Che settembre sarà?

Speranze e promesse a vuoto, Trump fa il Marchese del Grillo, ma ora o si fa l’Europa o si muore

di Giuseppe Tabasso

Non so chi ha detto che il mese di settembre non ha niente di nuovo ma pretende tutto: ordine, obiettivi, entusiasmo ma anche promesse a vuoto.

Dunque calza a pennello per Donald Trump, quello dei fasulli impegni che chiama inutilmente a raccolta i leader europei, che accoglie sul red carpet l’infame Putin, che finanzia il macellaio Nethanyahu, che buggera regolarmente il povero Zelensky e che pretende addirittura un Premio Nobel per la Pace.

A pensarci bene questo furbacchione che ha messo in subbuglio mezzo mondo richiama alla nostra memoria il famoso Marchese del Grillo (quello di “io so’ io e voi non siete un c…o”).

Dunque restituiamo al settembre quel che sarà sarà della sua normale bellezza e torniamo alle nostrane preoccupazioni.

Per esempio che “l’Italia va avanti cieca e senza visioni”, come afferma al Corriere della sera Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che aggiunge: “non ci sono più intellettuali e profeti, nella mia generazione di profetico c’era l’Europa”.

(Per inciso, ricordo De Rita, da me intervistato molti anni fa, che si sentiva orgoglioso della sua matrice molisana. “A Venafro ritrovo una dimensione di casa e mi sento culturalmente figlio dei coltellinai di Frosolone”).

Tempi lontani, intanto la ricchezza dei miliardari è cresciuta di 2 mila miliardi di dollari, 3 volte più velocemente del 2023. Nello stesso tempo le persone che vivono con meno di 6,85 dollari al giorno sono diventate 3,5 miliardi.

Insomma l’intero mondo sta cambiando di colpo, mentre l’Occidente è accerchiato e non può più andare avanti “cieco e senza visioni”. Vale a dire che una merce invendibile come il sovranismo dovrebbe prepararsi a un bagno di consapevolezza facendo una retromarcia a Ventotene. Perché l’ora è scoccata: O si fa l’Europa o si muore.

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