delle boe dentro l’invaso in corrispondenza dei confini delle regioni, operazione che però non ha alcun senso. La massa
acquosa non è ripartibile e alla stessa maniera la massa arborea, la distesa forestale che ricopre una vasta area tra Agnone, Molise, e Rosello, Abruzzo; non è individuabile per la densa copertura boscosadove finisce l’uno e comincia l’altro e del resto i biotopi non hanno frontiere, essi impongono anche in termini di azioni di tutela di adottare misure transfrontaliere. È fluido il confine regionale che è al contempo statale con l’Adriatico, in fin dei conti con i Paesi balcanici nostri dirimpettai.

La costa può avanzare e retrocedere e per arrestare questa oscillazione, specie l’arretramento si posizionano in mare le barriere frangiflutti che vengono a configurare una scogliera disposta parallelamente al litorale. Le più volte richiamate montagne vanno messe in campo un’ennesima volta perché ci aiutano a spiegare bene, in modo “plastico” il significato più autentico o almeno auspicabile del termine confine il quale etimologicamente deriva dall’insieme di due parole, con e fine, avere la fine in comune, non come
vorrebbe l’accezione corrente di separazione. Andando al dunque le montagne non sono fattori di divisione, viceversa di unione e così erano sentite un tempo quando la popolazione era dedita alla pastorizia con i prati in alta quota che venivano sfruttati unitariamente. La nazione sannita comprendeva ambedue i versanti del Matese.

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