Andare in penitenza a S. Egidio

Il percorso per l’eremo matesino, un santuario cui affluivano pellegrini, va inteso quale percorso penitenziale. Lo sforzo che si compie per raggiungere questa chiesetta montana è compensato dalle indulgenze concesse dall’autorità religiosa ai suoi visitatori

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Parlare di S. Egidio per parlare di alcuni temi attinenti ai santuari, temi particolari perché è un santuario particolare. Una sua particolarità è il fatto che esso è un luogo di culto frequentato dai pellegrini perlomeno da un mezzo millennio, lo attesta la lapide seicentesca apposta all’ingresso della chiesetta, pochissimi, o forse nessuno degli attuali santuari molisani può vantare una tale “anzianità di servizio”, oltre 500 anni in più di quello di Castelpetroso. Deve esserci un significato dietro questa longevità dell’attaccamento della gente, boianesi e non, a tale luogo cultuale, di certo, ed è la spiritualità che emana il posto sulla quale per ora non ci soffermeremo, ma ciò che vogliamo evidenziare adesso è la forza attrattiva emessa dalla stessa stabilità plurisecolare del culto. La fedeltà a S. Egidio, comune ai santuari locali, è la fedeltà alle generazioni che ci hanno preceduto, pregare questo santo ci fa sentire in continuità affettiva con i nostri antenati, qualcosa di irresistibile. Un secondo aspetto che vogliamo mettere in luce alla luce, non è un gioco di parole, dell’interesse in crescita nella società odierna per l’escursionismo è che il tragitto tradizionale per raggiungere tale località è innanzitutto un “cammino” religioso, gli altri interessi vengono dopo non solo temporalmente. L’ascesa alla quota di 1000 metri sulla quale sta S. Egidio è un percorso penitenziale, che poi serva agli escursionisti per osservare partendo dai m. 500 della piana di Boiano l’avvicendarsi delle fasce vegetazionali man mano che si procede verso l’alto è un altro discorso, non è sentito dalla popolazione dell’area matesina come la sua “ragion d’essere”.

Il sentiero alla stregua di una via sacra seppure non costellata da edicole votive, almeno da quando è crollata la casa, in verità l’intera frazione di Mucciarone, in cui in una nicchia nel muro c’era un’effige di S. Egidio, a differenza della via Matris di Campobasso e di Castelpetroso le quali, invece, sono cadenzate da opere scultoree, in bassorilievo l’una e in tutto tondo l’altra. Viene voglia avendo parlato di via sacra che ha tra i suoi rimandi anche la via crucis di accennare, facendo un’ampia digressione, ad un itinerario alternativo che, sempre con lo start nel capoluogo matesino, attraversa Civita Superiore, e tocca poi, con una breve deviazione, la cima di monte Crocella dove c’è una croce, prima di intraprendere l’erta finale per S. Egidio. L’usanza di piantare croci sulla sommità dei rilievi maggiori, vedi m. Miletto, è un atto di devozione mentre è di sovente frainteso quale segno di conquista della vetta, in qualche modo di dominio sul mondo sottostante, la testimonianza del credo in Cristo richiamando la sua crocifissione.

La montagna diventa il Calvario ai cui piedi ci si inginocchia, gesto oggi in disuso per un fraintendimento del suo significato autentico, rappresentando al giorno d’oggi esclusivamente il punto più elevato. Non molti sono comuni che hanno un sito dedicato a Calvario il quale non necessariamente deve essere in altura, quest’ultimo viene simboleggiato da un muretto che si stacca da terra gradonato, al centro il gradino superiore in cui si appone la croce più grande, quella destinata al martirio di Nostro Signore, ai due lati che sono più bassi, i gradini inferiori, sono occupati dalle croci più piccole sulle quali vennero crocifissi i Due Ladroni. È un calvario in miniatura che sta in pianura a S. Elia a Pianisi davanti all’antichissima chiesa di S. Pietro. Si segnala che a Trivento, è una rarità, vi è un colle, Colle S. Giovanni, che si denomina anche il Calvario per una croce in metallo di consistenti dimensioni la quale compare in primo piano in molteplici cartoline illustrate aventi per soggetto il panorama triventino. Manca ovunque a precedere Il Calvario la Via Crucis se non le “viventi” come quelle organizzate a Venafro e a Campobasso durante la Settimana Santa nelle quali va in scena la Passione. Seppure non calvari monumentali, anzi presenze discrete (ve la immaginereste una croce enorme, magari illuminata, in montagna come pure si è proposto a Guardiaregia in passato a dominare le visioni panoramiche, a imprimere un carattere religioso al paesaggio?) le croci sono capaci di dare il nome all’areale dove sono piantate come testimonia il toponimo Crocella sulla balza che sovrasta Bojano; si segnala, inoltre, la scelta del posizionamento che è tale da rendere percepibile la croce dal basso, dal nucleo abitativo boianese.

Il Santuario di S. Egidio ci parla di fede, ma ci parla pure di leggenda. Infatti, S. Egidio è un santo cui rivolgono suppliche pure i protagonisti delle Chansons de Geste. Poi, nella vicina Fonte dei Lontri dalla quale si origina, bada al termine fantastico, il Fosso della Strega si legge impressa nella roccia l’impronta della mano del diavolo scaraventato a terra da S. Egidio. È il contesto spaziale con i suoi caratteri fisici che ispira alla fuga dalla realtà quotidiana, l’altitudine spinge alla trascendenza, la foresta è un ambiente estremo come il deserto nel quale si ritirano gli anacoreti; una situazione ambientale che ispira l’eremitismo, un fenomeno che a sua volta, contribuisce alla sacralizzazione dell’ambiente montano.

Non bisogna, comunque, cadere nell’equivoco e credere che la collocazione di un santuario è di regola collegata ad un’ambientazione eccezionale, non è così e lo dimostra la già citata chiesa di S. Pietro a S. Elia a P. che sta in una zona piatta, dove non vi è nei paraggi né un corso d’acqua né un bosco né una roccia, nessun tipo di elemento mistico che possa aver ispirato la religiosità popolare, nessuna potenzialità attrattiva sotto l’aspetto ambientale.

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