REPORTAGE DAL TRATTURO – 2 UN’ALTALENA FRA SALCITO E BAGNOLI FACENDO PERNO SU SPRONDASINO

Un andare giù e su che per la pendenza accentuata delle percorrenze è una specie di “montagne russe”. Il Club Alpino Italiano sezione di Campobasso ha incluso questo tragitto quale prima tappa del trekking che propone sulle vie tratturali nell’Alto Molise
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Diciamo che il cammino inizia da Salcito, ma non è proprio così perché il Celano-Foggia, per il tratto interessato dal nostro percorso, non tocca i centri abitati nonostante che sia sempre a breve distanza da questi. Comunque, per ragioni logistiche, e per il fatto che i paesi molisani meritano sempre una visita si fa iniziare il tragitto da un agglomerato urbano. Per quanto riguarda quest’ultimo è interessante osservare che il termine Salcito è legato al mondo vegetale in quanto deriva dal latino Salicetum, formazione di salici e ciò ben si addice al carattere agreste del suo territorio (caso non unico perché in un raggio non troppo largo si trovano Oratino, un tempo Lauretinum, dal lauro, e Spinete).
Di frequente nel trekking incontreremo borghi che nel loro nome rivelano un rapporto stretto con il sito: è il caso di quelli che rimandano alla roccia su cui sorge l’insediamento per la quale si usa indifferentemente la parola pietra,
Pietrabbondante e Pietracupa, oppure pesco, Pescolanciano, e vi è poi Torella che viene da toro, il cuscino circolare alla base delle colonne, quindi con riferimento alla morfologia del luogo, una collina.
Detto tutto questo che è un po’ il viatico del viaggio siamo pronti per il cammino. Si inizia dall’alto, dal colmo del rilievo su cui è assiso Salcito e così il trekking sembra cominciare come una cosa semplice perché si cammina in discesa. Peraltro questa è una discesa facile, non come le altre due che incontreremo nel prosieguo della settimana, quella che dalla piana di Staffoli porta all’altra piana, quella di Carovilli e quella che dal passo non distante da Sella Venditto conduce a Civitanova, ambedue su pendii fortemente inclinati. Questa prima tappa è un autentico saliscendi, una specie di “montagne russe” per cui, detto scherzosamente, rimanete ben attenti. Nella discesa che da Salcito va verso il fondovalle del Trigno ci si avvia seguendo, in quanto così fa il tratturo, una dorsale che separa il vallone la cui testata è
ai piedi del paese dalla valle del torrente Vella. La pista tratturale del Celano-Foggia non è, tutto sommato, difficile da distinguere pur quando risulta assediata, se non proprio invasa, parzialmente, da vegetazione e, del resto, siamo in un ambiente sì campestre ma che, a chiazze, ha perso la connotazione agricola. Un territorio disseminato di fabbricati rurali come quelli posti a confine con il suolo tratturale volgendo ad esso il lato corto, privo di aperture, fronte corto e cieco, e in ciò seguendo una antica regola non scritta, dettata forse dall’esigenza di tutelare, anche dagli sguardi, il demanio pubblico oppure per evitare che qualche viandante potesse penetrare in casa, nella stalla. Tali manufatti aiutano a leggere nel terreno il passaggio del tratturo; una cosa analoga, in quanto segni verticali visibili da lontano, la fanno le torri di S. Bartolomeo prima e di Terravecchia dopo le quali servono a confermare la direttrice da seguire,
se non a segnalarla. La torre di S. Bartolomeo è una massiccia costruzione in pietra a base quadrangolare le cui dimensioni in altezza molto superiori a quelle in pianta, come si conviene ad una torre, rivelano la funzione di vigilanza del territorio circostante e, quindi, del tratturo. Essa è posta all’incirca a metà del versante che stiamo ridiscendendo e come si è detto, non è l’unica struttura turriforme presente in zona perché a conclusione della discesa, sempre sul nostro tragitto, alla congiunzione del Trigno con il Vella e, soprattutto, con il Verrino ci si imbatte in questa stessa giornata nel torrione di Terravecchia, tanto più imponente in quanto posto su un alto costone.
È da dire che fortificazioni, corpi turriti o castelli saranno presenze costanti, che ci faranno sempre compagnia nei nostri spostamenti. Si enumerano di seguito altre torri che sono quella di località Torre della Castagna sul tratturello Pescolanciano-Sprondasino di cui, però, rimane solo il toponimo (località sfiorata nella giornata che seguirà) e il torrione circolare di S. Maria del Vignale sul Castel di Sangro-Lucera, che proponiamo di vedere nel terzo giorno di cammino; in definitiva un sistema di controllo sulla transumanza fatto di torri e ca il discorso, cioè continuiamo a camminare, lasciandoci alle spalle la torre di S. Bartolomeo. Man mano che si prosegue ci si sposta sempre più verso il corso del Vella fino a toccarlo proprio poco prima che esso sfoci nel Trigno. Avvicinandosi al fondovalle il paesaggio gradatamente muta, si entra in un ambiente umido determinato, in successione, dal torrente Vella e dal fiume Trigno. Siamo, ormai, nel punto più basso della camminata, Sprondasino dove sorgeva una taverna al posto degli edifici attuali su una cui parete era affissa una “pandetta” indicante il pedaggio da pagare per poter usufruire del ponte, oggi conservata presso il municipio di Bagnoli e, quindi, ammirabile in serata. Una taverna per così dire rurale mentre quella di Pescolanciano che osserveremo nella quarta tappa è urbana. I ponti, poiché la loro realizzazione è una impresa difficile, sono rari e questo è uno dei pochi, insieme a quello di Pescolanciano e al ponte S. Mauro che sono più a monte e che attraverseremo nel seguito dell’itinerario.
Su quello di Sprondasino che è un punto strategico confluiranno numerose strade, compreso il tratturo,ma è, se esso non è ingrossato, possibile camminare nell’alveo del Trigno sfruttando il fatto che qui vi èun guado. Intanto, richiedendo troppo sforzo fisico raggiungere Pietrabbondante prima di sera è opportuno che il tragitto venga spezzato in due con una tappa intermedia a Bagnoli e, pertanto, ci dirigiamo verso quest’ultimo comune. Se finora si è sceso ora si sale (il saliscendi). Con una rapidissima inversione ad U da qui si risale, faticosamente, a Bagnoli detta la Perla del Molise e l’appropriata conclusione della prima tappa, è d’obbligo, sarà il campanile sulla roccia, possibile da visitare, della splendida chiesa romanica di S. Silvestro nel centro urbano da cui si gode un panorama a 360°.
Un’autentica ascensione, visto il notevole dislivello, che si fa seguendo una fettuccia di terreno rettilineatenuta libera dalla vegetazione per il passaggio di una linea elettrica. È da notare che tale striscia di terra segue la medesima direttrice, anche se non coincidente come sedime, di una diramazione del Celano-Foggia che come ogni ramo della rete tratturale è anch’essa lineare, la quale da Sprondasino va verso i luoghi celestiniani di S. Angelo Limosano e Faifoli e di qui a Campobasso. La meta si annuncia da lontano poiché si tratta di una “morgia”, l’imponente masso roccioso su cui sorge l’abitato di Bagnoli. In verità, i due abitati, Bagnoli di Sopra e Bagnoli di Sotto, sì vicini tra loro e, però, tenuti distinti dalla frapposizione di lembi della morgia. È da evidenziare che, così, si viene a perdere la classica compattezza degli insediamenti tradizionali la quale favorisce i rapporti di vicinato, tanto che si hanno due, in qualche modo a sé stanti, con propri bar e momenti di incontro. Ciò che le unifica, non solo separa, è proprio la presenza della morgia la quale nel passato costituiva un presidio difensivo di valore eccezionale per la sua asperità.
(Ph. F. Morgillo-Un’azione di land art su un tratturo molisano)







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