Anche un cammino può essere un luogo pio

I luoghi pii possono avere sia una forma puntuale, un santuario, sia areale, una realtà insediativa in cui si è svolta la vita di un santo, sia lineare, un sentiero percorso da, nel Molise, S. Francesco d’Assisi oppure S. Francesco Caracciolo oppure S. Bernardino e così via. Quest’ultima tipologia è chiamata cammino religioso

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Può capitare che i santuari siano dei luoghi, luoghi pii per dirla con esattezza, non delle chiese. Di certo occorrono sedi fisiche, è la natura consueta di un santuario, per officiare i riti, non basta uno spazio dove celebrare la messa all’aperto. Per intenderci qualcosa di simile ai “santuari della natura” in campo appunto naturalistico, nel caso nostro un ambiente ricco di una carica religiosa. Quel determinato posto acquisisce l’aura di santuario se lì si è svolto qualche avvenimento sacro, mettiamo un episodio della vita di un Santo o dello stesso Gesù.

Nel caso di Nostro Signore si va a venerare quando si è in visita in Terrasanta il colle del Golgota a Gerusalemme proprio come se si andasse ad un santuario, non vi sono, né potrebbero esserci perché è Risorto, reliquie della Divinità come solitamente si trovano in un santuario ma sembra lo stesso di stare in contatto con l’Essere Divino; non si possono omaggiare i suoi resti mortali, baciare la teca che li contiene, si può, però, respirare la stessa aria che aveva inspirato il Cristo nella sua esistenza terrena. Analogo sentimento, se è lecito paragonare cose piccole alle grandi, che si prova percorrendo qualcuno degli itinerari seguito da Santi del passato, è come se si stesse camminando insieme a loro; alcuni sono stati debitamente attrezzati per permettere lo svolgimento di trekking da parte degli escursionisti. Il più importante e quindi il più segnalato e segnato con tabelle segnaletiche è “Con le Ali ai Piedi”, il cammino francescano diverse tappe del quale interessano il Molise, con il Poverello di Assisi che è idealmente il compagno di viaggio; si tratta, se si condivide quanto detto in premessa, di una sorta di santuario lineare oppure in movimento.

Ci si immedesima con S. Francesco provando la sua fatica nel procedere lungo il tragitto, seguendo i Suoi passi, non ci sono il saio o altri oggetti appartenenti al Santo per sentirne la presenza al proprio fianco, niente che rimandi al santuario tradizionalmente inteso. Ovviamente il camminare è un’esperienza religiosa per i credenti e, invece, è semplicemente una camminata per i laici, magari avente interesse culturale poiché si ripercorrono antiche strade esistenti quando vi ci si incamminò quel personaggio storico salito dopo la sua morte alla gloria degli altari.

La nostra regione è attraversata da vari Cammini oltre quello di S. Francesco, da quello di S. Camillo De Lellis che tocca Trivento a quello di S. Francesco Caracciolo che raggiunge Agnone a questo, questo interamente molisano, di S. Filomena, recentissimo, il quale ha avvio e termine a S. Elena Sannita. Ci sarebbe, poi, la Perdonanza che però, è un Cammino che non è ancora stato formalizzato il quale investe S. Angelo Limosano posto dove presumibilmente ha inizio l’esistenza terrena di Celestino V e ha quale meta L’Aquila altra tappa decisiva della vicenda umana di Pietro Angelerio che qui è stato incoronato Papa. Si è portati ad attribuire a questo paese l’onore di aver dato i natali a Papa Celestino e non a Isernia che se ne contende la nascita e ciò perché si addice meglio ad un eremita come ambientazione delle sue origini un villaggio di montagna, S. Angelo L. è a oltre m. 800 di quota, piuttosto che una realtà urbana, se si trattasse del Figlio di Dio lo scenario appropriato è un presepe. A S. Angelo Limosano è facile suggestionarsi e considerare il borgo un ambiente venerabile, alla stessa maniera che se si stesse in un santuario, nonostante che Celestino V pur essendo un Santo non vi ha fatto miracoli. In qualche modo, seppure non vi abbia fatto niente di prodigioso, Celestino lo ha santificato con lo stesso fatto di esserci nato e di avervi trascorso la giovinezza. S. Angelo Limosano è un centro appartato che la modernità ha solo sfiorato, la sensazione che si ha è che il tempo lì si sia fermato, l’ambientazione giusta per l’ascetismo con gli asceti tipo Celestino V che amano il silenzio e la solitudine. Non è che nel Molise siano nati poi tanti santi per cui è un caso a sé stante per tale condizione rara di essere la patria di un Santo quella di S. Angelo Limosano. Se fosse stato oltre che di nascita il posto di sepoltura di Celestino con la presenza del “corpo santo” S. Angelo si sarebbe configurato come un santuario nel suo insieme; tale situazione di un abitato di essere al contempo la località sia che Gli ha dato i natali sia il posto in cui è avvenuta la morte con conseguente tomba del Santo lo si riscontra ad Assisi con S. Francesco la quale viene definita “città santuario”.

Torniamo ai cammini dai quali siamo partiti per fare una specificazione: essi sono distinti tanto dal pellegrinaggio quanto dalla cosiddetta via sacra. I pellegrini intraprendono il loro viaggio a piedi per arrivare a un santuario, il Santo è lì ad attenderli, la percorrenza in sé non ha un carattere spirituale, è, su per giù, un mero incedere finalizzato a raggiungere la meta, anche se magari si recitano preghiere. Per spiegare cos’è la via sacra si offre quale esempio la Via Matris, ve ne sono due nella nostra regione, la prima sta sulla collina Monforte a Campobasso, la seconda nel santuario di Castelpetroso; il tema per entrambe è lo stesso, gli episodi della vita di Maria illustrati nell’un caso con bassorilievi, nell’altro caso con gruppi scultorei, il muoversi tra di loro è come scorrere le pagine di un testo edificante. Tre cose diverse, ma nello stesso tempo simili.

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