Alessandro Fo e la «cura» di Virgilio

L’Eneide nella collana “I millenni” Einaudi
di Giovanni Petta
È uscita per Einaudi, nella collana “I millenni”, l’Eneide di Virgilio, traduzione di Alessandro Fo, note di Filomena Giannotti; l’opera, che era già apparsa nella «Nuova Universale Einaudi» nel 2012, viene qui ripresentata con correzioni, un notevole aggiornamento bibliografico di Sergio Casali e un apparato iconografico, interamente nuovo, a cura di Luca Bianco.
Il poema di Virgilio − che, come scrive il suo traduttore, «è un universo così complesso, e presenta una serie così vasta di spunti, da considerarsi uno dei più “inesauribili” fra gli inesauribili classici» − viene riproposto in questa edizione con eleganza e scientificità rare ma è la parola «cura» ad essere maggiormente efficace per la definizione di una iniziativa culturale così tanto luminosa.
I lettori, e lo stesso Virgilio, vengono serviti con umanità e competenza, con attenzione empatica e perizia puntualissima, dal gruppo di esperti che guidano il percorso di lettura e che rendono contemporanea e classica insieme la voce di un poeta che «come assegna − con implicita indignazione − speciale risalto all’agire di chi provoca il dolore (…), così si rivolge con ammirazione e amore ai suoi personaggi che, per lo più innocenti, si trovano immersi nella sofferenza». Scrive così Alessandro Fo, nel saggio introduttivo Un profilo di Virgilio che raccoglie con disciplina tutto ciò che si conosce del poeta mantovano e che commuove per una vicinanza umana così profonda da diventare chiave di lettura ulteriore, altrettanto efficace, di ipotesi e interpretazioni scientifiche.
Nello stesso scritto, il traduttore prosegue in prosa, con cura affettuosa e scienza, la sua missione di poeta che traduce altro poeta. Si mette al servizio dell’altro per fare in modo che la Bellezza di duemila anni fa non rimanga implicita nel suono di una lingua antica solo perché non conosciuta da chi legge.
E, poi, la traduzione vera e propria. «Accostandomi al poema epico di Virgilio (…) − scrive Fo − ho osato rischiare la scelta di una traduzione metrica. Ho tentato un esametro “barbaro” (…). L’ho interpretato (…) liberamente, cercando di riprodurre anche la flessibilità del verso originario (…). Credo che, nel gioco di opposizioni binarie che governa la “traduttologia”, questo mio tentativo sia suscettibile di essere rubricato più tra quelli “orientati sul testo di partenza” che fra quelli “orientati al testo di arrivo”». E, subito dopo, «Anch’io, oltre alla fedeltà, ho naturalmente perseguito il gusto e la “leggibilità” tanto dell’insieme, quanto del verso e della parola come singole sotto-unità che già rappresentano un mondo e devono contribuire con la loro nitida e avvenente precisione all’armonia del complesso».
Originariamente, Einaudi aveva progettato anche un ebook che accompagnasse alla traduzione (e alle contestuali note di Filomena Giannotti) una lettura integrale dell’opera da parte del traduttore: l’operazione poi non andò in porto a causa dell’eccessivo ‘peso’ comportato dagli eventuali files, ma Einaudi ha generosamente messo in rete, con libero accesso, i files audio preparati per l’occasione, sì che la traduzione esametrica di Fo si può ascoltare dalla sua viva voce al link https://www.spreaker.com/podcast/alessandro-fo-legge-l-eneide-di-virgilio–3285688.
Cura e attenzione sono i punti fermi anche del lavoro di Filomena Giannotti. Il suo corredo di note permette al lettore di essere orientato continuamente nello spazio e nel tempo della narrazione oltre che nella dimensione mitologica giusta per cogliere i rimandi a un contesto non più praticato; informazioni − racconti nel racconto, più che note − per giungere facilmente alla conoscenza opportuna di particolari utili a comprendere il testo e godere l’eccezionalità dell’opera.
La cura usata da Luca Bianco, nella scelta delle opere riprodotte e nel saggio sulla fortuna figurativa del poema virgiliano, produce una serie interessantissima di particolari sulla forza di penetrazione della storia dell’eroe troiano nell’immaginazione di artisti molto diversi tra loro. L’apparato iconografico testimonia l’interesse nei confronti del poema di grandi artisti come Guercino, Bernini, Füssli, Turner e altri ancora… fino a Man Ray… Tiepolo per la sovracopertina, Rubens per il cofanetto.
Viene proposta al lettore una infinità di episodi interessanti: la fortuna del Supplementum sive liber XIII Aeneidos di Maffeo Vegio, per esempio, che contribuisce alla creazione e alla diffusione di ulteriori immagini degli eroi virgiliani. Poi, gli episodi dell’Eneide impressi sui vassoi per la viceregina della Nuova Spagna e quello abbozzato su una radice di mandragola e fotografato da Man Ray. Fino alla statua di Francesco Baratta, miracolosamente salva e osservata da Giorgio Caproni, nel 1948, a Genova, nella «piazza più bombardata d’Italia». Tutti i testi che Caproni tornò ripetutamente a dedicare a tale incontro – compreso il fondamentale poemetto Il passaggio d’Enea – sono raccolti e commentati dalla stessa Filomena Giannotti in un prezioso volume, pubblicato in occasione del trentennale della morte del poeta: Giorgio Caproni, Il mio Enea, Milano, Garzanti 2020).
L’Eneide di Virgilio tradotta da Alessandro Fo trova, dunque, la sua giusta collocazione. Non solo editoriale. Storica, anche: è un “millennio” umanissimo all’inizio di un millennio quanto mai disumano. Un segno di speranza per chi è convinto che la bellezza possa fermare l’involuzione in atto. Un documento d’arte che ci invita a riflettere ancora con strabiliante attualità: «(…) il quesito con cui − scrive ancora Alessandro Fo −, nel nostro tempo, l’Eneide sembra in modo più pressante interrogarci resta legato a questo: le grandi realizzazioni della storia sono più importanti del dolore del singolo?».








0 Comments