Le Donne D’Acciaio protagoniste del Simposio di scultura di Duronia

Cala il sipario sulla terza edizione dell’evento che attraverso la maestria e il talento di giovani artisti permette alla pietra di diventare opera d’arte

Scalpello e martello pneumatico. Precisione e abilità. Talento e passione. Questi e non solo gli elementi che anche quest’anno sono stati al centro della terza edizione del Simposio di Scultura dal titolo “Omaggio alle Donne d’Acciaio” che si è svolto a Duronia dal 28 luglio al 1°agosto. Elementi che hanno permesso ai giovani artisti protagonisti – Benedetta Bianchi e Noemi Isabella Acquatico dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Alessandra Racano, Omar Samel e Morgan Lucci del Liceo Artistico di Vasto – di trasformare la pietra in opera d’arte.

Una edizione che si intreccia con il progetto “Le Donne d’Acciaio”, ideato nel 2021 dalla duroniese Margherita M. Morsella e promosso dal Collectif des femmes immigrantes du Québec (Collettivo delle Donne Immigrate del Québec).

I giovani scultori in cinque giorni, in un laboratorio allestito nel bocciodromo comunale di Duronia, hanno realizzato delle opere che raccontano le donne e le Donne d’Acciaio in particolare. Narrano la loro forza, la loro resilienza e resistenza.

In particolare l’opera “Onnipresenze”, realizzata da Benedetta Bianchi e Noemi Isabella Acquatico vuole essere un omaggio alle Donne d’Acciaio, il fiore della stella alpina è simbolo di amore, devozione e resistenza, legato alla bellezza e alla forza delle Alpi. È soprattutto una pianta protetta e non va raccolta in natura. Custodisce la propria vita silenziosamente, nonostante situazioni ambientali estreme. La foglia d’acero e lo stemma di Duronia vogliono invece contestualizzare il soggetto. È sempre importante sapere da dove si viene e dove si arriva, tracciando la storia di generazione in generazione, come un filo rosso che lega, resiste, racconta.

Omar Samel con l’opera “La forza di essere donna” ha voluto rappresentare la donna rinchiusa in uno spazio stretto e che cerca di allargarlo e liberarsi, ovviamente questa è una metafora. Ha rappresentato la scena come se la figura rappresentasse il pensiero che cerca in tutti i modi e con tutte le sue forze di uscire da un mondo fatto di pregiudizio e incomprensione. Per la raffigurazione si è ispirato alla figura del feto dentro la pancia che scalcia con l’intento di uscire (nascere) quindi dando anche un significato materno che esalta l’importanza della figura femminile.

L’opera “Silenziosa Forza” di Alessandra Racano rappresenta la forza interiore e la resistenza silenziosa delle Donne d’Acciaio. Infatti, vuole essere un omaggio a tutte le donne che hanno lottato, nell’ombra, per la loro famiglia e per se stesse. E far sì che si renda visibile ciò che è stata una realtà fin troppo ignorata.  L’idea dell’artista è stata quella di raffigurare una donna, con un braccio alzato verso l’alto e l’altro che si diffonde verso il basso con forme morbide, quasi a simboleggiare un tessuto intento ad avvolgerla. L’intera figura è stilizzata con pochi tratti così come il viso per sottolineare l’universalità del soggetto. La donna  vuole comunicare resilienza e forza: il gesto del braccio alzato omaggia il coraggio e la determinazione di queste donne. Le linee curve che si sviluppano verso il basso ricordano quasi un continuo movimento di un’energia che non si arresta mai.

Morgan Lucci, invece con la scultura “La donna dai capelli fioriti” ha rappresentato una donna con dei folti capelli ripieni di fiori che spesso vengono utilizzati per rappresentare la forza come: Gladiolo, Loto, Rosa, Giglio. Ad esempio il fiore di Loto noto per la sua capacità di crescere in ambienti fangosi ed emergere con purezza, simboleggia rinascita, purezza spirituale e resilienza. La Rosa, con la sua bellezza e le spine, è spesso associata alla forza, sia fisica che interiore, e alla capacità di superare le avversità. Il Giglio è spesso associato alla purezza e alla nobiltà, ma può anche simboleggiare forza e resilienza.

Le opere sono state presentate a conclusione dei cinque giorni di Simposio alla presenza dello scultore duroniese Massimo Manzo e dello scultore Giuseppe Colangelo. In rappresentanza del Liceo Artistico di Vasto la professoressa di Storia dell’Arte Lina Di Biase.

L’iniziativa anche quest’anno ha portato nel piccolo paese molisano un respiro artistico che si percepisce nelle opere d’arte che si vanno ad aggiungere a quelle realizzate negli scorsi anni a tema Amicizia e Emigrazione.

M.I.

0 Comments

Lascia un commento

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password