NASCITA, FIORITURA E DECLINO DI UN SANTUARIO

Si tratta della chiesa di S. Maria delle Fratte nell’agro di S. Massimo il cui lento decadimento, anche fisico, è iniziato dal momento in cui è sorto quello di Castelpetroso. Esso si è rivelato un ingombrante vicino per il luogo di culto sanmassimese
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Tutte le cose in questo mondo hanno un inizio, un periodo più o meno lungo di vita e poi una fine, anche i santuari. Sembra che sia questo, se non si fa qualcosa e subito per evitarlo, sia il destino di quello di S. Maria delle Fratte a S. Massimo, un edificio minacciato da una lesione che divide in due la facciata causata da un cedimento di fondazione e che può essere, a sua volta, la causa scatenante del crollo del fabbricato, speriamo di no. Procediamo con ordine nel descrivere cosa è avvenuto partendo proprio dai suoi inizi e perché si è giunti a questo stato di degrado. L’origine della Cappella, così la chiamano i sanmassimesi, è legata ad una leggenda, con può essere che tale tanto è affascinante l’episodio, in cui si narra che un Cavaliere dell’Ordine di Malta fece voto alla Madonna che avrebbe costruito una cappella in suo onore se l’avesse aiutato a scampare alla depredazione da parte dei monaci-banditi del convento di S. Nicola sul Matese collocato presso una fonte, le sorgenti in quota sono rare nelle montagne carsiche, e, dunque, passaggio obbligato nell’attraversamento del massiccio; la supplica fu esaudita e di qui l’erezione dell’edificio di culto. Storia vera o leggendaria rimane il fatto che sul portale d’ingresso dello stesso campeggia lo stemma di questa congregazione cavalleresca.
Non è raro che a fondare chiese non destinate al culto ordinario, quello, per intenderci, che si sostanzia nell’impartire il battesimo, nella celebrazione della messa nei giorni prescritti, nello svolgimento dei funerali, siano i laici piuttosto che gli ecclesiastici, per di più di un certo rango dovendo possedere un’adeguata disponibilità finanziaria sufficiente alla realizzazione dell’opera. È difficile che possa essere stata la comunità del posto, composta com’era da pastori e contadini impegnati a lottare per la sussistenza dunque, con risorse economiche limitate. S. Massimo, all’epoca dei fatti e anche oggi, era un semplice villaggio. Occorre, comunque, una precisazione a quanto appena detto ed è che ciò non va generalizzato.
Può succedere che la popolazione di un determinato posto, quale espressione di gratitudine per una grazia ricevuta, l’aver allontanato un pericolo incombente su quella collettività, mettiamo una carestia, un’epidemia, un incendio, un favore collettivo cioè all’insieme del popolo, possa aver voluto edificare un fabbricato sacro dedicato all’Entità Celeste invocata; il favore individuale è invece quello concesso ad un singolo, prendi la guarigione da una malattia, il quale se ricco potrà impegnarsi anch’esso ad omaggiare il Benefattore/Benefattrice divino con un’opera edilizia. Sia se tale luogo di culto è stato promosso da un personaggio di rango sia se dalla società locale con la raccolta fondi fra la gente o l’impegno diretto dei suoi componenti nell’attività edificatoria quale manodopera, il concorso degli stessi nel cantiere a titolo gratuito per tirar su le mura, è necessario acquisire l’assenso dell’autorità diocesana e del parroco anche per assicurarsi la disponibilità dei sacerdoti ad officiare le funzioni religiose nella struttura chiesastica che si andava ad approntare. In altri termini era necessaria una collaborazione con il clero nella gestione del santuario rimanendo all’Ordine di Malta che è un ordine ospedaliero il compito di garantire l’ospitalità, parola che ha la stessa radice di ospedale, dei pellegrini, specie di quelli che qui si recano per invocare un miracolo alla Madonna per la loro infermità. Nel tempo tale Ordine deve aver fatto un passo indietro ritirando il suo contributo alla conduzione del santuario la quale viene affidata alla figura dell’eremita che è preposto all’ospizio come succede anche a S. Maria della Strada o a S. Maria de Foras.
In epoca moderna, l’epoca che precede la contemporanea, S. Maria delle Fratte perde la sua “ragione d’essere” dal punto assistenziale, anche i pellegrini, gli unici che continuano a muoversi a piedi, è un requisito statutario, per espiare i peccati, sono assistiti in modo diverso, accolti in strutture più accoglienti. S. Maria della Strada seppure decade con l’eremo annesso dalla funzione di ricovero dei viandanti, i quali non sono solo i pellegrini, da un lato quelli diretti verso il versante opposto del Matese passando per le Fonti di S. Nicola e, dall’altro lato, coloro che si spostano seguendo il vicino tratturo Pescasseroli-Candela, ha un forte motivo che le consente di conservare la sua vitalità visto che nell’età odierna il culto mariano è molto incoraggiato dalla Chiesa. Negli ultimi secoli si è cercato di accentrare la devozione sulla Madre di Dio con la venerazione per la Madonna che è letteralmente esplosa e ciò per offrire un modello di purezza assoluta. Se questo è un “punto di forza” per mantenere in vita S. Maria delle Fratte è, però, anche un “punto di debolezza”; infatti la crescita della passione dei cattolici per Maria ha portato alla nascita di molti nuovi santuari tra cui quello di Castelpetroso il quale si è rivelato essere un ingombrante vicino per la chiesetta sanmassimese. In definitiva, è una concorrenza impari che riduce l’appeal di quest’ultima, i devoti della Madonna prediligono, è nei fatti, il Santuario dell’Addolorata il quale assurse un decennio fa al rango di Basilica Minore. Bisogna, poi, considerare che l’attrattività di S. Maria delle Fratte era legata soprattutto alla statua antichissima della Madonna in trono con il Bambino considerata miracolosa.
Distrutta da un incendio è stata sostituita con una scultura simile la quale non ha come l’altra il carattere di una icona la quale, non è feticismo, cosa che ha un peso decisivo per trasformare la chiesa che la ospita in un santuario, in particolare mariano dove evidentemente sono assenti le reliquie, non ce ne possono essere perché Ella essendo stata “Assunta in Cielo” il suo corpo non è sulla Terra.






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