Oltre Casacalenda, il poeta di pietra

Al di là del centro abitato c’è un bosco in cui vi è una grande “statua” lapidea raffigurante un individuo isolato in
mezzo agli alberi. Solitamente le distese boschive sono popolate da ninfe e elfi, esseri di piccole dimensioni che
appaiono solo di notte, qui vi è un unico gigantesco essere fermo, fisso nel buio dovuto alla copertura vegetale che
impedisce la penetrazione della luce, come in un ambiente notturno

di Francesco Manfredi-Selvaggi

L’opera di Costa Varatsos denominata Il Poeta è posta in un bosco nei dintorni di Casacalenda e questa è già un’annotazione significativa perché fatta com’è di pietra “al naturale” (anche se non pietre del posto) avrebbero avuto minor senso se fosse stata realizzata in un luogo urbano. Infatti, essendo il suo significato il legame uomo-natura in ambito cittadino non si sarebbero potuti reperire materiali naturali da utilizzare, è scontato. La land art, corrente artistica cui appartiene l’opera casacalendese, ha tra le sue caratteristiche precipue proprio l’uso di oggetti appartenenti alla dimensione naturalistica, quest’ultima è la sua essenza più profonda. In ciò si distingue dall’“arte minimalista” e dall’“arte povera” pur avendo con esse alcune affinità. Anche se non è escluso che nell’“arte ambientale” si impieghino quale “materia prima” materie di riciclo, meno costose, come è stato fatto nel monumento antistante il palazzo dell’INAIL a Campobasso, specificando che non va confusa la parola ambientale con sostenibile. Nella creazione di
Varatsos l’adesione all’ambiente è assai più marcata poiché si sfruttano elementi del mondo naturale così
come si trovano “in natura”, senza manipolazioni, senza trasformarli in nessun modo. Qui i pezzi lapidei
sono tenuti insieme dal cemento e quindi vi è un manufatto duraturo, ma talvolta si adoperano componenti minuti dell’ambiente per effettuare installazioni temporanee ed è il caso del lavoro di Agostino Senese sulla non distante spiaggia adriatica, a Campomarino il quale con la sabbia e con i sassi disegna cerchi destinati evidentemente a sparire, non c’è niente di più mobile di un arenile. La pietra, quella di Costa Varatsos è resistente nel tempo, anzi è l’emblema della durata al contrario di composizioni formate da materiale sabbioso il quale è effimero per antonomasia. Nel ribadire che il Poeta è un “oggetto” permanente nel medesimo tempo si deve rilevare che il contesto in cui ricade non lo è. Il Poeta vive in simbiosi con gli alberi al contorno, Varatsos ha tratto ispirazione proprio dalla formazione arborea checonnota il sito per cui una volta, è successo qualche anno fa, che si procede al taglio della particella boschiva l’opera viene ad essere decontestualizzata. Tra i precetti da seguire nell’adesso, eseguire un’azione di land art vi è quello di non procedere al modellamento del terreno oppure all’eliminazione di alberi, salvo lo stretto indispensabile per installare l’opera d’arte. Qui sono state tolte solo le piante che occupavano lo spazio in cui piantare, termine nella situazione in questione appropriato, il capolavoro, è un autentico capolavoro quello di Costa Varatsos. L’esperienza di Casacalenda ci insegna, il fatto che l’operazione nel momento dell’effettuazione della ceduazione sia divenuta monca, la “statua” senza i fusti di quercia tutt’intorno, che un progetto di land art per risultare completo richiede l’acquisizione dell’appezzamento di terreno di una certa estensione nel quale rientra il “segno” artistico. È un po’ come in una sala museale dove occorre curare il modo di esporre il quadro o cultura che sia, tanto più che qui lo spazio espositivo, il bosco, è parte integrante della creazione d’arte. Si potrebbe procedere da parte delle autorità preposte alla tutela del paesaggio all’apposizione di un, per l’appunto, apposito vincolo il quale, comunque, costituirebbe un unicum per una fattispecie del genere da noi, oppure più realisticamente, all’acquisizione della proprietà del suolo per una sufficiente ampiezza da parte del Comune, magari destinandolo a giardino pubblico, nella tenuta Caradonio De Blasio, il che non appare irragionevole. Esempi da cui trovare spunti per la soluzione di questo problema in territorio regionale non
ve ne sono, ma subito dopo il confine sì, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in cui sorge, in un’area boscata, Arteparco il quale ha, però, una problematica differente in quanto contiene una pluralità di opere d’arte contemporaneo che ne fa un museo a cielo aperto, non un’unica come a Casacalenda.

Occorre a questo punto per questo punto che si è appena trattato, quello dell’alterazione dell’ambiente, tranquillizzare gli amatori del Poeta che per il bosco, in base alla normativa vigente, non è ammesso il cambio di destinazione d’uso e ciò lo fa, su per giù, intoccabile. Ben diverso sarebbe il pericolo se la località fosse interessata da una rettificazione della Sannitica, il che non è teoricamente impossibile, la quale comporterebbe una radicale trasformazione del paesaggio e, peraltro, rapida, altro che il ventennio che deve trascorrere tra due turni di taglio!

Il Poeta verrebbe ad assomigliare, essendo, presumibilmente, non troppo distante dal nuovo tracciato della statale 87, al Sannita dello scultore Mario Cavaliere sulla superstrada tra Campobasso e Benevento in agro di Fragneto M. eccetto che per l’altezza nonostante l’alto piedistallo su cui poggia il guerriero dell’antico Sannio, più alto della stessa statua, cosa davvero inusuale.

Foto “L’Uomo di Pietra” di F.Morgillo

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