Montagna vista mare (e vista fiume)

Si parlerà di Monte Mauro che è l’ultimo rilievo montano del Molise prima che inizi la fascia costiera, un autentico primato. Si parlerà anche del Trigno che costeggia questo blocco montuoso nel suo tratto terminale

di Francesco Manfredi Selvaggi

Il paesaggio di quest’area che è quella dei paesi slavi è connotato da due grandi elementi naturali che sono una montagna, monte Mauro, e un fiume, il Trigno, e da un fatto antropico di notevole rilievo storico-culturale, il tratturo Ateleta-Biferno. Procediamo partendo dall’alto, cioè dall’emergenza montuosa che è l’altura, nel Molise, più prossima al mare. Essa supera i 1.000 metri di quota e nello stesso tempo ogni altro punto rilevato, compreso monte Vairano, che si interpone tra lo stesso e la catena appenninica. Ogni altra formazione montana è, in aggiunta, distante, le più vicine ricadenti nel territorio di Trivento (monte Lungo, monte Piano, ecc.) lontane diversi chilometri. In definitiva, monte Mauro nei panorami che si aprono in questa parte del Molise appare come un’isola, immagine rafforzata dal suo essere una spiccata unità orografica distinguendosi dalle colline che lo fiancheggiano oltre che per l’altitudine, per la pendenza dei versanti.

È maggiormente frequente dal lato tirrenico, stiamo parlando di Marche, Abruzzo e Lazio, trovare gruppi montuosi che si antepongono all’Appennino e ciò è consentito dalla lontananza di quest’ultimo dalla costa; il Molise è l’unica regione in questo tratto della Penisola in cui l’Appennino risulta situato non sulla mezzeria, bensì spostato verso il Tirreno. L’ampia fascia di territorio che sta in mezzo tra l’Adriatico e i contrafforti appenninici è riempita da colline e pure da cime propriamente montane ed è il caso di monte Mauro. Tali rilievi, lo si sottolinea, non vanno considerati propaggini dell’Appennino sia perché di costituzione geologica differente sia in quanto risultano nettamente separati da esso. Siamo di fronte sempre ad aree montane ristrette, vedi Colle Ruoccolo, monte Saraceno e il nostro monte Mauro, disposte nel territorio in modo frammentario. Abbiamo finora rimarcato la singolarità nel contesto paesaggistico molisano del monte Mauro, adesso ne rileviamo invece l’omogeneità poiché nella nostra regione così come nell’Abruzzo e nella Basilicata, contrariamente a quanto sarebbe da aspettarsi trattandosi di regioni dell’Italia peninsulare, la superficie è per circa il 70% montagnosa. Monte Mauro ci testimonia che i tratti caratteristici del paesaggio molisano che sono imperniati sulla montanità si spingono fino all’ambito costiero. Si è usato sopra sbrigativamente il termine omogeneità nel descrivere l’aspetto del territorio regionale ma ciò non significa che sia tutto uguale.

Pur in presenza di suolo in maggioranza montano si riscontra una sua certa varietà comprendendo i massicci appenninici (le Mainarde e il Matese), torrioni (la Morgia Quadra), contrafforti (il complesso monte Campo, monte S. Nicola); una varietà che non significa disordine riconoscendo un disegno nell’organizzazione del sistema montuoso molisano che ha come cardine la catena appenninica. Tale diversità della conformazione del suolo con il suo frequente sollevarsi, fino, appunto, al monte Mauro, e abbassarsi, va specificato, è ciò che rende così bello il paesaggio molisano in cui il trapasso dalla pianura costiera alla fascia appenninica non è continuo, ma a tratti avviene bruscamente come dimostra monte Mauro. L’altro grande elemento del sistema naturale che connota il paesaggio di questo comprensorio, lo si è detto prima, è il corso del Trigno.

Quando attraversa l’ambito territoriale in questione esso ha già (a cominciare da Salcito) assunto l’aspetto di un vero e proprio fiume distinguendosi, non solo per la lunghezza e la portata, all’interno del sistema idrografico dell’area. Si ammette che si stanno dicendo cose scontate, ma vale la pena di enunciarle se si vuole riuscire a comprendere il ruolo primario che svolge nella struttura paesaggistica. Esso si distingue, vale la pena puntualizzarlo, dal Biferno, oltre che sicuramente dal Tappino-Fortore per rimanere ai fiumi regionali, nonostante che per tanti tratti sia simile alla generalità dei corsi d’acqua adriatici. A differenza del suo «gemello» Biferno il Trigno nel pezzo iniziale, circa 1/3 del tutto, compie una grande curva ed ha una consistente pendenza, assomigliando in tale tratto ad un torrente. In un fiume l’apporto di detriti e la successiva sedimentazione si compensano e, perciò, il suo tracciato è in piano, mentre nei corsi d’acqua torrentizi prevale la fase erosiva che implica il trasporto degli inerti senza la loro deposizione per cui l’asta è in pendio.

Il Trigno, poi, si distingue dai suoi affluenti, di norma dei torrenti, per una qualche regolarità delle portate dovuta al fatto che su di esso gravita un vasto bacino imbrifero; bisogna aggiungere che nel primo pezzo del fiume al contrario vi sono rocce permeabili capaci di assorbire la pioggia e la neve restituendo l’acqua di cui si sono impregnate lentamente lungo il Trigno. In effetti, si registra un regime non costante, simile a quello torrentizio con piene invernali e magre estive, in dipendenza dei terreni che incontra e del diverso tipo di affluenti. Un fiume così lungo, molto di più del Biferno, assume sembianze differenti nei vari ambiti sub-regionali nei quali scorre, con la vallata che a volte si allarga dove serpeggia formando meandri e altre con il fondo inciso. Dentro i confini comunali di Montemitro la valle si restringe e in questo punto essendo il fiume ormai prossimo alla sua conclusione, per quanto detto in precedenza cioè l’ampiezza del bacino, ha portate stabili senza risentire troppo dell’alternarsi delle precipitazioni. Ad unificare l’immagine del Trigno è, però, la presenza della strada di fondovalle ‘Trignina’ la quale si impone nei quadri visivi per le rilevanti opere d’arte. Essa si sovrappone alla visione del fiume e rimane un segno rettilineo pure quando il corso d’acqua ha un andamento tortuoso.

Con la strada siamo passati alle componenti antropiche del paesaggio. In verità, le arterie stradali diventano sempre meno incidenti nel panorama, man mano che si sale di altitudine. Monte Mauro come tutte le montagne costituisce un ostacolo alle comunicazioni e la viabilità deve aggirarlo. Col crescere della quota, peraltro, diminuendo la temperatura le attività umane si riducono e con esse si rarefanno i percorsi viari. La logica di quanto argomentato riguarda i collegamenti locali, mentre discorso a parte è quello concernente il tratturo che è un tracciato di scala sovraregionale. Quello che interessa l’area è l’Ateleta-Biferno e come gli altri è in grado di condizionare gli scenari. Forse sono proprio questi lunghi nastri erbosi con l’intorno che li include che formano il tratto più autentico del paesaggio molisano.

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