Termoli volge le spalle al mare ma poi ci ripensa

Lo sviluppo urbano è avvenuto a partire dal XIX secolo in direzione perpendicolare alla linea di costa e solo negli ultimi decenni si è avuto un prolungamento dell’abitato, adesso con edifici ad uso turistico, che asseconda la direttrice del litorale, il Litorale Nord
di Francesco Manfredi-Selvaggi
La nostra è una città di mare e, però, la sua conformazione non lo dimostra. Essa, infatti, è impostata, lo si sarà inteso abbiamo stralciato da questa analisi il Borgo Antico, non parallelamente alla costa bensì perpendicolarmente. La cittadina adriatica nostrana invece di appoggiarsi nella sua crescita, come pure sarebbe stato possibile, compatibilmente con il passaggio dei grandi canali di comunicazione, sulla linea costiera magari con arretramenti progressivi durante le fasi espansive, allontanandosi inevitabilmente dalla “prima linea”, prima linea perché esposta all’ambiente marino, ai suoi venti, al rumore prodotto dal fragore delle onde quando il mare è mosso, alla salsedine, preferisce svilupparsi verso l’interno, dunque in direzione ortogonale al litorale. Termoli non ha potuto assumere una postura marittima poiché da quando venne creato il Borgo Ferdinandeo, il nucleo originario dell’abitato ottocentesco, si è attestata su un ripiano alto sul mare. È una frontiera netta quella che separa la zona marina da quella abitativa, costituita dal costone della falesia la quale è ben visibile da Rio Vivo ed è mascherata dal possente muraglione che sorregge parte dell’espansione novecentesca, per intenderci dalle parti, non è un gioco di parole, di via Cairoli. In effetti, Termoli una propaggine propriamente marina la ha ed è costituita dalla serie lineare come è lineare la linea, neanche questo è un gioco di parole, di costa, di costruzioni denominata Lungomare Nord.
Tale “linearizzazione” della forma dell’insediamento risulta imposta dalla linearità della spiaggia la quale è stata il fattore attrattivo dei fabbricati per vacanze. Nei fatti è prolungamento dell’urbanizzato il quale si distingue dal resto dell’agglomerato insediativo per la prevalenza di corpi di fabbrica con volumetrie contenute e ciò non sarebbe un problema per il riconoscimento quale parte della città in quanto i quartieri periferici sono generalmente a bassa densità edilizia, mentre lo sarebbe il definire periferia urbana questo nostro edificato la monofunzionalità turistica che lo connota. Neanche a parlarne di waterfront, l’immagine architettonica che si sarebbe potuta ottenere se le predette strutture edilizie fossero sorte sull’altro lato della strada ex Adriatica, un’ipotesi irrealistica per via della vicinanza della ferrovia la quale corre parallelamente alla suddetta strada e per la classificazione di questa all’epoca dell’edificazione del lungomare quale “nazionale”, attraversabile con molta prudenza per raggiungere i lidi.
A proposito della disposizione in atto delle case sul fianco dell’arteria per così dire lato-mare si evidenzia che la contiguità tra i giardinetti dei villini e la spiaggia ha provocato di fatto una specie di privatizzazione del litorale quasi che la striscia sabbiosa in corrispondenza con il fabbricato fosse una estensione dell’area di pertinenza dello stesso. Inoltre, la pressoché serrata successione di edifici limita il numero dei varchi per accedere alla battigia per, scherzosamente, i bagnanti della domenica. Anche per questa disposizione in linea dei volumi architettonici l’insieme non ha né l’aspetto né la sostanza di un villaggio per, appunto, villeggiatura; mancano un punto d’incontro, locali di ritrovo, negozi di prima necessità, attrezzature per lo sport, servizi alcuni dei quali potrebbero essere offerti da uno stabilimento balneare in base ad una convenzione con il Comune.
La linearizzazione, neologismo, in urbanistica è l’opposto della centralizzazione e quello che manca al Litorale Nord è in definitiva, un luogo centrale. Passiamo ad altro: tutti i manufatti edilizi sono opera di imprenditori locali, un’offerta immobiliare rivolta al ceto medio, similmente a quanto succede a Campomarino Lido. Una logica completamente differente segue l’iniziativa di un gruppo imprenditoriale di fuori regione proposta a Montenero di Bisaccia denominata South Beach destinata ad attrarre clientela danarosa. I prevedibili elevati costi degli alloggi e delle sistemazioni alberghiere fa ritenere che siano “abbordabili” solo da persone facoltose. I piani terminali dei grattacieli consentendo di ammirare “mari e monti” saranno i più costosi; queste torri sono destinate a diventare attrazione turistica, un po’ come succede a Dubai, per sé stesse, un forte motivo di richiamo per visitatori anche esteri. Passiamo ad un’altra questione ancora: nel modo di pensare comune la costa molisana viene intesa come una cosa unitaria, cosa, sempre lei, non vera. Nonostante la sua lunghezza sia solo di km. 36 vi è una varietà di situazioni ambientali, dalle foci dei 2 grandi fiumi che solcano il Molise, il Trigno e il Biferno, alle pinete come quelle di Campomarino e Petacciato, alle dune di Petacciato, alla falesia su cui sorge Termoli, all’ambito retrodunale di Ramitelli. Di qui ne deriva una spinta diversificazione delle opportunità di soggiorno estivo, dai campeggi a settentrione e meridione della nostra breve fascia costiera alle residenze marine o, giocando con le parole, campomarine perché Campomarino Lido è la località con il maggior numero di palazzine per l’accoglienza turistica essendo un’ampia zona pianeggiante di facile edificabilità, alle unità abitative, perlappunto, unifamiliari, singole o comprese in lottizzazioni che si sono installate sulla cimosa, una specie di terrazzamento naturale, a nord di Termoli.
Ci soffermiamo su quest’ultima la quale è un gradino che divide la spiaggia dall’entroterra; è la condizione geomorfologica del Litorale Nord rivelatrice della lenta emersione della terraferma per via dell’arretramento del mare a seguito di cambiamenti climatici avvenuti in ere remote. C’è pure un promontorio ed è il Borgo Antico di Termoli con conseguenti insenature ai bordi, altre non ve ne sono per cui eccetto quello termolese ospitato nella darsena del porto i porticcioli turistici i quali sono ricavati in rientranze artificiali apposite della riva marina, stanno isolati, non collegati magari a un borgo marinaro che da noi, eccetto quello di Termoli, non ve ne sono.
Ph. F. Morgillo – Il Borgo Antico di Termoli





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