Santuari di livello continentale replicati a livello locale

Dal punto di vista architettonico il santuario di Castelpetroso assomiglia a quello di Lourdes. Il santuario di S. Michele a Montesantangelo con la sua grotta è il modello per i tanti edifici di culto rupestri dedicati all’Arcangelo che stanno nel Molise
di Francesco Manfredi Selvaggi
Che il Molise fosse interessato fin dal Medioevo dal passaggio di pellegrinaggi, di sicuro quello diretto verso il Gargano che è appena al di là del confine sud della regione, è un fatto certo e per un, ancora, certo verso fatto non da poco. Infatti rivela che anche noi, da un lato, siamo stati coinvolti dal fenomeno che ha riguardato tutta Europa della mobilità delle persone e quindi della frequenza dei contatti fra le genti del nostro continente e, dall’altro lato, che abbiamo vissuto una storia simile dal punto di vista della religiosità simile a quella del resto del Vecchio Mondo. In definitiva, non siamo stati una terra isolata, non soffrivamo nell’Età di Mezzo la condizione di separatezza che sentiamo attanagliarci oggi. Ci sono anche segni fisici che testimoniano questa unità continentale relativamente al pellegrinaggio ed è l’immagine del pellegrino con il bastone come si usava rappresentare l’Apostolo Giacomo che è scolpita in un risvolto del portale della facciata laterale della chiesa di S. Maria della Strada a Matrice, quel S. Giacomo ovvero Santiago il cui santuario a Campostela è raggiunto da tantissimi pellegrini di ogni nazione europea.
L’effige di S. Giacomo vestito da pellegrino è una specie di insegna che avverte che si è in presenza di un santuario, anche S. Maria della Strada lo è, qualsiasi esso sia. Sempre nella stessa chiesa di Matrice troviamo, stavolta sul portale principale, il bassorilievo nella lunetta raffigurante episodi secondo la studiosa Jamison di racconti tratti dalle chansons de geste, per inciso secondo una versione alternativa è che si tratti (da trattare non da trarre come prima, n.d.r.) della vicenda biblica del Profeta Giona. Si dice che questo genere letterario che è in forma orale nato in Francia si sia sviluppato proprio sulle vie di pellegrinaggio e la specificazione di luogo, Strada, che accompagna il nome della Madonna nell’intitolazione dell’edificio religioso matriciano indica che lì passava uno dei cammini percorsi dai pellegrini. Pure in tempi odierni si percepisce questa unità dei cristiani a livello continentale sostanziata dalla frequentazione di santuari condivisi, non cioè appannaggio del solo territorio in cui ricadono.
Se il santuario, parliamo dei santuari maggiori, quelli, per così dire, di scala sovrannazionale, è troppo distante dal luogo di residenza allora si procede a replicarlo, in piccolo, nelle vicinanze di casa. A prescindere dall’evento miracoloso, peraltro simile a quello verificatosi a Lourdes, l’apparizione della Madonna e sempre a dei ragazzini, il santuario di Castelpetroso situato ai piedi del Matese è stato concepito a somiglianza di quello situato ai piedi dei Pirenei tanto che viene denominato usualmente Piccola Lourdes. Gli stessi caratteri architettonici sono simili, entrambi seguono i canoni dell’Eclettismo Storicistico adottando ambedue lo stile neogotico. Castelpetroso si può definire, pertanto, un “santuario sostitutivo” perché sostituisce il recarvisi, per chi non ha modo di effettuarla, la visita al santuario originale, appunto quello di Lourdes. Non ne è, comunque, una copia, ha una valenza propria che Giovanni Paolo II volle riconoscere insignendo questa chiesa matesina del titolo di Basilica Minore. Il Santuario dell’Addolorata, come è meglio conosciuto quello di Castelpetroso, è al fianco del tratturo Pescasseroli-Candela il che la dice lunga sull’afflusso dei pellegrini i quali si muovono rigorosamente a piedi. I tracciati adoperati per la transumanza sono lunghissimi collegando l’Abruzzo alla Puglia e di essi si avvale la frequentazione di importanti santuari quali quello di Montesantangelo e quello di S. Nicola di Bari, raggiungibili tramite la fitta rete di tratturelli che collegavano le “poste” assegnate ai transumanti al momento del loro “sbarco” nel Tavoliere in attesa di ottenere le “locazioni”, i terreni in locazione appunto dove trascorrere l’invernata, tante collocate nelle Murge. Non c’erano nell’antichità se si escludono le Consolari romane direttrici viarie continue di chilometraggio rapportabile a quello dei tratturi. Altri santuari di portata anch’essi transnazionale sono raggiungibili, in genere, intersecando più itinerari stradali, non seguendo un’unica via; siamo di fronte, poi, a tragitti che variano a seconda delle condizioni meteorologiche a causa a volte di frane o inondazioni capaci di provocare l’interruzione di quel determinato percorso.
Si parla per le percorrenze delle epoche andate, poiché intercambiabili, piuttosto che di strade di una fascia di mobilità, fasci di canali di mobilità, entro la quale ricercare il tratto viario al momento percorribile. Le uniche vie di pellegrinaggio “stabili” sono le piste armentizie perché le sedi dei tratturi essendo demanio regio un bene di grande valore economico sono stabili. Punti fermi nel viaggiare sono le strutture ospedaliere che forniscono assistenza ai viandanti come l’ospizio, ha la stessa radice di ospedale, che c’era un tempo accanto alla chiesa rurale di S. Maria delle Fratte a S. Massimo costruita dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, un ordine cavalleresco per l’appunto ospedaliero. Vi doveva essere una sequenza di simili attrezzature distanziate fra loro. S. Maria delle Fratte è un sito strategico perché qui virtualmente si toccano il sentiero di attraversamento del Matese e il tratturo. Ovviamente al santuario ci si reca da una pluralità di orizzonti per cui non vi è una traiettoria e basta da seguire, ci si incammina dove si può rimanendo i cammini privilegiati la via Micaelica e la via Francigena.
(Ph. F. Morgillo-Il santuario di Castelpetroso)





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