Piccolo è bello non vale per un santuario

Il santuario principale del Molise, secondo il decreto canonico divenuto Basilica Minore, con l’Addolorata consacrata Patrona della Regione è anche il più grande. I santuari di interesse locale hanno il pregio di un rapporto stretto con la comunità del posto. Parleremo di Castelpetroso e della chiesa agreste di S. Maria delle Fratte a S. Massimo
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il santuario di Castelpetroso fu, meglio è stato, passato prossimo perché la sua consacrazione è avvenuta solo 50 anni fa, una novità assoluta nel Molise nel campo dei luoghi di culto extraurbani. Fino ad allora le architetture religiose ubicate nell’agro erano tutte di ridotta entità, con l’unica esclusione dell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno, mentre ora con questo fabbricato fa la sua apparizione nel territorio rurale molisano un episodio architettonico davvero importante. Se è di rilievo, non solo dal punto di vista percettivo, rilievo fisico la questione volumetrica lo è altrettanto quella della larghezza della sfera per così dire di influenza che è estesissima. È, infatti, un santuario regionale mentre quelli sorti in precedenza sono di carattere locale. Alle volte “piccolo è bello”, non è che perché si è grandi si è necessariamente migliori, siamo passati dalla semplice constatazione dei valori dimensionali al raffronto tra le valenze semantiche dei due tipi di santuari, quelli maggiori e quelli minori. Essere di scala minima porta con sé il rapportarsi con una realtà circoscritta e ciò significa un incremento del sentimento di comunità: nei santuari di elevata, per così dire, stazza si allentano i legami comunitari, chi li frequenta proviene da orizzonti differenti, anche da località extraregionali, il che fa si che gli individui che vi si recano in visita neanche si conoscano fra loro, gli incontri tra la generalità dei devoti sono limitati ai momenti del festeggiamento delle divinità, massimo un paio all’anno, non si stabiliscono rapporti duraturi, non vi è la condivisione, tramite il racconto o una semplice confidenza, di avvenimenti di vita vissuta, delle esperienze maturate nell’esistenza quotidiana e così via.
C’è poi da dire che in un santuario nuovo come quello di Castelpetroso si entra in qualche forma di relazione con gli altri praticanti del tempo presente, non con le generazioni precedenti, mentre in un santuario “storico” ci si ricollega con i propri antenati i quali in vita lo hanno frequentato, cui ci si sente legati per la comunanza nella fede, una fratellanza, magari per ragioni di parentela si dovrebbe parlare di una “figliolanza”, intergenerazionale. I santuari minori costituiscono spesso un fattore identitario, concorrono alla creazione oppure al rafforzamento dell’identità della società del posto. Si avverte da parte dei membri di un insieme sociale che abita quel territorio, da un lato, l’appartenenza a quel santuario in riguardo alla spiritualità, è ovvio i credenti, e, dall’altro lato, che non è il lato opposto evidentemente, che il santuario appartenga loro anche nel senso proprietario. Quest’ultimo modo di sentire si riscontra, ma, si avverte, è un’eccezione, anche nell’attaccamento che hanno i sanmassimesi verso S. Maria delle Fratte, il proprio santuario, pur non essendo stato costruito dai loro avi bensì dai Cavalieri dell’Ordine di Malta quale ex voto in un epoca imprecisata, comunque molto lontana da quella odierna, un lasso temporale notevolissimo durante il quale sono stati gli abitanti di S. Massimo a prenderla in carico; l’ordine cavalleresco che è un ordine ospedaliero semmai ha continuato a presidiare il santuario, si deve essere limitato ad assicurare l’assistenza ai pellegrini, un minuscolo fabbricato attiguo alla cappella, è la sua “ragione sociale”, peraltro tale ordine non ha un radicamento in questo comprensorio. Si è detto S. Massimo ma bisogna aggiungere Cantalupo e Castellone di Boiano i cui cittadini sono, erano, molto affezionati a questa Madonna agreste, tali 3 centri sono equidistanti rispetto al sito dove sorge la chiesetta; l’attaccamento delle 3 cittadinanze lo attestano le offerte finalizzate al rifacimento nel secolo scorso del pavimento, riportate in un cartello a ricordo della donazione che sta all’interno dello spazio sacro. In definitiva, S. Maria delle Fratte è un santuario comprensoriale, non semplicemente comunale, un circondario delimitato a differenza del santuario di Castelpetroso che ha un respiro, territoriale ampio che travalica pure i confini regionali, in qualche modo indefinito (da Pietramelara ci si va il giorno dell’Apparizione di Maria in pellegrinaggio valicando il Matese).
Proseguendo il confronto: mentre S. Maria delle Fratte è baricentrica tra 3 nuclei abitati, il Santuario della Madonna Addolorata è al confine tra 2 diocesi, Campobasso e Isernia, e a proposito della confinazione dei perimetri diocesani questa non è un’esclusiva di Castelpetroso perché succede pure per S. Maria delle Stelle in agro di S. Angelo Limosano posta al limite fra le diocesi di Trivento e, di nuovo, Campobasso. È un requisito richiesto al santuario quello della sua centralità, quanto più è centrale tanto più è accorsato, che però cozza a rigor di logica con l’esigenza di separatezza al fine di garantire il silenzio necessario per la meditazione sul Mistero Divino, ma tant’è. Il santuario è opportuno che sia inserito in un’oasi di verde, un rimando all’Eden; particolarmente suggestivo è il parco naturale che circonda il Santuario di Canneto a Roccavivara. A S. Maria delle Fratte che è effettivamente fuorimano si prova una sensazione di solitudine al contrario del Santuario di Castelpetroso che è prossimo alla principale arteria viaria regionale. Quest’ultimo sarebbe dovuto essere realizzato più a monte, nel sito dell’Apparizione che è appartato, la dislocazione a valle rivela una voglia di visibilità, di dominio del “segno” religioso sul paesaggio che è a cavallo dei bacini del Trigno e del Biferno, rinunciando all’isolamento il quale serve ad assicurare la pace indispensabile per la concentrazione nell’atto del pregare.
(Ph. F. Morgillo-Chiesa rurale in Molise)






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